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Augusta| Don Prisutto scrive al presidente Musumeci

24 Novembre 2017 | by Redazione Webmarte
Augusta| Don Prisutto scrive al presidente Musumeci
Cronaca
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“Dagli esponenti politici della Regione, in tutte le sedi istituzionali, si levi una voce autorevole in difesa degli abitanti di Augusta”. Lo dice don Prisutto al presidente Nello Musumeci, chiedendogli di partecipare alla messa per le vittime del cancro che sarà celebrata il 28 novembre.

Al neo eletto presidente della Regione, Nello Musumeci si rivolge ora l’arciprete don Palmiro Prisutto invitandolo a partecipare alla messa che terrà giorno 28 in memoria dei morti di cancro e per ricordare le persone malate che stanno lottando contro il tumore. Nella lunga missiva indirizzata al governatore della Sicilia, il parroco della chiesa Madre esordisce rammentando l’iniziativa che si concretizza il 28 di ogni mese nel massimo tempio cittadino e di aver più volte invitato a presenziare alla funzione religiosa i presidenti della Repubblica in carica dal febbraio 2014 (data in cui è stata officiata la prima messa) a oggi e anche alcuni ministri.

Nessuno di loro è però intervenuto mai dando priorità ad altre questioni italiane ritenute più importanti.

Il cancro- scrive il battagliero sacerdote –  non è certamente l’unica patologia che affligge questa parte della Sicilia: è solo quella più appariscente che, ormai da diversi decenni, sta letteralmente svuotando le nostre città; parlare di “decimazione” sarebbe solo riduttivo.

Al di là della veridicità e della scientificità dei dati del registro tumori ufficiale, ritengo che la situazione sia assai più preoccupante. Nel mio ruolo di parroco ad Augusta ne ho da tempo percepito la gravità, per cui ho voluto dar vita a questa singolare iniziativa la cui notorietà ha varcato non solo i confini dell’Isola, ma anche dell’Italia. Due funerali su tre o tre su quattro ad Augusta (come nelle vicine Priolo e Melilli) sono ormai di persone uccise dal cancro. Anche la stessa Siracusa comincia a soffrire sempre di più della stessa patologia”.

Oggi la “lista di don Prisutto”, come taluni l’hanno definita, conta quasi mille nomi, più delle vittime di un terremoto, dice il parroco,  della mafia o del terrorismo. Sono vittime dirette o indirette del lavoro.

Non sono soltanto dei nomi: sono padri, madri, fratelli, cugini; sono i nostri cari – dice l’arciprete – sono sangue del nostro sangue; molti di loro sono persone, uomini e donne che hanno accettato e svolto un lavoro che nel tempo ha consentito loro sì di mangiare e portare a casa il classico pezzo di pane, ma questo pane non si è rivelato tanto salutare.

Studiando e analizzando questi dati solo parziali, emergono già con inoppugnabile chiarezza alcune verità: il disastro ambientale probabilmente irreversibile che ci ha fatto dichiarare area Sin e l’età sempre più giovane delle vittime, che solo in parte sono lavoratori del petrolchimico. Il tumore dei polmoni tocca un terzo degli iscritti nel lungo elenco e quasi la metà della lista è composta da persone che non hanno nemmeno raggiunto quell’età minima della pensione che ci vorrebbero imporre per legge basandosi su dati statistici che, certamente, nel nostro caso, non sono assolutamente veritieri né allineati al dato nazionale”.

Oggi tutti sono concordi che nell’affermare che ad Augusta (36.000 abitanti) non esiste una casa, una famiglia dove non ci sia almeno una vittima viva o morta del cancro. “Taluni, ancora – continua il sacerdote –  per tutelare particolari e personali interessi, si ostinano a sostenere la tesi che in tutto questo l’inquinamento non c’entri accusando le auto o le sigarette o la cattiva alimentazione più che le ciminiere. Di sicuro possiamo dire che sui fondali nel mare di Augusta giacciono dai 65 agli 85 milioni di metri cubi di scarti industriali, un territorio disseminato di discariche autorizzate e abusive su cui si coltiva intensivamente e si fanno pascolare gli animali, una falda contaminata da idrocarburi.

Il ricatto occupazionale e soprattutto la subdola “strategia della non-realizzazione di alternative lavorative” hanno fatto sì che anche i bambini di Augusta di fronte al disastro ambientale oggi dicano che “è meglio morire di cancro che di fame”. Le multinazionali del petrolio e del profitto hanno ucciso quindi anche la speranza. Una gran parte dei diplomati e dei laureati degli ultimi anni ha deciso di andare via da una città che non offre più alcuna prospettiva, ma che era e poteva essere una delle più belle dell’Italia.

Questa città con il suo porto e con quello che esiste attorno ad esso è incontrovertibilmente il fulcro portante dell’economia siciliana, ma a questa città dall’inquinamento sono stati distrutti la bellezza del suo mare, del paesaggio; dal cosiddetto progresso sono state distrutte le antiche attività lavorative legate al mare; il miraggio del facile benessere ha distrutto le classiche attività dell’agricoltura, della zootecnia; ha annientato il turismo facendo distruggere centri abitati in riva al mare (Marina di Melilli) o facendo seppellire resti consistenti di antiche civiltà sotto le raffinerie (Megara Hyblaea) contrariamente a quanto avviene in altre parti d’Italia”.

Nel dichiararsi fortemente convinto del fatto che Augusta oggi meriti più attenzione e rispetto non solo per quello che ha già dato, per quello che dà e continuerà a dare a livello economico, ma soprattutto perché è una città abitata da esseri umani, l’arciprete conclude la sua lettera con la seguente frase: “attendo che dagli esponenti politici della Regione, in tutte le sedi istituzionali, si levi una voce autorevole in difesa degli abitanti di Augusta e anche la sua personale venuta nella nostra città alla prossima messa del 28″.

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