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EMERGENZA LAVORO, PARTONO I CANTIERI

25 marzo 2014 | by Rosa Tomarchio
EMERGENZA LAVORO, PARTONO I CANTIERI
Cronaca
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Il lavoro al centro delle agende dei politici siracusani. L’assessore ai Lavori Pubblici Alessio Lo Giudice annuncia l’apertura di nuovi cantieri in città:a giorni inizieranno i lavori alla Marina, a Sala Randone per l’Urban Center e la trasformazione dell’ex cinta ferroviaria. Giovedì è prevista una conferenza stampa per illustrare le fasi progettuali di questa attesa ondata occupazionale a favore del comparto edile. All’incontro con i giornalisti parteciperanno i rappresentanti dell’Ance, della Cassa edile e della triplice sindacale. E proprio i sindacati sono i più cauti, un migliaio i disoccupati dell’edilizia, e non è un caso se la triplice invochi da tempo lo sblocco della Siracusa Gela, del Porto commerciale di Augusta, del porto turistico di Siracusa. Proprio sul porto di Augusta la Uil ha chiesto un incontro col prefetto Gradone ed il commissario del Comune megarese e lo sblocco della vicenda della Provincia regionale dove di fatto regna l’immobilismo amministrativo per la mancanza di un commissario. Scuote e non poco l’intervento del sindaco di Canicattini, Paolo Amenta che chiede ai sindaci siciliani di rinunciare ai cantieri di servizio, strumenti del tutto inadeguati a dare risposte al disagio sociale che oggi vicino i cittadini”.  «Chiedo ai miei colleghi Sindaci siciliani di rinunciare ai cantieri di servizio voluti dal Presidente della Regione, Rosario Crocetta, in quanto non sono lo strumento adeguato a dare risposte al dramma del lavoro che manca e ad un disagio sociale sempre più dilagante. Questi cantieri decisi calpestando ancora una volta l’autonomia degli Enti Locali, coinvolgeranno appena il 10% degli aventi diritto, innescando una guerra tra poveri che alimenterà le divisioni in una Sicilia straziata e allo sbando». Questa l’analisi del Vice Presidente di AnciSicilia, Paolo Amenta, sindaco di Canicattini Bagni, in merito allo scontro sociale in atto nei Comuni siciliani, sempre più privi di risorse, per dare risposte ad una povertà che cresce vertiginosamente, così come la disoccupazione, soprattutto giovanile. Una “provocazione forte”, quella lanciata dal Vice Presidente Amenta, che da tempo denuncia l’inadeguatezza degli interventi assunti dal governo regionale per quanto riguarda le politiche sociali, tra tutti i tagli ai fondi della legge 328 e i ritardi nella programmazione, e la necessità di riprendere il dialogo con gli Enti Locali rispettandone l’autonomia. «Non si possono fare interventi, come quelli dei cantieri di servizio – aggiunge il Vice Presidente di AnciSicilia – che sono solo propagandistici e affidati a metodi di selezione burocratici, spesso poco veritieri, e per nulla rispondenti alla fotografia reale del territorio e dei bisogni. Lasciare fuori i Comuni, gli unici a conoscere a fondo il dramma dei propri cittadini, significa allargare ancora di più una piaga che gronda sangue, e lasciare tutto come prima. Saranno 50 milioni di euro sprecati che, in un momento di totale carenza di risorse, potrebbero invece essere aggiunti ai fondi per i Piani di Zona della 328 (magari all’azione 5, che è la misura destinata alla lotta alla nuova povertà), permettendo così ai Comuni, che ben conoscono la portata ed i soggetti veri del disagio, di poter attivare strumento più incisivi, come le borse lavoro, per una platea molto più ampia. Siamo, purtroppo, di fronte ad un’altra occasione perduta per questa nostra Regione. Servono interventi forti e dirompenti, in primo luogo il lavoro, nell’attesa Stato e Regione devono pensare a misure come il reddito minimo garantito, un piano casa per chi non ce l’ha, e una fattiva collaborazione con i Comuni e di conseguenza con i Sindaci, prima ed unica frontiera ormai rimasta tra cittadini ed istituzioni. Bisogna dare loro tutto il sostegno e le risorse per dare risposte al disagio, e non trasformarli, come sta avvenendo, in esattori e operatori di macellerie sociali. Due ruoli che non appartengono ai Sindaci né tantomeno ai Comuni. Da qui – conclude il Vice Presidente di AnciSicilia – il forte invito a tutti i Sindaci siciliani di non rendersi fautori di strumenti inadeguati come i cantieri di servizio, anche perché il 90% degli aventi diritto che resteranno fuori, saranno come sempre non dietro le porte del Governatore a Palermo, ma dei Sindaci nei Comuni». 

 

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