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NINNI BRUSCHETTA, TRA SET E METAFISICA

21 marzo 2014 | by Rosa Tomarchio
NINNI BRUSCHETTA, TRA SET E METAFISICA
Cronaca
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SESTO INCONTRO CON PIANETA SICILIA: L’ATTORE MESSINESE NINNI BRUSCHETTA A CONFRONTO CON GLI STUDENTI DI ARCHIETTURA

Il Teatro o il Cinema e l’Architettura. Ad accumunarli è lo spazio. Lo spazio, una definizione “non definitiva” , per dirla alla Bernard Shaw, “lo spazio non esiste oltre l’opera d’arte” o come sostiene Arnaldo Pomodoro (scenografo del prossimo ciclo di Spettacoli Classici al Teatro Greco) “Lo spazio esterno non esiste, tutto si svolge all’interno, nelle “viscere” racchiuse”. Per il regista Ninni Bruschetta il concetto di spazio assurge a concetto metafisico: “l’attore lavora dentro lo spazio interiore”. Interessante confronto ieri alla Caffetteria della SDS Architettura ieri sera con l’attore messinese ospite del sesto incontro di Pianeta Sicilia a cura del prof. Vittorio Fiore, (le ricerche iconografiche sono state affidate a Rosanna Leonardi). Si è parlato di trasformazione culturale, politica ed imprenditoriale nella Sicilia contemporanea, ma anche di “metodo che, sia nel teatro che nell’architettura, è direttamente commisurato alla realtà della condizione umana”. I Cento Passi, Perduto Amore, L’uomo in più, In nome del padre, solo alcuni titoli dei film a cui ha partecipato Ninni Bruschetta, appassionato di filosofia e metafisica, il quale ha esortato gli studenti di Architettura a “non pensare ma ad agire” seguendo l’insegnamento dei Samurai. “Lo spazio prende forma grazie al lavoro dell’attore – dice Bruschetta – cosi scopri che la scenografia orma è materia quasi morta, che va scomparendo in teatro. Per questo, vi rimando alla lettura di Peter Brook “Lo spazio vuoto” o “Il mistero della Cattedrale” di Fulcanelli, ipotetico libro di alchimia o di esoterismo dei primo del ‘900, in realtà propiziatore di quello che oggi gli americani chiamano “controlling idea”, ossia quando un bravo scrittore fa in modo che le frasi contengono un “controllo” dell’idea che renda un lettore nelle condizioni di porsi una domanda”.
Allora, quando un regista si dirà bravo?
“Quando non si vede. Perche sono le necessità a fare il gesto. Come nell’architettura, le feritoie appositamente studiate per far scorrere i quadri famosi dentro le pareti in caso di incendio nei musei. Un po’ quello che accade nella Galleria Bellomo a Siracusa”.
Ninni Bruschetta, assurto recentemente agli onori della critica grazie anche al fortunato serial Tv “Boris”, dirige un laboratorio teatrale in un piccolo paesino vicino Milazzo il cui lavoro presto diventerà una messinscena a fine stagione con una certa predilezione per i testi siciliani.
“L’ho sempre detto, tra Shakespeare e Verga o Pirandello? La scelta è scontata. Preferisco raccontare quella Sicilia che non ha voce, della povera gente senza lavoro e dignità. Un po’ quello che scrivo nei miei libri, l’ultimo l’ho fatto leggere al mio amico Battiato”Frequentatore dell’Inda del Prof. Giusto Monaco, nel 1990 Ninni Bruschetta è stato aiuto regista di Mario Martone al Teatro Greco ne “I Persiani” con le musiche di Giusto Pio e Franco Battiato.

 

 

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