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Augusta| E’ guerra dei nervi tra Comune e Cgil

17 novembre 2017 | by Rosa Tomarchio
Augusta| E’ guerra dei nervi tra Comune e Cgil
Sindacale
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E’ il solito giro di valzer vizioso che si ripresenta ogni qualvolta un ente pubblico cade nel pieno delirio di una crisi finanziaria. Si scatena la solita “guerra tra poveri”, ci si fa la guerra dei nervi, si mostrano i muscoli tra soggetti al pari “vittime” di un sistema ancor più grande e imbrigliato.

Come alla Provincia così al Comune di Augusta. Il caso non sarà del tutto speculare, ma la causa sarebbe la medesima. La situazione va analizzata con buon senso. Il problema sta a monte. E si chiama Regione, cattiva pagatrice. Ci fermeremo per il momento a questo livello istituzionale. Quali le vittime e quale la guerra dei nervi? Da una parte i lavoratori, una ottantina buona di padri di famiglia. Dall’altra il Comune che non ha risorse sufficienti per garantire – improvvisamente – le ore di lavoro svolte. Per colpa di chi? Della Regione Sicilia che non avrebbe trasferito all’ente locale 400 mila euro previste entro la fine dell’anno.

E c’è un terzo soggetto che ci va di mezzo in questa bagarre. Una sola. Una sindacalista, componente RSU, della Cgil che, appresa la notizia della riduzione “obbligata” delle ore di lavoro (a nove) avrebbe avvisato, nel pieno diritto del ruolo che riveste, la notizia “nuda e cruda” ai dipendenti comunali. Che, sicuramente, non avrebbe ben digerito la novità, creando legittimi mormorii negli uffici comunali. Ciò avrebbe scatenato la dura reazione della sindaca Cettina Di Pietro che, alla presenza di alcuni massimi dirigenti comunali, avrebbe convocato nella sua stanza la sindacalista cigiellina non risparmiandole “rimproveri” e, a dire della Cgil e della stessa sindacalista, “vere e proprie intimidazioni”.

Dura la reazione della Cgil e del segretario provinciale di categoria Franco Nardi: “Condanniamo perentoriamente l’atteggiamento assunto dall’amministrazione comunale nei confronti della nostra rappresentante sindacale, una delle compomenti RSU, la quale è stata fortemente intimidita dal sindaco Di Pietro, alla presenza di altri dirigenti comunali, sul ruolo della nostra sindacalista e sulle comunicazioni recepite in sede di riunione precedente dove si paventavano i rischi di una riduzione delle ore di lavoro (a nove) con la possibilità che si riproponesse una situazine simile allo scorso anno a seguito di trasferimenti poco consitenti al Comune”.

Visto sotto quest’aspetto, la reazione dei dipendenti comunali, precari con contratto part time, sarebbe legittima:  come già detto, lo scorso anno l’amministrazione comunale aveva già pensato di ridurre parte delle ore di lavoro con conseguenze immaginabili anche sullo stipendio di 80 padri di famiglia. A questo punto, la Rsu non avrebbe fatto altro che comunicare questo “rischio” con la paura che si ripetesse un dramma già, purtroppo, vissuto.

Ma c’è un dato positivo e per nulla allarmante in questa annosa vicenda: i dipendenti precari non rischierebbero per niente il proprio posto di lavoro. Nessun taglio al personale come aveva paventato qualcuno. Su questo è lo stesso segretario di categoria Franco Nardi a garantire. Stranisce, semmai, un fatto: come mai la sindaca Di Pietro avrebbe preso di mira solo la Rsu della Cgil e solo lei? La notizia, si sa per certo, pare sia stata fatta circolare tra i dipendenti anche dagli altri Rsu Cisl e Uil. Dunque, una notizia convalidata quella della riduzione delle ore di lavoro.

Tuttavia, secondo la ricostruzione dei fatti avvenuti una quindicina di giorni fa, l’unica ad essere stata convocata dall’amministrazione comunale pare sia stata solo la rappresentante della Cgil. Forse perchè la più coracea e combattiva sindacalista dell’ente? L’aggravante secondo quanto riferito dalla “vittima” e dal segretario Nardi e che “la sindacalista sarebbe stata rimproverata per aver detto cose che la sindaca Di Pietro riferisce di non aver mai detto”. E qui smentisce secco lo stesso Nardi: “Non è vero, i fatti sono stati riferiti, eccome, dal sindaco durante la riunione con i tutti i sindacati. Di Pietro avrebbe riferito apertamente la possibilità che le ore di lavoro potevano essere ridotte. Fatti che poi sarebbero stati riportati testualmente da tutti i componenti RSU ai dipendenti, non solo dalla Cgil, e che hanno infastidito l’amministrazione comunale”.

Aggiunge Nardi: “Il sindaco non è stata per niente rispettosa del ruolo sindacale svolto dalla nostra rappresentante, che è stato quello di informare i lavoratori. Il sindaco avrebbe assunto addirittura atteggiamenti intimidatori nei confronti della nostra rappresentante RSU.  Probabilmente – dice ancora Nardi – quest’amministrazione è solita trattare situazioni normali con ben altre modalità”.

“A questo punto – continua il segretario di categoria Nardi – ci appelliamo a un rispetto dei ruoli e al buon senso che tutti dobbiamo mantenere proprio nei confronti del ruolo che svolgiamo: il lavoratore deve difendere i diritti dei lavoratori, mentre del sindaco deve ascoltare, interloquire e poi confrontarsi con la rappresentante sindacale. Se poi il sindaco ha delle rimostranze da fare, che lo faccia pure con un componente sindacale. Del resto, sono già previste regole di contestazione. Ci si confronti formalmente e, su questa base, si arrivi alle opportune risposte per cercare di chiarire il tutto. Non si può andare però oltre i limiti imposti dalla legge 300 che fissa le regole da cui  il datore di lavoro non può transcendere”.

Cosa dicono le normali procedure? Che le parti devono mantenere e rispettare i propri ruoli. E questa procedura pare sia venuta meno quindici giorni nella stanza della sindaca. Pertanto, la Cigl è giunta alla conclusione di diffidare il Comune (lettera inviata due giorni fa) e se tali atteggiamenti “intimidatori” dovessero perpetrarsi, la Cgil sarà costretta a rivolgersi direttamente alla Procura del Lavoro e denunciare l’amministrazione comunale di Augusta “per mancato rispetto delle norme sindacali”.

La questione è molto semplice e, come suggerisce Nardi, basta appellarsi al buon senso: ridiscutere a nervi tesi la possibilità di ridurre le ore di lavoro per cercare di rientrare nel budget di cui il Comune attualmente dispone in mancanza di liquidità da parte della Regione, sempre in attesa di 400 mila euro dalla Regione per coprire l’anno nella totalità. Un conto che la sindaca Di Pietro farebbe bene andare a chiudere direttamente con Palermo. (ro.to.)

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