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Siracusa| Utero in affitto, fatturato da 3 miliardi

Siracusa| Utero in affitto, fatturato da 3 miliardi
Attualità
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In occasione della pubblicazione di  temporary mother di Marina Terragni, introduce Ezechia Paolo Reale segretario generale del Siracusa Institute. Ne discutono con l’autrice Salvatore Amato, docente all’Università di Catania, membro del Comitato Nazionale per la Bioetica, don Salvatore Spataro dottore in Teologia e docente. Modera Elena Flavia Castagnino Berlinghieri, presidente FILDIS Siracusa, vicepresidente europeo UWE.

Sono molte migliaia i bambini che nascono ogni anno da utero in affitto: più di 2 mila solo negli Stati Uniti, con un incremento annuo del 200 per cento. Un business colossale e planetario in espansione costante – oggi il fatturato supera i 3 miliardi – nel quale le donne diventano mezzi di produzione e le creature umane oggetti in vendita. Quei figli che non ci è consentito di avere possiamo sempre comprarli. Basta pagare. La riproduzione diventa produzione di cui siamo a un tempo mezzi e destinatari.

Nel nostro paese regna una grande confusione sul tema: a un abbozzo di discussione in occasione del recente dibattito parlamentare sulle unioni civili è seguito un silenzio preoccupante da parte della politica e dei media, mentre si assiste alla riduzione di una questione complessa e ricca di sfumature a un banale scontro tra conservatori e progressisti. L’avversione di una parte consistente delle femministe italiane alla pratica della maternità surrogata, che potrebbe rendere più difficile la legalizzazione di questo nuovo e fiorente mercato, è stata nascosta, soprattutto a sinistra, da una frettolosa promozione basata su parole chiave come progresso e autodeterminazione.

In questo contesto, il pamphlet della giornalista e scrittrice Marina Terragni interviene schierandosi dalla parte delle “resistenti” con un punto di vista risolutamente femminista, laico e libertario e denunciando le derive di un consumismo portato agli eccessi. Chi è una madre “surrogata”, se non una madre? Perché si pretende che scompaia dopo aver portato a termine il suo biolavoro? Si può affittare il proprio corpo e mettere in vendita un essere umano? Rispondere a queste domande appare ancor più necessario di fronte alla portata della posta in gioco: i bambini e la differenza femminile, garanzia di civiltà e umanità.

Marina Terragni, milanese, ha cominciato giovanissima la professione di giornalista a Radio Popolare. Ha scritto in seguito per molte testate, fra cui Io Donna, Corriere della Sera, Via Dogana, L’Europeo, Linus, Panorama Mese. È autrice di vari saggi, tra cui Vergine e piena di grazia (Gammalibri 1981), La scomparsa delle donne (Mondadori 2007), Un gioco da ragazze (Rizzoli 2012). Opinionista e conduttrice radio e tv, formatrice sui temi della differenza femminile e della rappresentanza, è stata tra le prime blogger italiane. Fra i numerosi riconoscimenti ha ricevuto il premio Maria Grazia Cutuli (2003) e il Rhegium Julii (2012).

VandA.ePublishing – fondata da Angela Di Luciano, Vicki Satlow e Silvia Brena  – è una casa editrice indipendente, senza confini, innovativa, che nasce con un dna digitale e l’intento di coinvolgere autori e lettori in una community, con criteri di condivisione e complicità tipici della rete. Pubblica esordienti e autori già noti, puntando su contenuti originali, di qualità e di vario genere, dalla fiction alla graphic novel, dall’erotique al teatro e alla letteratura per bambini, con oltre 250 titoli già in catalogo e disponibili in tutto il mondo anche in inglese.

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