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Siracusa| Racket. Fava: “Non il coraggio, ma la convenienza di denunciare”

28 novembre 2017 | by Redazione Webmarte
Siracusa| Racket. Fava: “Non il coraggio, ma la convenienza di denunciare”
Politica
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Disarmante il fatto che ieri pomeriggio la sala non era piena in Cgil cosi come ci si aspettava visto la tematica trattata: antiracket. Ospite d’eccezione Claudio Fava, deputato regionale di Cento Passi e vice presidente della commissione antimafia. Le esternazioni di Caligiore contrario al taglio dato alla marcia del 30, la testimonianza di Piazzese da 15 anni sotto scorta.

Una presenza importante quella di ieri di Claudio Fava, probabilmente “snobbata”. Peccato. Pochi giovani nel salone della Cgil, eppure l’iniziativa è partita da giovani che credono ancora nel cambiamento. A fare i saluti di casa Enzo Vaccaro segretario organizzativo Cgil, poi la parola a Andrea Buccheri di Fare Democrazia che ha introdotto gli interventi di Paolo Caligiore Antiracket Siracusa e di Claudio Fava, candidato presidente della regione alle ultime consultazioni.

Un incontro che ha fatto il punto della situazione a proposito di “coraggio della denuncia” e svelato tristissimi record in provincia di Siracusa; la maggior parte dei commercianti ed imprenditori, purtroppo, pagano il pizzo e non denunciano. I motivi sono svariati. E quasi tutti ricondotti ad una unica causa: la paura di non essere tutelati adeguatamente e pene poco severe per i “cravattari”.

Precise le denunce di Paolo Caligiore: “Non meravigliamoci se poi in prima fila nella marcia del 30 novembre vedremo anche chi ha messo le bombe o appiccato il fuoco!”. Tra le cause principali di questa recrudescenza criminale in provincia anche la disoccupazione che ha raggiunto picchi altissimi relegando Siracusa al 115° posto in Italia (oltre il 60% tra i giovani).

Tra gli interventi accorati anche quello di Bruno Piazzese, imprenditore “offeso” dal pizzo nel 2003 (ben quattro incendi all’Irish Pub di Siracusa). “Servirono a scuotere finalmente le coscienze e il ministro – ha detto Piazzese – oggi a malincuore noto che non ci sia stato un ricambio generazionale nell’antiracket cosi come in politica e  nel sindacato. Il controllo del territorio rimane sempre ai soliti abusivi che proseguono nelle loro attività indisturbati (parcheggiatori, commercianti, ambulanti…). Paradossale poi che sulla mia storia sia stato girato un film che in Norvegia ha vinto il primo premio come film denuncia, a Siracusa invece tutto passa inosservato da undici anni e la situazione peggiora”.

Bruno Piazzese vive da 15 anni sotto scorta. La sua storia da imprenditore taglieggiato non è diversa da quella di Paolo Caligiore di Palazzolo. Era il 91 quando avvenne il primo dei quattro attentati dinamitardi (persino una bomba a casa) ai danni della sua azienda e oggi sono trascorsi 26 anni a promuovere azioni di incoraggiamento e prevenzione nelle fila dell’Antiracket. A non pagare il pizzo.

Oggi la tariffa del pizzo varia dalle 50 alle 100 euro. I prezzi  “da bancarella”. “Non pagare il pizzo non è una questione di paura o di coraggio, ma di morale  – dice Caligiore – non si può accettare che il commerciante paghi. Oggi abbiamo dalla nostra parte la legge, le istituzioni. Prima ero io ad andare in Prefettura o in questura. Oggi ti chiamano subito loro. Dal Prefetto Romano in poi si comprese che a Siracusa potevano realmente cambiare le cose, anche oggi saremo in riunione dal Prefetto, eppure la marcia non basta. Non condivido il taglio dato al corteo del 30 dai sindacati. E non condivido nemmeno il fatto che alla riunione antiracket a Solarino non sia stato invitato l’Antiracket.

Se il racket viene alimentato dalla mancanza di lavoro tra i giovani? “A mio avviso non è una questione di soldi,  ma di emulazione – aggiunge Caligiore – le bombe di oggi non sono quelle degli anni 80/90, ed i bombaroli di oggi sono “scassapagghiari”. In 26 anni di antiracket mi sono sempre sporcato le mani, sono entrato nei locali bruciati e ho portato a casa le mie vesti ancora puzzolenti di fumo.

“E  non sono nemmeno d’accordo che si faccia di tutta un erba un fascio, ci sono casi e casi: una cosa è l’auto incendiata del sindaco, altro fatto è la bomba al barbiere o alla panineria  o l’incendio al portone della palestra. Il racket è altra cosa: come nel caso della ditta palazzolese che è stata bloccata nel suo tentativo di espandersi fuori città. Da tre anni seguo sette commercianti che hanno subito attentati, uno è stato già risarcito dallo Stato. Purtroppo dico che la cultura mafiosa non è affatto cambiata”.

Per Raffaele Gentile il problema non è tanto la conta delle bombe. Ma la chiusura delle aziende che non vogliono affrontare il problema del pizzo. La stessa cosa accade in politica. Durante la campagna elettorale il voto viene pagato dalle 50 alle 100 euro, non è una novità. Il problema di fondo è dare il buon esempio, ricondurre le istituzioni alla moralità perduta contro malversazione e corruzione dilaganti”.

Claudio Fava ha vissuto l’esperienza palermitana di Addio Pizzo nel 2005.Fu  un flop micidiale quel giorno all’inaugurazione del primo centro antiracket in Sicilia – racconta il giornalista deputato – a quel tempo pagavano tutti, felici di pagare, perchè capirono che avrebbero risparmiato rispetto al contratto assicurativo. Un investimento a rendere. A momenti c’erano imprenditori che andavano a cercarsi i protettori. Oggi, più che il coraggio della denuncia, bisognerebbe parlare di convenienza della denuncia, altrimenti resteremo la Sicilia dei vinti. Chi ha denunciato non è morto, non ha più subito. Ha avuto accanto lo Stato. Una volta al commerciante si dava al massimo la scorta, oggi non è più cosi, ci sono fondi che aiutano e leggi che tutelano.

“Mi spiace oggi non trovare qui a Siracusa giovani, e sapere che l’associazionismo, non solo l’antiraket, in Sicilia sia diventato una sorta di “postificio”, uno strumento finanziario per sfruttare le risorse previste dalla legge. A  mio avviso è giunto il momento di fermarsi e rivedere i codici linguistici, incoraggiare quel sentimento di convenienza che porta ad essere cittadini civili. E’ vero, alla marcia del 30 verranno anche quelli che hanno messo le bombe. E’ li che dobbiamo reagire e dire no. Come fecero i figli di Addio Pizzo quando attaccarono sulle saracinesche dei negozi dei volantini con su scritto “Mi vergogno di mio padre che paga!”. Tra i presenti nel salone Cgil Raffaele Gentile, Pippo Lo Curzio e il deputato nazionale Pippo Zappulla. (rosa tomarchio)

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