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Augusta| Morivamo di Freddo, secondo me

20 Maggio 2017 | by Michela Italia
Augusta| Morivamo di Freddo, secondo me
Cultura
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Questo è il secondo libro di Lia che leggo. Il primo è stato gli anni d’argento. Un libro per il quale ho avuto subito una grande responsabilità. Ero, insieme a Gabriella Vergari, la madrina per la sua prima alla Feltrinelli di Catania.

Mi presero subito la sintassi, le storie e i suoi personaggi. Unica cosa che mi dispiacque fu il non potermi immedesimare. La tematica trattata, a me troppo distante per età, mi rese impossibile quel processo di identificazione.

Ma ecco che arriva l’ultima fatica di Lia, Morivamo di Freddo edito da Durango. Il primissimo approccio avuto con titolo e copertina è stato affascinante. Che coincidenza, dissi tra me e me, due che ballano il tango. In un periodo della mia vita dove il freddo faceva da protagonista anche io ho trovato rifugio in abbracci, tande e milonghe. Poi la doppia scoperta: si parla di psicoterapia.

Nessuna banalità da manuale straletto, Lia racconta con franchezza spicciola il travaglio di un percorso fatto di sedute ed incontri. Racconta quel viaggio che si intraprende quando si decide di varcare la soglia di uno studio. Mauro, Sandra, Guido, Loredana ed Enrico. Due famiglie, quattro amici, luci e ombre di persone comuni.

Il libro si fa leggere con estrema facilità, si lascia assaporare pagina per pagina. Nel suo incedere, quasi da thriller dell’anima, riesce a farti riflettere ed emozionare. Tante cose avrei da chiedere a Lia, tante domande da farle. Una fra tutte: “Ma come fai a scrivere cosi?” La risposta credo di saperla. È la sensibilità disarmante il tratto distintivo delle sue opere, sono i suoi occhiali tondi che le mostrano il mondo nella sua grande ma affascinante debolezza.

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