breaking news

AGAMENNONE, BUONA LA PRIMA

9 maggio 2014 | by Rosa Tomarchio
AGAMENNONE, BUONA LA PRIMA
Cultura
0

GRANDE EMOZIONE SULLA ANTICA SCENA DEL TEATRO GRECO DI SIRACUSA, STASERA, POCO DOPO LE 19, PER L’ INIZIO DEL 50° CICLO DEGLI SPETTACOLI CLASSICI INSERITI NEI FESTEGGIAMENTI DEL CENTENARIO DELL’INDA. PIU’ DI 4.100 PRESENZE IN TEATRO CON LE DELLE MASSME AUTORITA’ CITTADINE E POLITICHE, TRA CUI RICORDIAMO L’ON.SOFIA AMODDIO, GLI ASSESSORI REGIONALI E.PAOLO REALE E MARIARITA SGARLATA, GLI ONOREVOLI VINCIULLO E GIANNI, IL SINDACO GAROZZO E VICESINDACO ITALIA, FABIO GRANATA. Tra i presenti in teatro l’artista e autore delle scene e dei costumi Arnaldo Pomodoro. Al teatro Greco di Siracusa per la quarta volta DOPO ECUBA (2005), ATENA (2008), MEDEA(2010) ELISABETTA POZZI, NELLE VESTI DI CLITEMNESTRA, LA REGINA ACHEA VENDICATRICE DI AGAMENNONE, PER LA PRIMA VOLTA A SIRACUSA, MASSIMO VENTURIELLO. SULLA SCENA ANCHE MARIANO RIGILLO (Araldo), MAURO AVOGADRO (Sentinella), Giovanna Di Rauso (Cassandra) e ANDREA RENZI (Egisto). Tra i corifei ricordiamo Massimo Cimaglia, Francesco Biscione e Piergiorgio Fasolo. Una grande emozione che a distanza di cento anni richiama appassionati e cultori del teatro classico, nella vera grande magia che domani sera si ripeterà con Coefore /Eumenidi con la regia di Daniele Salvo. Ho studiato molto la storia delle messe in scena siracusane prima della mia prima regia. Non ho voluto invece ricostruire lo spettacolo con cui 100 anni fa iniziò il più antico festival di teatro di prosa italiano e forse del mondo. Ho scritto 100 in cifre per cercare di significare maggiormente la grandissima importanza di questo anniversario. La sorte mi mette in questo momento alla guida del più giovane festival italiano di Teatro, il Napoli Teatro Festival Italia che il Mibac incaricò di essere l’alternativa italiana ai festival di Avignone ed Edimburgo. Ebbene questi due grandi festival europei sono molto più recenti del Ciclo di Spettacoli Classici di Siracusa. L’Italia spesso non ama se’ stessa e valorizza il suo più antico festival teatrale molto meno di quanto dovrebbe. Sono contento che la mia Regione celebri questo anniversario ospitando a Pompei, in due rappresentazioni nel Teatro Grande che profumano anch’esse di storia. Ma la mia passione di organizzatore mette in ombra il mio dovere di regista, a cui viene chiesto di scrivere delle note molto prima di andare in scena. La regia è una avventura di cui non si conosce in anticipo la conclusione . Io parto con le migliori condizioni possibili: la traduzione di una finissima esperta di Eschilo, una amica personale , una delle donne più intelligenti che io conosca, Monica Centanni, le scene e i costumi di un maestro che sta già nella storia dell’arte contemporanea, Arnaldo Pomodoro, di una compagnia straordinaria capitanata dalla protagonista Elisabetta Pozzi, che da sempre considero la maggiore attrice italiana della nostra generazione, da un ideale Agamennone quale Massimo Venturiello, da un’attrice nata per fare Cassandra come Giovanna Di Rauso, dal grande Mariano Rigillo che già fu proprio qui Agamennone e che ora torna nel ruolo che fu forse quello di Eschilo ed infine da Andrea Renzi, con cui inizio un connubio che spero di lunga durata. Completano il cast tre corifei d’eccezione. Vista la squadra con cui si parte non c’è dubbio che si debba per forza vincere. Cercheremo di farlo e cioè di essere all’altezza di un anniversario così importante con un successo degno dell’appuntamento.Dicevo che non ho voluto sapere nulla dello spettacolo di cento anni fa. Credo che troppo tempo sia passato e non farò la regia guardando al passato ma cercando quei pochi, possenti, magnetici elementi drammaturgici che fanno di Agamennone l’inizio di uno dei grandi archetipi della nostra cultura. Punteremo quindi ad uno spettacolo astratto, essenziale, direi minimale , visto che gli aspetti teatrali che valorizzeremo con il musicista Antonio Di Pofi e la coreografa Alessandra Panzavolta saranno pochi. Pochi ornamenti, poche note, pochi colori. Un Agamennone consapevole della eternità del suo mito e che quindi non può essere ne’ ancorato ad un kitch passatista , ne’ può rimpicciolirsi in un eccesso di ambientazione contemporanea. Ho sempre invidiato agli scrittori la facoltà di dedicare i libri alle persone. Con i registi non si usa molto. Ma con un Agamennone dei cento anni posso forse permettermi una dedica a mia moglie Francesca in un anniversario più piccolo , ma egualmente rotondo, come i trent’anni del nostro matrimonio.

 

Visualizzazioni: 68

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com