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Augusta| Presentato il libro di Carmela Mendola “Masculi ‘i prima”

23 Dicembre 2017 | by Redazione Webmarte
Augusta| Presentato il libro di Carmela Mendola “Masculi ‘i prima”
Cultura
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E’ stato presentato giovedì 21 dicembre l’ultimo libro di Carmela Mendola “Masculi ‘i prima”.

Dopo….’A parrata ustanisa, Assetta ‘a pignata, Fimmini ca cuntunu, ecco l’ultima fatica editoriale con un titolo dalla duplice accezione: “Masculi i prima” inteso come uomini del passato “di pasta antica” e nel contempo di rigore morale e professionale, di carattere e valore.

Si tratta di racconti dove pagina dopo pagina, racconto dopo racconto, riemergono le memorie dell’autrice, i suoi ricordi, che non sono altro che memoria di ciascun augustano e quindi memoria collettiva da custodire gelosamente e trasmessa con amore e passione.

E’ stato Giuseppe Carrabino, cultore di storia patria, a presentare questo lavoro che, come è stato definito, non è altro che l’esaltazione dell’identità augustana, uno scrigno dove ogni storia – frutto di conversazioni di masculi…è in effetti la storia di tanti uomini e donne della nostra storia.

Carrabino ha suggerito tre chiavi di lettura dell’opera che ha nel “bello” il comune denominatore:

  • Il bello della città, il mare, il territorio, le fortezze, i monumenti, le chiese
  • Il bello nelle sue peculiarità civiche e social
  • Il bello della tradizione religiosa

Il bello della città, il mare, il territorio, le fortezze, i monumenti, le chiese. Un viaggio alla ricerca del “bello” partendo proprio dal ricordo di due uomini cui Augusta deve tanto: Federico II di Svevia e Domenico di Guzman. Due uomini, due carismi diversi, ma soprattutto due uomini che hanno scritto la storia di questa terra. Uomini d’azione entrambi. Uomini che hanno lottato per i loro ideali, per i loro valori. Una storia, quella di Augusta, che si esprime attraverso il suo mare, la sua posizione privilegiata e che il suo fondatore vuole a sentinella del Mediterraneo. Per narrare le sue memorie, l’autrice ricorre a luoghi e toponimi a partire dal territorio, ‘a Cantra (Cantera) con i suoi viaggi talvolta inutili….., (i viaggi da Cantra), la campagna con i muri a siccu,  le marine, u scugghiddu‘a razzia, ed ancora: la villa, i Giardini Pubblici, u Sedili o cocciu, a strata mastra, a cruci tri cannuni, ‘i scapuccini (la scuola elementare sorta nel sito dove fino al 1933 sorgeva l’antica chiesa della Madonna degli Angeli dei frati Cappuccini), a cillitta di via Epicarmo.

Il bello nelle sue peculiarità civiche e sociali. In questa chiave di lettura ritroviamo innanzitutto proverbi e modi di dire tipici del linguaggio parlato dei nostri antichi padri: “Cu ti fa chianciri ti fa ririri, cu ti fa ririri ti fa chianciri”, l’esperienza degli uomini del mare: “Punenti pisci nenti, livanti pisci tanti (vento di ponente niente pesci, di levante tanti pesci) ed ancora. “Menzu a mari non c’è taverna” …non c’è rifugio.

Riaffiorano altresì le pietanze della nostra tradizione: “fasola che urrani a pani abbagnutu, pasta che maccarruni co’ sugu, sucu fintu, strattu, pisci d’ovu, sardi fritti, puppetti, pipi sicchi, viscutteddi da monaca” o cibi legati alle festività religiose quali a: “ministredda maritata e i cudduruni di san giuseppi.

Le conversazioni sono inoltre intrise di ricordi legati ai giochi di strada: “….a veloci, ‘u tuppettu” o delle fasi della vita: la nascita, la fuitina, il matrimonio “fimmini e uoi de paisi tuoi” e.. .auguri e figghi masculi. Infine la morte con tutto il suo rituale dalla veglia funebre, il funerale, ‘u consulu, ‘u luttu strittu”.

Il bello della tradizione religiosa. E’ questo l’aspetto della poesia con i rintocchi delle campane, la figura di sacerdoti d’altri tempi, le feste religiose che scandiscono il tempo ritualizzato. Da S.Giuseppe con l’asta dei doni offerti al Santo, i riti della Settimana Santa con la processione del Venerdì Santo, la benedizione delle case nel periodo successivo alla Pasqua, ed ancora la festa di S.Rita con la benedizione delle rose nella piazza antistante la chiesa del Carmine, il Corpus Domini con i cerei infiorati delle Confraternite, l’acqua della vigilia dell’Assunta per rinfrescare le anime dei defunti fino alla “festa” dei morti con tutto il retaggio di ricordi legati ai doni portati dai defunti ai bambini nella vigilia della ricorrenza del 2 novembre.

Tre chiavi di lettura, quelle suggerite da Carrabino per chiunque voglia accostarsi alla lettura di questa preziosa pubblicazione. 

Un libro che intende fare memoria e nel contempo riaffermare l’importanza del recupero del sacro, del bello, della “tradizione” nella nostra vita in cui il senso della bellezza si è clamorosamente perduto. Del resto, quanto proposto da Carmela Mendola – che è innamorata della sua terra – è in effetti quanto ebbe a scrivere tempo addietro il filosofo e scrittore inglese Roger Scruton, autodefinitosi “fieramente controcorrente e soprattutto “conservatore a oltranza”.

Scruton difendendo il ruolo della tradizione invita a ritrovare il senso del “Bello” e allo stesso tempo meditare sui valori fondamentali, su che cosa è davvero importante nella vita dell’uomo suggerendo una mediazione fra tradizione e modernità. “Tradizione e modernità non sono in conflitto, la tradizione è in conflitto soltanto con la barbarie di chi, a tutti i costi, vuole cancellare la “memoria” di una comunità”.

In ogni comunità ci sono poi i “custodi” della memoria, coloro che credono nei valori trasmessi dalle generazioni che li hanno preceduti e li custodiscono gelosamente, facendosi non solo custodi ma soprattutto portatori….di quel patrimonio che va necessariamente condiviso. La barbarie sta in chi dall’alto del potere vorrebbe annientare, cancellare, infierire.

Se una cosa è valida perché non conservarla? Dovrebbero insegnarlo nelle scuole, ma oggi ben pochi lo fanno. La grande difficoltà è che la gente vuole costantemente cambiare le cose, vuole sempre migliorare anche ciò che non ne ha bisogno, o che non può essere migliorato. È una debolezza dell’uomo».

Ben venga pertanto questo scrigno di ricordi di Carmela, uno scrigno che auspichiamo possa essere a disposizione della città, delle istituzioni, degli educatori siano essi insegnanti o sacerdoti, delle famiglie, delle scuole perché in questo scrigno c’è l’anima della nostra Augusta. Una identità che deve essere gelosamente custodita e tramandata alle future generazioni per riscoprire l’importanza del “bello” che si esprime in ogni aspetto di vita vissuta di questo popolo. Allora “Masculi ‘i prima” potrà costituire non solamente un ricordo ma un invito a riscoprire l’identità civica ed ecclesiale, federiciana e domenicana dove si racchiudono i valori di quegli uomini, quei “masculi ‘i prima”, uomini coraggiosi, di fermezza e valori, di competenza e professionalità, ma soprattutto uomini capaci di lottare per loro idee.

Questa pubblicazione di Carmela Mendola è un dono che non può far altro che svegliare in ciascuno di noi questo senso di appartenenza alla comunità, un dovere che abbiamo nei confronti della storia e delle future generazioni.

(foto Alberto Di Grande)

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