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Siracusa| “La Nave delle Spose”, e la transumanza continua

Siracusa| “La Nave delle Spose”, e la transumanza continua
Spettacolo
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Lo spettacolo “La nave delle Spose” di Lucia Sardo è unico nel suo genere poiché richiama e ripercorre una storia che appartiene alla memoria siciliana.

Successo di pubblico allo spettacolo di Lucia Sardo che rinnova il solito appuntamento con le scuole siracusane. “La Nave delle Spose” tratta di donne date in sposa per procura, parte integrante anzi spesso fenomeno di completamento del piano migratorio che ha impegnato, dall’inizio del secolo scorso, in special modo  il sud dell’Italia, fino alla più moderna emigrazione dal sud al nord tipica degli anni 60.
Le donne quindi venivano inviate per andare a costituire una famiglia o per ricongiungersi con lo sposo o con altri membri della famiglia d’origine e non mancavano certamente le scelte, molto poco libere per le donne che le subivano, di destinare una figlia da marito, a causa della povertà, a qualche sedicente ricco americano o naturalizzato tale negli Stati Uniti.
Il sacrificio delle donne era  decisamente  funzionale, necessario, centrale e dunque irrevocabile. Eppure la narrazione scenica di Lucia Sardo rappresentata e più compiutamente “cuntata” da Gioacchino Cappelli, non potrebbe essere più evocativa, esplicativa e suggestiva. Una scenografia scarna, ma gravida delle simbologie della cultura meridionale di quel tempo cristallizzato da due semplici teli bianchi che fanno rivivere, a bordo di una nave immaginaria, una sorta di umana transumanza dal remoto  paese d’origine al luogo di destinazione.
La cittadinanza di queste donne del sud sembra essere però internazionale e mai come oggi attuale. Lucia Sardo ha voluto sul palco, a fine spettacolo, il centro antiviolenza La Nereide di Siracusa  a conferma dell’interesse verso un tema, quello della violenza di genere, che non ha confini e lungi dall’essere superato, ci impone  di adottare nuove strategie culturali di lotta e contrasto del fenomeno.
L’integrazione delle plurali finalità dello spettacolo veicola il messaggio universale  dell’urgenza di un rivolgimento culturale e valoriale. Giovani di oggi, protagonisti di domani, hanno avuto l’opportunità di ascoltare una “storia passata” ma non superata poiché persino i libri di storia non la raccontano. Solo la tradizione del cunto, qui riproposta da Gioacchino Cappelli, grazie anche ad una strepitosa scenografia con costumi ad hoc delle Pupe coerentemente abbigliate, impupate, sapientemente manovrate,  poteva restituire poeticità a così tristi vicende umane. (ethel puzzo-rosa tomarchio)

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