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PROCESSI INCLUSIVI PER LA RIQUALIFICAZIONE

19 aprile 2014 | by Rosa Tomarchio
PROCESSI INCLUSIVI PER LA RIQUALIFICAZIONE
Cultura
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“Processi inclusivi per la riquali­cazione urbana” un manuale che farebbero bene a tenere a portata di mano gli amministratori locali. ll lavoro è certisino, durato qualche mese, portato a termine dal sociologo Antonio Casciaro e dall’architetto Francesca Castagneto che si sono avvalsi della collaborazione anche di alcuni studenti della Sds Architettura di Siracusa. Il prodotto editoriale nasce sotto l’egida dell’Hub ed è stato presentato nei locali al primo piano della Biblioteca comunale, in via SS. Coronati nell’ambito dell’appuntamento con l’Agora della Biblioteca. Il dibattito si è aperto con i due autori i quali hanno sviluppato attorno al tema delle città la presentazione del testo corredato anche da materiale illustrativo, statistiche e dati sui processi di urbanizzazione che hanno interessato Ortigia.  In pratica, una raccolta di ragionamenti e riflessioni condotte nell’ambito della linea di ricerca del progetto Euro South Hub fi­nalizzata allo sviluppo di strategie e progetti per i Centri storici di Siracusa e Valletta. Proposte fondate sulle esigenze espresse dalle comunità che a diverso titolo vivono i contesti urbani di riferimento dell’Hub Mediterraneo proposto. Un’attività di ricerca volta a individuare un metodo di approccio al tema della riquali­ficazione urbana teso a porre in evidenza le carenze e le inefficienze di approcci basati esclusivamente sull’analisi dei dati fi­sici, edilizi ed urbani. La consapevolezza che ormai non è possibile prescindere da una conoscenza del sistema città che includa dati derivandoli da altre discipline quali le scienze economiche e sociali, ha spinto ad esplorare la possibilità di portare avanti la tesi dell’inclusione sociale per testare la possibilità di acquisire il punto di vista di chi vive la città e nutre aspettative. Un libro polivalente, multidisciplinare, se si vuole, perche si incontrano filosofia, arte, storia, statistica, architettura e tecnica, fotografia. Un libro che rivendica anche quel senso perduto di “indentità” ed Ortigia, pur essendo un “pezzo” seppur di pregiato di territorio limitato è afflitto da processi di marginalizzazione. Un intervento di “recupero” di identità e conoscenza è stata, per esempio, la Festa della Musica, quest’anno alla sua terza edizione, che ha fatto scoprire ai siracusani più che ai turisti le meraviglie di un luogo desueto, come la piazzetta della Graziella. Da un sondaggio pare che l’80 per cento della popolazione non conoscesse l’antico quartiere dei pescatori. Prezioso il contributo degli studenti della SdS di Architettura i quali hanno riportato fedelmente i percorsi proposti dalle guide turistiche per poi riportarli su carta e corredarli da interviste fatte ai turisti, ai siracusani con esiti a volte stupefacenti: come il fatto che esistono interi rioni che non vengono quasi mai attraversati da flussi sia per processi di stigmatizzazione (della serie, non andare in quel luogo perchè pericoloso) sia perche in realtà non ci sarebbe nulla da vedere, mancherebbero i motori attrattori. Allora che fare? Ricreare, realizzare punti di attrazione e pretesti per rendere fruibile quella zona isolata dal contesto sociale e turistico. In verità , molti interventi del Ppo di Ortigia miravano proprio a questo obiettivo, la riqualificazione urbana, vedi Giudecca che nel giro di un decennio ha visto il proprio volto cambiare e il ritorno di insediamenti abitativi e commerciali. La Graziella tarda nel processo di rinserimento nel tessuto connettivo urbano, a causa del forte degrado dell’habitat che la racchiude, vedi la Casa con un Occhio ovvero l’ex Carcere Borbonico che attende dal 1990 il pieno recupero dell’edificio quando ancora si discute della sua destinazione d’uso: università, museo del mare, albergo di lusso, archivio storico cittadino? Tre anni fa, la riapertura del sito grazie al Fai, poi il silenzio totale. Tornando al testo di Casciaro e Castagneto, va apprezzato lo strumento metodologico, quello che conduce al famoso concetto di identità e che apre le porte poi al marketing turistico e territoriale. In realtà, c’è da dire che Ortigia non ha una sola identità, non è monolite. “Radicalmente dietro questo approccio metodologico – spiega il sociologo Antonio Casciaro – c’è la costruzione di un pensiero laterale. Nel senso che le preferenze collettive vengono fuori dai desideri diversi e dunque la scelta ben precisa di immagini fotografiche condensato di desiderio immaginifico che ha anche stimolato il gruppo di lavoro”. Nota dolente: i grafici che scendono verso il basso segnando un andamento poco piacevole in fatto di gradimento per le politiche pubbliche (dagli esiti delle interviste condotte). Arricchiscono il testo, anche le frasi degli studenti nel loro slang moderno. Per esempio, la descrizione della Biblioteca Comunale “sembra quasi il simbolo della cultura in Ortigia, ma è una cultura “arruggiata” (riferimento alla decadenza dell’immobile). Al responsabile della Biblioteca Salvo Gennuso non resta che ammettere: “Non si percepisce purtroppo il lavoro che facciamo , un lavoro di nicchia che resta qui dentro ,mentre fuori la tristezza avanza. Abbiamo pensato di rivitalizzare almeno le serrande, ma dovevamo fare troppo i conti con la Soprintendenza. Siamo stati chiusi per tre mesi per infiltrazioni d’acqua. Per fortuna, abbiamo un assessore alla Cultura, Alessio Lo Giudice, che ha capito il fulcro della cultura in città deve essere la Biblioteca. Tant’è che insieme abbiamo pensato al Festival delle Biblioteche per ricreare uno spazio partecipato”.
Tornando al metodo usato, chi ha effettuato le interviste e a chi sono state rivolte? “Sono stati i giovani, alcuni studenti di Architettura agli stessi giovani, per lo più, a chi vive Ortigia quotidianamente, ai turisti, a chi la frequenta solo nel weekend, insomma a tutti i cosiddetti “city user” che hanno manifestato un approccio urbano con l’isola ” – spiega la prof. Castagneto – Non mancano le denunce di tipo sociale rispetto ai problemi, anche minimi, di gestione della città”. E’ di attualità il dibattito in questi giorni in Consiglio comunale sul piano del decoro. Questo libro cada a pennello se utilizzato come studio ragionato. Si raccomanda, in particolar modo, la lettura a pag. 73 sul modello di metodo, un prototipo che può sempre migliorarsi, nell’ottica di un progetto Urban Act con il naturale coinvolgimento degli studenti di Architettura grazie al valore del loro sapere “speciale”. Ecco, questo libretto di Casciaro-Castagneto racchiude già in sè tutto questo. 

 

 

 

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