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Siracusa| A tavola di memorie con Elio Tocco

12 gennaio 2018 | by Redazione Webmarte
Siracusa| A tavola di memorie con Elio Tocco
Cultura
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Ieri sera a “Il Cerchio” presentazione dell’ultimo libro di Elio Tocco “Sicilia, il sapore della memoria” con la prefazione dell’avv. Carola Pavano. Presentatore d’eccezione il vice sindaco Francesco Italia. “La stigghiola è barocca, la granita è cibo stanziale mentre la brioche col gelato è nomade”.

Anche il filosofo Elio Tocco è giunto ad una conclusione: a tavola si possono imbastire le migliori discussioni, complice il buon cibo e il buon vino. Meglio, poi, se è un Rhuan! Perchè è a tavola che, grandi e piccini, si ritrovano in perfetta armonia. E lui, da siciliano doc, sceglie la cucina della sua terra per imprimere con una certa efficacia l’imprinting del duro cammino salvifico verso la disperata ricerca (o rappriopriamento) dell’autentica identità di un popolo. Una evoluzione culturale moderna che, guarda caso, per raggiungere il suo acme deve necessariamente partire da lontano, a ritroso, scandagliando le origini. Ed ecco ritornare il tema della memoria anche in queste pagine “colte” e colorite dai sapori irrinunciabili della buona vecchia cucina tradizionale.

L’ultimo libro “Sicilia, il sapore della memoria” di Elio Tocco non è solo cucina, ma arte, storia, folclore, cultura a 360 gradi ma, soprattutto,  memoria, identità di un popolo che si rivela al mondo, nei secoli, con precisi connotati legati al gusto, ai sapori, agli odori, alla laboriosità di nonne ed artigiani che hanno reso altisonante la storia della Sicilia in tavola.

Nascono, inevitabilmente, dei conflitti “deliziosi”, di campanile e di territorialità: e allora, si dirà arancino o arancina? A seconda, se ci si troverà a Palermo o a Catania, quella “piramide” che ti scalda la mano avrà un gusto diverso perchè differenti sarà la generosità degli ingredienti senza mai tradirne la forma. Da lì la discussione al “Cerchio” di via Arsenale (salone affollato come non mai), è facile incanalarsi in un discorso che a primo acchito non ci azzecca un gran chè con l’arancino ( o arancina) qual è l’eternità, l’immortalità. Ma al fine dicitore Tocco il miracolo riesce come sempre alla perfezione, il pubblico resta incollato alla sedia ed ascolta gli strani accostamenti ora alla politica, ora alla storia di un popolo che conserva, per fortuna, intatte le sue tradizioni. Almeno a tavola.

Ci sono pure gli spettri che agitano l’animo di Tocco in questo libro. La “sua” Baronessa di Carini, o i tre, forse quattro, fantasmi che girano per il Castello di Mussomeli. E si ritorna con lo stesso refrain: “ma non doveva essere un libro di cucina?”. E’ molto di più questo “saggio” di Elio Tocco quando fa una esatta digressione sui cibi stanziali ed i cibi nomadi basata sull’eterno conflitto tra Siracusa-Catania-Palermo. Per esempio, la granita è stanziale: la  mangi seduta a tavola accompagnandola con una brioche o meglio ancora con una “manuzza”.

Altra cosa è la brioche col gelato, cibo nomade, i moderni americani lo chiamano “street food”, cibo urbano, da strada, da passeggio. Anche in solitaria. Purtroppo, anche in Sicilia, le mode ed i costumi stanno cambiando. Per esempio, Tocco ricorda, specie ai giovani, la festa più bella di un tempo: I Morti. “Oggi la festa più morta che possa esserci! – esclama l’autore un po’ indispettito per la grave perdita della tradizione soppiantata dall’anglosassone Halloween. Niente a che fare, insomma, con la vecchia cultura ebraica che proprio in Sicilia condizionò e formò anche gli orientamenti del gusto in certe precise ricorrenze.

E allora, chi ricorda ancora i Pupi di Zucchero? O la frutta martorana? “Dolcezze infinite ormai perdute. E lo dico sulla mia memoria! – esclama Tocco mettendo la mano sul cuore – come il rito della “truvatura”, quando i bimbi di un tempo andavano alla ricerca dei doni lasciati dai nostri “mutticeddi”. Quel messaggio valeva molto di più di un semplice trenino o pupa di pezza: era la magia dell’attesa, non del consumo odierno”.

La “stigghiola” per Tocco è barocca! Non si discute. Per la sua sensualità, la sua pienezza. E barocchi sono pure i “vanniamenti” all’Ucceria perchè “propaganda” di civiltà, cultura. Nel libro di Tocco ogni cibo è sacro e si riconduce alla “grande madre” – come faceva notare il moderatore Francesco Italia, vice sindaco di Siracusa, ossia “il divino femminile” che ritorna e si manifesta. E così l’Etna, la Cattedrale.

E a proposito di usi e costumi dei ragazzi di un tempo. Elogio al salto della cavallina, un gioco che faceva “moda” in un periodo in cui si indossavano – e con orgoglio – i vestiti rivoltati. O quando si ereditavano le scarpe del fratello maggiore. O si mangiava pane raffermo. “Non era solitudine, quella, nè tristezza – sottolinea Tocco che racconta un’altro capitolo della sua vita – ma voglia di stare insieme nella spaventosa semplicità in una stagione lieta compagna. E questo basta”.

Il fatto vero è che ci stiamo trasformando sempre più in consumatori. Quale futuro? Difficile rispondere all’interrogativo di Francesco Italia. “La perdita dei valori, del senso del tempo, del senso del sacrificio ci condurranno inesorabilmente verso un mondo di plastica, finto. E’ la dura ma vera realtà”. Per stemperare gli animi ci pensa il buon Grillo e Merlot che Tocco cita nel suo libro abbinandoli sapientemente al pesce e alla carne. Ed il Rhuan sarà ancora una volta protagonista il prossimo 27 gennaio, in occasione della Giornata della Memoria, all’evento in preparazione al Moon di via Roma che per la ricorrenza mondiale si presterà quale mirabile “marchio” della memoria.

Alla presentazione del libro sono intervenuti, inoltre, Simone Giallongo e l’avvocato Carola Pavano che ha curato la prefazione. (rosa tomarchio)

One Comment

  1. Cettina says:

    Dalla riconosciuta bravura dell’autore un libro polifunzionale, destinato agli occhi, alla memoria e al cuore: i sapori, conosciuti o evocati fanno da linea guida per non perderci, o ritrovarci.

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