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260 EURO AL MESE PER 10.000 METRI QUADRI

21 maggio 2014 | by Rosa Tomarchio
260 EURO AL MESE PER 10.000 METRI QUADRI
Cronaca
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Il consigliere della circoscrizione Tiche, Alessandro Cotzia (Nuovo Centrodestra), interviene sulla notizia relativa alla stipula di una convenzione tra il Comune di Siracusa ed il “centro sportivo Epipoli”, con oggetto la realizzazione e conseguente gestione di un impianto sportivo in Viale Scala Greca: “Ho appreso con incredulità la notizia relativa ad una convenzione stipulata circa un anno addietro tra il Comune di Siracusa ed il “centro sportivo Epipoli”, relativa alla costruzione di un impianto sportivo e successiva gestione dello stesso, su un terreno adiacente al Viale Scala Greca. Le valutazioni che hanno portato alla stipula di tale convenzione e, soprattutto, alla scelta della parte con cui sottoscriverla sono già state rese note non occorrendo dunque ripeterle più di tanto. E’ sufficiente solo ricordare, per far comprendere il perchè del mio stupore, non tanto le ragioni che hanno condotto alla stipula della convenzione, quanto i termini della stessa; in breve, poiché pare essere in progetto la realizzazione di una strada di collegamento tra Via G. B. Perasso e Via del Porto Grande, tale opera richiederebbe l’invasione dell’area sulla quale attualmente insistono due campi di calcio a 5, gestiti dal precitato “centro sportivo Epipoli”. Ebbene, per indennizzare il “centro sportivo Epipoli” del “danno” cagionato dalla futura invasione da parte del Comune, qualcuno ha pensato bene di siglare una convenzione con detto centro sportivo, concedendogli per 15 anni un’area di circa 10.000 metri quadrati (per l’esattezza, 9.858), adiacente al Viale Scala Greca, su cui realizzare un impianto sportivo, dietro pagamento di un canone annuo di poco superiore ai 3.000,00 Euro (per l’esattezza, Euro 3.125,00). Ciò riepilogato, ritengo sorprendente la straordinaria esiguità del canone pattuito – circa 260 Euro al mese – per la concessione di un’area che, date le sue dimensioni (circa 10.000 metri quadrati), consentirà di realizzarvi almeno una decina di campi, a quanto pare di capire, sia da tennis che di calcio a 5. Ebbene, senza il bisogno di fare troppi conti, non è difficile cogliere la sproporzione tra gli introiti potenzialmente ricavabili dall’utilizzo dei realizzandi campi sportivi ed il canone mensile che, in cambio, dovrebbe essere corrisposto al Comune. Ciò che, però, mi ha davvero sbalordito, forse anche più della notizia stessa, è stata la capacità di qualcuno di farla passare sotto silenzio, al punto che, senza quello che definirei un vero e proprio “scoop” giornalistico, della vicenda nessuno avrebbe saputo assolutamente nulla, salvi ovviamente i diretti interessati e beneficiari. Peraltro, dopo la prima uscita della notizia – risalente a pochi mesi addietro – un altro giornalista l’ha ripresa tout court, un esponente politico siracusano è intervenuto sulla stampa, probabilmente più per polemizzare con una parte del suo partito che per chiedere chiarezza sulla vicenda, ma nulla di più, almeno fino a ieri. Proprio ieri, infatti, (ossia, in data 20.05.14), il Consiglio Comunale ha votato un atto di indirizzo alla Giunta, avente ad oggetto la revoca della convenzione in precedenza stipulata – ad onor di cronaca, dalla precedente amministrazione – col precitato “centro sportivo Epipoli”. Salve le problematiche giuridiche afferenti l’eventuale revoca di una convenzione già siglata, nel merito delle quali preferisco – per il momento – non entrare, con questo mio intervento pubblico mi preme esclusivamente tenere alta l’attenzione su quanto accade nella nostra città, senza che, molto spesso, se ne sappia nulla. Nel caso di specie, poiché la convenzione in parola riguarda un’area ricadente nel territorio di Tiche, da consigliere di tale circoscrizione ho ritenuto doveroso manifestare pubblicamente il mio sbalordimento e, soprattutto, la mia contrarietà ai termini effettivi della convenzione, anziché unirmi al coro assordante dei quei tanti miei concittadini che, talvolta per indolenza, altre volte per menefreghismo, altre ancora forse per timore, preferiscono rimanere totalmente silenti”.

 

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