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OGGI DEBUTTA AGAMENNONE

9 maggio 2014 | by Rosa Tomarchio
OGGI DEBUTTA AGAMENNONE
Cultura
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C’è chi ha pianto già alle prove generali. Lacrime di commozione, ovviamente. Prima della “prima”, circolava già la voce che quella di Luca De Fusco sia “la più bella delle tre regie” fatte al Teatro Greco di Siracusa per l’Istituto Nazionale del Dramma Antico. E forse, pure la più bella regia in assoluto per questo cinquantesimo ciclo degli spettacoli classici. Ma tempo al tempo. Prematuro qualsiasi giudizio e commento. Meglio aspettare il secondo debutto, quello di domani, di Coefere Eumenidi del regista Daniele Salvo. A lui, ex allievo del maestro Ronconi, inizia a pesare quell’etichetta di “giovane” regista. A Siracusa per l’Inda con questa è la terza regia. Ma tornando al debutto di oggi, Agamennone. Uno spettacolo equilibrato. Quasi perfetto. Già dall’ante generale. Stuzzica qualche lacrimuccia il canto di una bimba,  Ifigenia (al secolo Ginevra Di Marco). Una voce di fanciulla intona una nenia, un lutto. Questo l’inizio. Nel finale, il bene trionferà su tutto. Coinvolgenti da un punto di vista emotivo le musiche di Di Pofi. Stuoendo il coro, messo nella giusta evidenza, senza sacrificio di nessuno. Gli anziani escono da sottoterra, quasi morti viventi. Tutto ha origine dalle viscere. Bravi gli attori nei loro ruoli dosati e ben calibrati, tutti hanno una dignità propria. Non c’è nessuno fuori posto. Dunque, un plauso in più al maestro De Fusco per il rispetto dato a ciascun interprete e al coro. Aspettando la prima di Coefere, domani pomeriggio. Mentre domenica sarà il turno della commedia Le Vespe di Mauro Avogadro che firma la regia di uno spettacolo esilarante con Antonello Fassari, Enzo Curcurù, Sergio Mancinelli e la strepitosa Banda Osiris. Nota di merito per Adonai Mamo, cantante siracusano trasferitosi a New York, per la prima volta sul palco del Teatro Greco.  Trama. Agamennone. Ad Argo, sul tetto della reggia degli Atridi, una sentinella attende da anni il segnale di fuoco che deve annunciare la presa di Troia. Finalmente il fuoco appare dalle vette dei monti: Troia è caduta e la sentinella ne porta notizia alla regina Clitemnestra. Il Coro dei vecchi argivi esulta, ma le espressioni di gioia per la fine dell’annosa guerra sono venate di toni angosciosi, agitate da oscuri presagi. Annunciato dall’araldo, Agamennone vittorioso torna alla reggia su un carro: accanto a lui è la concubina Cassandra, la figlia di Priamo sua preda di guerra. Clitemnestra lo accoglie, esultante. Dopo un lungo e animato dialogo con lo sposo, reduce dopo dieci anni di assenza, Agamennone entra nel palazzo, accettando di percorrere il sentiero tracciato dalla corsia di preziosa porpora rossa che Clitemnestra gli impone di calpestare. Rimane sulla scena Cassandra che, in preda al delirio profetico, è scossa dalle visioni di tutti i delitti, passati e futuri, che insanguinano la casa degli Atridi: la sventurata figlia di Priamo entra infine in scena e predice al Coro, sconvolto e incredulo, la sua propria morte, l’uccisione imminente del re per mano della regina, e quella futura di Clitemnestra (e del suo amante Egisto) per mano del figlio Oreste. Dall’interno della reggia si odono le grida di Agamennone, colpito a morte da Clitemnestra che irretisce lo sposo in un rito di macabra accoglienza e poi lo finisce con le sue stesse mani, colpendolo con la spada: la morte di Agamennone è anche una vendetta per il sacrificio di Ifigenia, la figlia prediletta sacrificata dal padre all’inizio della spedizione perché i venti spirassero propizi e consentissero alle navi degli Achei di salpare per Troia. Appare sulla porta della reggia Clitemnestra, dritta dinanzi ai cadaveri di Agamennone e Cassandra. Alle accuse del Coro che condanna la regina per l’uccisione dello sposo, Clitemnestra risponde rivendicando la giustizia del suo delitto, ultimo capitolo della sanguinosa maledizione che incatena da generazione la casata regale. Esce dal palazzo anche Egisto, figlio di Tieste che era stato vittima della crudeltà di Atreo, e rivendica un suo ruolo nel regicidio e le sue pretese sul trono di Argo: il Coro sbeffeggia l’arroganza e la boriosa prepotenza del vile Egisto, “donnicciola” che non ha saputo affrontare il cugino Agamennone ma ha lasciato alla regina il ruolo di protagonista nella progettazione e nell’esecuzione del piano omicida. L’intervento di Clitemnestra impedisce la colluttazione delle guardie di Egisto con il Coro dei vecchi argivi. “Basta sangue. Governeremo, insieme, da re” – queste le ultime parole di Clitemnestra, che si ritira nella reggia con a fianco il suo imbelle amante.

 

 

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