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Augusta| No ad un CPSA (Centro di primo soccorso ed accoglienza)

Augusta| No ad un CPSA (Centro di primo soccorso ed accoglienza)
Politica
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Il Comitato Augusta Possibile “7 Marzo – E. Berlinguer” spiega le ragioni del proprio No ad un CPSA ad Augusta.

Dalla stampa e dalle dichiarazioni del sindaco abbiamo appreso che nel territorio di Augusta è prevista la creazione di un CPSA (Centro di primo soccorso ed accoglienza). Da sempre stiamo attenti alle problematiche che riguardano l’accoglienza e il soccorso dei migranti e siamo favorevoli all’integrazione dei fratelli sopravvissuti alle intemperie del mare e alle torture subite nei paesi africani ma riteniamo inadeguata e destabilizzante, per gli stessi migranti, questo tipo di accoglienza emergenziale e “militarizzata”.

Oltretutto, il CPSA per il momento, resterà la “tendopoli” allestita all’interno del Porto Commerciale, fino a quando non si troverà un posto individuato dalla Prefettura in cui far sorgere il centro. Noi reputiamo l’attendamento inadatto alle esigenze dei migranti per diversi motivi, uno dei quali l’ambiente poco salubre.

Le operazioni di sbarco e soccorso avvengono, a pochi metri, in linea d’aria, da un impianto di incenerimento di rifiuti speciali. Ed inoltre i migranti sono costretti a dover restare per giorni all’interno della tendopoli anche durante la calura estiva. Siamo consci che bisogna trovare un punto di sbarco ma deve essere un luogo degno, adeguato e davvero accogliente, soprattutto per i minori non accompagnati. Auspichiamo che il Prefetto e tutte le altre autorità competenti trovino un altro luogo in cui effettuare le operazioni di primo soccorso e accoglienza immediata.

Il sindaco Di Pietro ed il M5S locale plaude questa scelta “calata dall’alto” definendolo un grande successo, però bisogna ricordare che furono i primi nel 2015 a dirsi contrari ad un hotspot nel territorio di Augusta, proponendo anche una petizione indirizzata al Ministero dell’Interno.

Noi del comitato Augusta Possibile siamo sostenitori di un’accoglienza diffusa, tramite gli affidi familiari e la creazione dei centri SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo) in tutto il territorio del Paese. Gli SPRAR vengono gestiti dagli enti locali e si ha una rendicontazione puntuale delle spese sostenute, percorsi di inclusione sociale a beneficio dei richiedenti asilo e dei rifugiati. Con Possibile, a livello nazionale ci proponiamo di rendere obbligatoria l’adesione degli enti locali allo Sprar, così da promuovere un’accoglienza fatta bene e che impatta positivamente sulle comunità locali, superando la gestione emergenziale e la gestione nei grandi centri. Dobbiamo passare a un sistema organizzato ed efficiente”.

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