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“NON SIAMO UNO STATO DI DIRITTO”

17 maggio 2014 | by Rosa Tomarchio
“NON SIAMO UNO STATO DI DIRITTO”
Cultura
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La vendetta, l’onore, il sangue, un ferreo sistema patriarcale, donne custodi di una memoria che non fa che eternare la forza del clan criminale al centro dell’incontro VERSO LA GIUSTIZIA DEL TERZO MILLENNIO , stamani in Fondazione INDA. Due protagonisti di grande spicco nella lotta contro il crimine mafioso di questi ultimi vent’anni, Teresa Principato, Procuratore aggiunto di Palermo, e Roberto Scarpinato, Procuratore generale presso la Corte d’Appello di Palermo. Presenti in sala il Prefetto Armando Gradone, il Questore Mario Caggegi, il Colonnello dei Carabinieri ,Mauro Perdichizzi e il Colonnello della Guardia di Finanza Antonino Spampinato . “Ho il piacere di aprire una giornata significativa – ha detto il Commissario Alessandro Giacchetti – con un incontro che reputo un evento. L’Orestea è il testo che più di tutti segna la nascita del pensiero occidentale con il primo tribunale, massima espressione della giustizia e la caduta del sistema tribale”. “Come non trovare delle forti corrispondenze tra le tragedie dell’antica Grecia e le organizzazioni criminali che da 150 vivono nella nostra società, come Cosa Nostra e ’Ndrangheta? – ha commentato Teresa Principato nel suo intervento – Li accomuna il senso di vendetta, l’anteporsi ad uno Stato di diritto, le guerre, i mezzi subdoli, la costruzione di un potere familiare arcaico dove le donne sono autorità ma non hanno autorità. L’universo mafioso è fatto di una normalità quotidiana, è uno Stato nello Stato e le donne sono le vere detentrici della memoria interna alle famiglie mafiose, grazie alle quali vige il rispetto sacro delle regole”. L’intervento di Teresa Principato una lettura lucida sui profondi legami tra il senso ancestrale insito nelle tragedie greche, a cui subentra il tentativo di una evoluzione di Eschilo presentata in Eumenidi, e l’ organizzazione di Cosa Nostra. “Come non pensare allo spargimento di sangue come uno dei riti più presenti e registrati nelle vendette di Mafia e la presenza del sangue per vendicare l’onore dei grandi guerrieri della Grecia antica? – ha commentato il Procuratore – Non mi sento di affermare che siamo in uno Stato di diritto – ha infine concluso – spesso il diritto in questo stato è violato e svuotato, e spesso ci ritroviamo uno Stato che è incapace di mantenere coerenza e vigore nei confronti di tanti criminali. E’ anche vero che la giustizia spesso procede a sbalzi e l’evoluzione della legalità in un futuro prossimo rimane una discussione aperta”. “Nella caduta verticale del senso del vivere – ha invece sottolineato nel suo intervento Roberto Scarpinato – la lezione greca rivela una straordinaria vitalità che resiste all’usura del tempo con anticorpi che hanno superato il nichilismo. La lezione greca è attuale, con essa assistiamo alla sconfitta del nichilismo e aggiungerei all’ineluttabilità della morte. Quando l’ingiustizia trionfa avviene la caduta, la morte della polis”.

 

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