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BONIFICA SITI INQUINATI, CHIMERA O REALTA’?

9 aprile 2014 | by Rosa Tomarchio
BONIFICA SITI INQUINATI, CHIMERA O REALTA’?
Cronaca
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La storia del risanamento in Italia sembra ferma a decenni fa nonostante gli effetti dei vecchi e nuovi eco-crimini sull’ambiente, sulla qualità della vita e sulla salute delle persone siano una drammatica attualità. La Sicilia non fa eccezione, anzi! Nei tre Siti d’Interesse Nazionale di Priolo, Gela e Milazzo negli anni si sono accumulati enormi ritardi a fronte di impatti sanitari inaccettabili, così come testimoniano autorevoli studi epidemiologici condotti dall’Istituto Superiore di Sanità unitamente agli organismi territoriali. È del tutto evidente che le varie strutture commissariali succedutesi nel tempo (ed il Ministero dell’Ambiente con la società pubblica Sogesid SpA) non hanno svolto in maniera efficace il proprio compito, gestendo in maniera non adeguata gli incarichi e le risorse conferitegli. Vediamo nel dettaglio cos’è accaduto nel nostro territorio. IL SIN DI PRIOLO Breve introduzione e descrizione dell’insediamento: Il Sito di Interesse Nazionale di Priolo Gargallo è stato istituito attraverso la legge 426/1998. Con il decreto del 10 gennaio del 2000 il sito viene perimetrato: 5.815 ha sulla terraferma e 10.085 ha a mare. Il sito si estende lungo la costa sud orientale della Sicilia affacciandosi al mare per circa 30 km e comprende i comuni di Augusta, Priolo, Melilli e Siracusa. La tipologia di impianti presenti nell’area industriale sono di carattere chimico e petrolchimico (prevalentemente raffinerie), ma anche cementerie, un inceneritore per rifiuti speciali pericolosi, centrali termoelettriche, un depuratore di reflui industriali, discariche, l’impianto dismesso di trattamento/lavorazione amianto della ex Eternit, l’impianto Cloro- Soda della ex Enichem e l’area portuale. Tra le società che nel corso del secolo scorso hanno occupato l’area industriale ci sono la Rasiom della famiglia Moratti, che fu la prima a insidiarsi, alla quale successivamente si sono aggiunte Esso, Montedison, Erg e Liquichimica. Le sostanze ed i materiali pericolosi che maggiormente hanno contaminato il suolo sono gli idrocarburi, l’amianto e rilevanti quantità di ceneri di pirite diffusi lungo la linea di costa; per le acque superficiali sono state le sostanze organiche a determinare le maggiori criticità, mentre per le acque di falda sono stati i cloruri. Le acque marine e i sedimenti della Rada di Augusta, della penisola di Magnisi, nonché del Porto Grande e Porto Piccolo di Siracusa, sono stati principalmente inquinati da petrolio, metalli pesanti (mercurio e piombo), idrocarburi pesanti ed esaclorobenzene; queste sostanze hanno causato, tra le altre cose, fenomeni di eutrofizzazione diffusa e alterazioni nella catena alimentare. Altre problematiche correlabili direttamente alle attività industriali presenti sul territorio sono quelle relative alla scadente qualità dell’aria, dovuta alle significative emissioni provenienti principalmente dal polo petrolchimico, e dall’alterazione e impoverimento della falda idrica, dovuta alla pressione di emungimento delle industrie nel corso degli anni. In un contesto del genere non poteva che emergere una forte crisi sanitaria, come testimoniato dallo studio “Sentieri”, che per l’area del sito di Priolo Gargallo ha rilevato “un eccesso di mortalità per tutte le cause e per tutti i tumori” ed ha evidenziato come sarebbe opportuno acquisire nuovi dati sulla situazione ambientale dell’area e sull’esposizione in ambiente occupazionale. Sarebbero necessari anche ulteriori studi sulla prevalenza di malattie respiratorie e di malformazioni nella popolazione di età pediatrica. Avanzamento dell’istruttoria di bonifica, Nel giugno del 2004 è stato siglato l’Accordo di Programma Quadro per il risanamento delle aree contaminate nel SIN di Priolo. Nel 2005 si è giunti alla sottoscrizione del primo atto integrativo all’APQ precedente. Sono stati stanziati in totale 64 milioni di euro di cui quasi il 90% risultano ad oggi erogati: questi soldi sono serviti in particolare per i piani di caratterizzazione della Rada di Augusta, la bonifica dell’ex Eternit, della penisola Magnisi e dei porti Grande e Piccolo di Siracusa. Gli interventi previsti dall’Accordo di Programma risultano quindi in fase di avanzamento. Da sottolineare che: – l’area ex Eternit è stata messa in sicurezza con la rimozione dell’amianto ancora giacente nei capannoni, ma non è stata ancora fatta la bonifica definitiva. – la rimozione delle ceneri di pirite dalla penisola di Magnisi non è stata fatta poiché la ditta vincitrice dell’appalto ha sospeso i lavori a causa della nuova classificazione del rifiuto.

Da tempo Legambiente denuncia che, dopo anni di abbandono, l’incuria e le condizioni climatiche avevano strappato i teloni di copertura dai cumuli e le ceneri venivano disperse sui bagnanti. A seguito di ciò la magistratura siracusana ha posto sotto sequestro l’area di Magnisi, il secondo campo sportivo di Priolo (il primo era stato bonificato) e recentemente anche quello di Augusta – tutti realizzati negli anni ’60 e ’70 con le ceneri di pirite. Nel novembre 2008 è stato siglato un altro Accordo di Programma Quadro che prevedeva in una prima fase la messa in sicurezza della falda acquifera e la bonifica della Rada di Augusta e del Porto Piccolo e Grande di Siracusa per un totale di 106.800.000 euro. I progetti definitivi del primo stralcio sono stati approvati nel 2011 dal MATTM, mentre risulta ancora in corso il progetto definitivo per la bonifica della falda. A causa del forte inquinamento in cui versa una specifica porzione della rada di Augusta (individuata dal consulente tecnico d’ufficio (CTU) incaricato dalla Procura della Repubblica), è stata avviata anche la progettazione per la sua bonifica. Tra gli altri interventi conclusi nella caratterizzazione ci sono i sedimenti del fiume Anapo, Cian e delle Saline di Siracusa. Nel tratto compreso tra la diga foranea e il pontile esterno e per le aree che si affacciano sull’area marina prioritaria (Erg Raffinerie Mediterranee, Syndial, Polimeri Europa, Dow Poliuretani, Cementeria Buzzi Unicem) è stato richiesta un’integrazione del progetto definitivo delle acque di falda, nella Conferenza dei Servizi decisoria del 21 luglio 2006. Attraverso il decreto del 24/07/2007 è stato approvato il progetto di bonifica di “Piano S. Francesco – c.da Mortilli” che prevede la bonifica dei suoli contaminati da idrocarburi. All’Enel di Priolo è stato approvato il progetto definitivo della bonifica delle acque di falda con un’opera di marginamento fisico in prossimità dello stabilimento, attraverso il decreto del 7 maggio 2008. Anche la ERG ha trasmesso studi di fattibilità per opere di marginamento fisico delle acque di falda da realizzare in prossimità degli stabilimenti Isab Sud, Isab Energy e Isab Nord.

L’Industria Acqua Siracusana S.p.A. ha trasmesso il progetto per la bonifica delle acque di falda del depuratore consortile IAS. Nelle discariche di tale stabilimento sono stoccati circa 270.000 t di fanghi che hanno determinato l’inquinamento della falda. Questi prodotti vengono trasferiti attraverso delle navi dal porto di Augusta a Mordeijk in Olanda, esempio di un’operazione dai costi titanici e dell’incapacità di applicare ed essere all’avanguardia nelle tecnologie che permettono di affrontare il problema sul posto, inertizzando e riutilizzando i rifiuti. Tale operazione si è conclusa nel corso del 2013. Secondo i dati del Ministero dell’ambiente, aggiornati a marzo 2013, la caratterizzazione è stata eseguita per il 40% delle aree e sono stati presentati ed approvati progetti di bonifica appena per il 20% dell’area ricompresa nel SIN.

Fino ad oggi sono 4 i certificati di avvenuta bonifica emessi dalla provincia di Siracusa relativamente alle seguenti zone:

– ERG MED – Impianti Nord “CR 40”

– ERG MED – Impianti Nord “Impianto I Idrogeno”

– ERG Nuove Centrali – Area XXII

– Centrale Termoelettrica ENEL “TIFEO” di Augusta (certificazioni multiple per lotti)

Criticità emerse

Enormi ritardi si sono accumulati negli anni a fronte di un rischio sanitario molto elevato; lo studio “Sentieri” ritiene di vitale importanza un veritiero approfondimento dello stato di inquinamento e dell’esposizione dell’area, considerando quindi inadeguate le indagini fin qui condotte. La struttura commissariale non ha svolto in maniera efficace il proprio compito, gestendo in maniera non adeguata gli incarichi e le risorse conferitegli.

Recentemente, dopo le denunce di Legambiente per le ceneri di pirite di Magnisi, le interrogazioni al Ministro dell’Ambiente e al governo regionale, l’assessore all’energia e ai rifiuti Marino, insieme al commissario per le bonifiche Lupo, hanno incontrato l’Arpa Sicilia, i sindaci ed i parlamentari locali presso la Prefettura di Siracusa, assicurando che i fondi per le bonifiche non andranno perduti e che presto inizieranno i lavori. Perplessità rimangono sul reale utilizzo di suddetti fondi: se venissero spesi per il solo dragaggio di una parte del Porto di Augusta, dando il via ai lavori di ampliamento del porto commerciale (che punta ad uno sviluppo del traffico containers basato su proiezioni rivedibili e con conseguenze ambientali disastrose come la copertura di 300.000 m2 di area umida), sarebbe un’ulteriore beffa per Augusta e per la salute dei suoi cittadini, che avrebbero diritto finalmente ad una reale bonifica del territorio nell’interesse di tutti e non solo di pochi.

Altre problematiche irrisolte riguardano il vecchio impianto Cloro-Soda che, nonostante la rimozione del mercurio, non risulta essere ancora bonificato, e la bonifica della falda: per questa infatti, nonostante siano state realizzate delle barriere idrauliche in zona ex Eni ed Enel Augusta per captare le acque di falda inquinate e impedire che giungano a contaminare il mare, è scoppiata – ed è attualmente in corso da circa un anno – una grave emergenza pozzi, che risultano inquinati da idrocarburi in località Città Giardino (frazione del comune di Melilli ma alle porte di Siracusa). Non si capisce come mai, nonostante la relazione Pecorella dica che il 20% dei progetti è stato approvato, non si proceda con le fasi successive dell’iter di bonifica: le aziende dicono di avere inviato da lungo tempo i progetti di bonifica al Ministero e sono in attesa di approvazione. Il Ministero dell’ambiente, durante l’incontro a Mantova con i comuni che hanno un SIN sul proprio territorio, sostiene invece che i progetti sono approvati ma le aziende non li attuano e non ci sono strumenti legislativi per perseguirle. E su questo stallo dialettico si stanno infrangendo le speranze di un’intera popolazione incredula ai propri occhi. Per quanto riguarda l’inquinamento dei fondali dell’area marina, l’indagine della magistratura siracusana denominata “Operazione Mar Rosso” del gennaio 2003 – operazione che vide l’arresto di 17 dirigenti e operatori dell’impianto ex Enichem (ora Syndial) con l’accusa di aver sversato direttamente in mare attraverso la rete fognaria il mercurio delle lavorazioni industriali che avvenivano nel famigerato impianto Cloro-Soda – si è risolta con un nulla di fatto e con l’archiviazione del caso da parte del GIP nel 2006. Un’indagine giudiziaria di poco successiva a quella del 2003, riguardante la Montedison (proprietaria dell’area prima dell’Enichem), sospettata di aver sversato a mare oltre 500 tonnellate di mercurio tra il 1958 e il 1991, aveva infatti determinato il venir meno delle accuse di “associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di ingenti quantità di rifiuti pericolosi contenenti mercurio” nei confronti degli imputati dell’ex Enichem. A ciò si aggiunga che la “ragionevole incertezza” sulla individuazione dei responsabili dell’inquinamento delle acque e dei fondali marini, con le conseguenti diverse sentenze del Tar che sancivano l’impossibilità di stabilire in maniera inequivocabile chi avesse inquinato e in che proporzione – e pertanto di ripartire correttamente gli oneri dei costi della bonifica – ha vanificato i tentativi (non sempre chiari e condivisibili) del Ministero dell’ambiente di prescrivere le opere di bonifica a carico delle aziende, nonostante il più volte richiamato principio europeo del “chi inquina paga”.

 

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