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Siracusa| Bomba carta nell’auto di un rappresentante di caffè

18 novembre 2017 | by Redazione Webmarte
Siracusa| Bomba carta nell’auto di un rappresentante di caffè
Cronaca
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L’auto su cui è stata collocata la bomba carta apparterrebbe ad un rappresentante. Lo stesso avrebbe dichiarato alle forze dell’ordine di non aver mai ricevuto richieste estortive o minacce o intimidazioni. Si batte anche la pista che conduce alla vita personale.

Un’altra vittima che cade dalle nuvole. Che non riesce a spiegarsi “perchè proprio io?”. Si batte ovviamente anche la pista che conduce alla vita personale dell’uomo per ora rimasto nel giusto anonimato. Vendetta? Coincidenza o l’atto è collegato agli episodi precedenti?

L’auto si trovava parcheggiata sotto la sua abitazione, all’interno di un complesso residenziale in via Regia Corte, di fronte la Piazzetta Leonardo Da Vinci. In linea d’aria a due passi dal Comando provinciale dei Carabinieri. In molti sono stati presi di soprassalto dal boato avvertito anche nei quartieri limitrofi.

Non erano nemmeno le 6 del mattino quando l’esplosione prende di mira una Fiesta bianca parcheggiata dentro il residence recintato, in cui è possibile accedere scavalcando o entrando dal cancello sempre chiuso ai non residenti. La deflagrazione ha colpito il finestrino facendo saltare lo specchietto retrovisore della fiancata sinistra. Indaga la Squadra Mobile con la Scientifica che ha eseguito i primi rilievi del caso.

L’auto è di proprietà di un rappresentante che non ha avuto nessuna richiesta, nessun avvicinamento sospetto. Nessun indizio. Alcuni residenti della zona sbalorditi si chiedono il perchè di questo atto? E poi perchè al rappresentante? Un segnale che le nuove leve lanciano alla società, alle forze dell’ordine? Oppure una questione personale, una vendetta?

Il caso impone una riflessione profonda. E’ il terzo attentato in sette giorni. Due bombe carta e l’auto incendiata del sindaco di Siracusa. Due giorni fa il caso è arrivato sul tavolo della Prefettura. Oggi si sarebbe dovuta tenere la marcia antiracket. Ma servono quindici giorni per l’allestimento della manifestazione con le associazioni. Ai soliti ignoti bastano poche ore. Tre atti intimidatori in una settimana. Cosa vorrà dire?

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