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Lentini| Estro, ricerca, metodologia: 150 scatti di Emilio Mirisola in mostra a Palazzo Beneventano

5 Maggio 2017 | by Silvio Breci
Lentini| Estro, ricerca, metodologia: 150 scatti di Emilio Mirisola in mostra a Palazzo Beneventano
Cultura
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Lentinese, ingegnere aeronautico scomparso nel 2011, Mirisola coltivava la passione per la fotografia. «Un genio a tutto tondo», lo definì Guglielmo Tocco. L’inaugurazione domani alle 18. Allestita da Italia Nostra, la mostra resterà aperta fino al 28 maggio.

banne 300 x250 vogue. 2gif«Emilio Mirisola racconta». Sarà inaugurata domani, alle 18, a Palazzo Beneventano, la mostra fotografica dal titolo «Emilio Mirisola racconta. Mezzo secolo di scatti. Estro, ricerca, metodologia», un omaggio a colui che il compianto Guglielmo Tocco, che gli era stato amico fraterno, definì «un genio a tutto tondo, un’intelligenza sempre tesa alla scoperta di sapere, di persone, di luoghi».

Chi era? Spentosi nel 2011 a 70 anni, Emilio Mirisola era laureato in Ingegneria aeronautica e dopo gli studi fu chiamato a far parte del team che costruì il primo elicottero progettato in Italia. Partito in seguito per gli Stati Uniti, a Minneapolis, nel Minnesota, conseguì un master dopo aver dato 24 materie in inglese in soli tre anni. Ma Mirisola coltivava anche la passione per gli scacchi, la chitarra e soprattutto la fotografia.

300x250 goldenLa mostra. A sei anni dalla scomparsa, una esposizione di circa 150 suoi scatti fotografici – solo una piccolissima selezione delle migliaia di foto oggi gelosamente conservate dalla famiglia – gli renderà omaggio. La mostra, che sarà visitabile fino al 28 maggio, è stata allestita nell’ambito delle iniziative promosse dalla locale sezione di Italia Nostra per celebrare il primo anniversario della riapertura al pubblico della storica e monumentale dimora dei Beneventano, avvenuta il 7 maggio dello scorso anno dopo un lungo intervento di restauro.

Il fotografo. «Emilio Mirisola – ricordò ancora anni fa Guglielmo Tocco – era un vero artista della fotografia, un profondo conoscitore del mondo e dei protagonisti di quest’arte. Negli ultimi anni si dedicò alla fotografia di paesaggi siciliani. Organizzava le sue escursioni solitarie di tre o quattro giorni nei luoghi della Sicilia profonda, l’Alcantara, i Nebrodi, le Macalube, il Biviere di Cesarò. Andava da solo per avere la libertà dal tempo, dagli orari, in modo da potere fotografare non i panorami, quelli che tutti vedono, ma l’anima del luogo, il respiro profondo della terra, quello che solo nel silenzio e nella solitudine si può cogliere».

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