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“QUESTA SARA’ UNA TERRA BELLISSIMA”

2 aprile 2014 | by Rosa Tomarchio
“QUESTA SARA’ UNA TERRA BELLISSIMA”
Cronaca
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Arriva sulle scene del Teatro Comunale di Noto lo spettacolo del regista Giovanni Anfuso “Terra Bellissima, da Capaci a via D’Amelio” di Felice Cavallaro, con Liliana Randi, Cetty Arancio, Chiaraluce Fiorito, Eleonora Sicurella. Impianto scenico Alessandro Chiti, costumi di Riccardo Cappello, coreografie Barbara Cacciato. Musiche di Nello Toscano. Sabato 5 aprile alle ore 20.45. Siamo a Palermo, una ragazza, Rosaria, si innamora di un ragazzo, Vito Schifani, che di mestiere fa il poliziotto, anzi, l’agente di scorta. Lo spettacolo inizia così: con una bella storia d’amore… che viene brutalmente troncata il 23 maggio 1992. Con un netto cambio di registro, lo spettatore si ritrova a vivere l’agghiacciante attentato al giudice Falcone, in cui persero la vita, oltre al giudice e sua moglie, anche gli agenti di scorta tra i quali proprio Vito Schifani. “Io vi perdono, ma vi dovete inginocchiare, uomini della mafia!” grida Rosaria al funerale dei caduti di Capaci, che riviviamo attraverso i suoi occhi e le sue parole ed attraverso quelli delle altre vedove di mafia. Ed è proprio durante quel funerale che Rosaria scopre la “Mafia” toccandola con mano ed interrogandosi su di essa, su chi siano i mafiosi. Meno di un mese dalla strage di Capaci, Rosaria chiede, durante una manifestazione, a Paolo Borsellino, un incontro privato, proprio a casa del magistrato. E durante l’incontro Borsellino la invita a farsi forza e a non lasciare la Sicilia perché: “Questa terra diventerà bellissima!” le dice. Ma il 19 luglio in via D’amelio, un’autobomba spezza la vita di Paolo Borsellino e di 5 agenti di scorta. La figlia Fiammetta, appena arrivata in Indocina, telefona a casa: “Pronto mamma, sono appena arrivata, è bellissimo! E papà?” “Fiammetta, papà… non c’è più”. Ci si ritrova ad un altro funerale, quello ai 5 angeli custodi del dottor Borsellino. Viene celebrato prima perché per quello del dottor Paolo bisogna attendere il ritorno della figlia dall’Indocina… Dalle parole di una Mater Memoria ci arrivano i pensieri e le emozioni di queste donne ferite dai loro lutti così come la terra di Sicilia in cui, in quegli anni, si consumò una vera e propria carneficina, una vera e propria guerra. Lo spettacolo vuole essere una fotografia della mafia, e della Sicilia, nel 1992, vista con gli occhi di quelle donne che una mattina si sono svegliate su un letto vuoto ed hanno guardato negli occhi i loro figli orfani. Donne costrette ad inventarsi una vita normale laddove di normale non c’era più nulla. Nello stile di una tragedia greca assistiamo alla vita di queste donne a cui spetta un compito ben più doloroso e difficile dei loro uomini: il dovere dell’impegno e della memoria, perché alle volte morire è più facile che continuare a vivere. Ed è proprio questo che le vedove chiedono, attraverso una Mater Memoria dolcissima, che è anche la terra di Sicilia, ferita e umiliata, ed è forse quello che chiediamo anche noi, oggi, 20 anni dopo: di non perdere questa memoria e di fare “vera giustizia”.

 

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