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Carlentini| Il sisma nel Centro Italia. Come da noi, anche di notte: “Il terremoto di Santa Lucia 25 anni dopo”

Carlentini| Il sisma nel Centro Italia. Come da noi, anche di notte: “Il terremoto di Santa Lucia 25 anni dopo”
Attualità
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Il forte terremoto di stanotte tra Lazio, Umbria e Marche riporta alla memoria il dramma vissuto dalle popolazioni del Siracusano nella notte tra il 12 e il 13 dicembre del 1990. Passato alla storia come il terremoto della notte di Santa Lucia, causò 17 morti, 12 nella sola Carlentini e 5 uccisi dalla paura in altri centri investiti dalla violenta scossa sismica.

Copertina aqEra la notte del 13 dicembre 1990. All’1.24 i sismografi registrarono una violenta scossa di terremoto che interessò un’ampia area della Sicilia sud-orientale. Durato 45 secondi circa, il sisma causò danni ingenti a Carlentini, Augusta, Melilli, Lentini, Sortino, Francofonte, Scordia e Militello Val di Catania, ma nel complesso una quarantina di centri abitati delle province di Siracusa, Catania e Ragusa subirono danni più o meno lievi. Il bilancio fu di 17 morti, 12 nella sola Carlentini (Antonella e Loredana Cardello, Giovanna Benintende e Luciano Turco, Concetta Carlentini, Maria Ferrara, Santino Furnari, Francesca Mallo, Sebastiano e Veronica Musumeci, Roberta e Antonino Sorge) e 5 uccisi dalla paura in altri comuni investiti dalla violenta scossa sismica. Si contarono centinaia di feriti e oltre quindicimila senzatetto. Quarantacinque secondi di incubo. Quarantacinque secondi di terrore e distruzione con al centro dell’inferno la cittadina di Carlentini. Fragili come biscotti, in quella notte greve di freddo e di pioggia, tre palazzine di tufo di tre piani si sbriciolarono al suolo in via De Amicis e via Corsica, due stradine nel cuore di uno dei due quartieri della città semidistrutti dal sisma. Le operazioni di soccorso, tra quelle montagne di pietre e fango, durarono venti ore e alla fine il bilancio fu di 5 persone estratte vive dalle macerie e di 12 morti. Passato alla storia come il «terremoto di Santa Lucia», poiché verificatosi proprio nel giorno in cui si festeggia la vergine e martire siracusana, fu per gli scienziati un evento sismico di media intensità, del VII-VIII grado della scala Mercalli e una magnitudo di 5.7, con epicentro nel Golfo di Augusta. Venticinque anni dopo, un libro ha provato a raccontare le prime drammatiche ore di quella tragedia e le difficili settimane eeedell’emergenza. Scritto dal giornalista Silvio Breci, il volume dal titolo “La notte più buia. Il terremoto di Santa Lucia 25 anni dopo” (Ed. Sicilianamenti, 2015, p. 234), propone una riflessione critica sul valore della memoria come necessità, come dovere. Poiché non avere memoria significa perdere il passato. E perdere il passato significa perdere il futuro. Memoria, cioè, come strumento di riscatto, come premessa di sviluppo, poiché è dalla capacità di ricordare che esso dipende. Insieme ad alcuni testimoni e protagonisti dell’epoca – l’ex prefetto Giuseppe Romano, l’arcivescovo emerito Giuseppe Costanzo, il giornalista Aldo Mantineo, gli ex segretari della Cgil aretusea Salvatore Raiti e Bruno Marziano, gli ex sindaci di Carlentini Sergio Monaco e Mario Battaglia, il presidente del comitato intercomunale di lotta dei senzatetto Antonino Miceli, l’ex parroco della Chiesa Madre di Carlentini mons. Salvatore Caramagno, l’attuale sindaco della cittadina simbolo del terremoto, Giuseppe Basso e Rosario Musumeci, il bambino sopravvissuto che commosse l’Italia intera – il libro affronta gli anni difficili della ricostruzione e prova a riflettere sulle sue ricadute. Prova, infine, a rispondere anche a un interrogativo: il terremoto del 13 dicembre 1990 ha cambiato e come Carlentini e il corso della sua storia? Il volume è corredato da una ampissima raccolta di scritti giornalistici e da una ricca appendice fotografica.

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