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Siracusa| Contro i bombaroli? Aumentare le telecamere

13 novembre 2017 | by Redazione Webmarte
Siracusa| Contro i bombaroli? Aumentare le telecamere
Cronaca
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A dire basta adesso anche i quartieri. Contro la recrudescenza del racket si organizzano anche i presidenti delle circoscrizioni che per martedì alla Borgata si incontreranno in un summit plenario per parlare di sicurezza e vigilanza nelle strade.

Strumento poderoso per porre un argine discreto a bombe carta, incendi, furti e rapine ai danni dei commercianti e artigiani risulta essere il sistema di videosorveglianza. E’ da questa fonte che, nella maggior parte dei casi, gli inquirenti sono giunti a una conclusione.

Potenziare il sistema di controllo si può. E’ previsto dalla legge e vi sono anche dei fondi europei che incoraggiano ad investire i privati che non sono dotati di telecamere all’interno della propria attività commerciale. I presidenti di quartiere hanno cosi deciso di interpellare i cosiddetti tecnici della  materia, i progettisti, e studiare insieme un percorso da intraprendere collegialmente per poter presentare sul tavolo della Regione un progetto di sana prevenzione.

Insomma, le sole telecamere del Comune che puntano su alcune strade non bastano più. Occorre potenziare l’Occhio del “Grande Fratello”. Ci crede e molto il presidente della Borgata, Fabio Rotondo, l’ultimo dei quartieri presi di mira l’altra notte quando una bomba carta ha dilveto la saracinesca di un noto barbiere di via Torino. Per Peppe è scattata sui social la solita solidarietà di amici e clienti, anche di perfetti sconosciuti. La rabbia è tanta. E bisogna cavalcare quest’onda.

La misura è colma- dicono i presidenti di quartiere. Troppi i gesti delinquenziali impuniti.  Colpita come la Borgata, ancor prima, la zona alta della città, via Pitia e Tisia, con le rapine ai gioiellieri nel volgere di un sol  mese. Poi la bomba carta al ritrovo per i giovani “Hmora”, e ancora il solito ordigno rudimentale in via Piazza Armerina, ai danni di una panineria, e di un’altra in viale Tica. E di un’altra ancora in via Savoia. E l’altra notte è toccato ad una sala da barbiere. Ma cosa lega tra loro questi attentati? Quale intimidazione cela e, soprattutto, chi c’è dietro?

E’ da tempo che tale fenomeno non appariva con questa frequenza e violenza. Che non si sia risvegliato il drago dormiente del racket delle estorsioni? Forse si tratta di una riorganizzazione generazionale? Si battono tutte le piste, anche quelle dei bulli e del vandalismo. O il puro piacere di “fare sfregio” al commerciante o artigiano che avrebbe risposto magari picche ad una probabile richiesta di danaro?

Si indaga anche nelle sedi istituzionali al fianco delle forze dell’ordine. Da oggi l’Antiracket provinciale inizierà a porre una serie di domande a chi di dovere, agli organi inquirenti cosi come al Prefetto Giuseppe Castaldo con cui l’associazione si incontrerà in settimana.  Un filo conduttore legherebbe sin qui questi attentati: tutti, o quasi tutti, presi di mira locali frequentati da giovani. O comunque attività gestite da giovani. La riflessione potrebbe partire anche da qui. E poi il tipo di ordigno utilizzato, non propriamente roba da professionisti.

 

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