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Augusta| “Giornalisti minacciati in Sicilia: mai soli” al Costa incontro formazione continua

Augusta| “Giornalisti minacciati in Sicilia: mai soli” al Costa incontro formazione continua
Attualità
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La libertà di stampa è sacrosanta, va rispettata e sostenuta, al contempo il giornalista non può avvalersi del potente mezzo dell’informazione per fare i suoi interessi diffamando e infangando. La disinformazione premeditata va punita, mentre vanno tutelati quei cronisti che con impegno, integrità morale e spirito di sacrificio portano avanti con orgoglio e senza paura il loro lavoro.

“Giornalisti minacciati in Sicilia: mai soli” è il tema dell’incontro – dibattito, organizzato dalla Fnsi (federazione nazionale stampa italiana) e dall’Unci (Unione nazionale cronisti italiani) che si è svolto questa mattina nei locali del IV Istituto comprensivo “Domenico Costa” nell’ambito della formazione professionale continua per i giornalisti. Nel corso dell’incontro è stato presentato da Francesco Nania, fiduciario della sezione Unci (Unione nazionale giornalisti italiani) l’osservatorio provinciale dei giornalisti minacciati che nasce nel settembre 2016. Hanno portato la loro testimonianza i giornalisti, Massimo Ciccarello de “La Nota 7”, Gianni D’Anna, direttore di Augustaonline, Franco Oddo e Carmelo Maiorca, rispettivamente primo direttore del periodico La Civetta di Minerva e  direttore de L’Isola dei cani.

Alessandro GALIMBERTI
Presidente nazionale Unci

L’incontro è stato introdotto dai saluti del dirigente scolastico del “Costa”, Michele Accolla. E’ poi intervenuto il presidente regionale Unci Sicilia, Andrea TuttoilmondoSanto Gallo, consigliere dell’Ordine regionale dei giornalisti ha dato lettura di un messaggio inviato dal presidente dell’Ordine, Giulio Francese. Ha relazionato sull’argomento, Albero Cicero, segretario regionale dell’Assostampa, il quale partendo dai fatti di Ostia per poi citare i colleghi di Enna ha detto che la situazione in Sicilia sta peggiorando e che i giornalisti non vanno lasciati mai soli perché chi vuole colpirli tende innanzitutto a isolarli. L’incontro è stato moderato  da Leone Zingales, vice presidente nazionale dell’Unci, mentre le conclusioni sono state affidate ad Alessandro Galiberti, presidente nazionale dell’Unci.

E’ stato sottolineato che degli 11 giornalisti uccisi in Italia dalla criminalità organizzata 8 erano siciliani, ma non è solo la mafia a minacciare i cronisti. “Nell’ambito della provincia di Siracusa – riferisce Nania –  sono, purtroppo, numerosi i casi di giornalisti minacciati. A cominciare da Paolo Borrometi, l’11 settembre insultato da due persone sul profilo Facebook della testata online. Ancora Borrometi il 19 novembre ha ricevuto un messaggio minaccioso nella posta privata di Fb dal fratello di un uomo vicino al clan Bottaro-Attanasio. Subiscono gli strascichi giudiziari di episodi avvenuti 6 anni fa Franco Oddo e Carmelo Maiorca: il primo direttore del periodico La Civetta di Minerva e, l’altro direttore de L’Isola dei cani sono sotto processo a Messina e la prima udienza è stata fissata ad aprile. Caduta l’imputazione per associazione a delinquere, i due colleghi devono rispondere di diffamazione a mezzo stampa nei confronti di magistrati. Sempre Franco Oddo e la collaboratrice del La Civetta di Minerva, Marina Di Michele il 4 novembre 2016 ricevono la richiesta iniziale di 5milioni, poi ridotta a 500mila euro da un magistrato che li ha diffidati per articoli pubblicati del 2011-2013 sulla Procura di Siracusa. Giuseppe Guastella direttore del periodico Il Diario1984 e Luca Signorelli, collaboratore del quotidiano online Siracusanews nel corso di una conferenza stampa il 9 maggio vengono presi di mira da una consigliera comunale che ha dichiarato di voler querelare per diffamazione. Poi c’è il caso di Massimo Ciccarello, cronista del sito online La Nota 7 che il 6 dicembre 2016, viene attaccato dall’amministrazione comunale di Augusta per un articolo sulle parcelle a professionisti. Questi sono i casi più eclatanti, emersi nel corso di eventi pubblici o sui social network o per ché denunciati dai colleghi. Ma abbiamo motivo di ritenere che la platea dei colleghi vittime di minacce sia molto più diffuso.

Da poco meno di un decennio a questa parte, con l’esplosione dei cosiddetti “Veleni in Procura” – aggiunge Nania – la tensione è palpabile soprattutto per i cronisti che hanno raccontato e continuano a riportare la cronaca di quanto accade negli ambienti giudiziari. E quando sembrava che quel caso fosse ormai alle spalle, ecco esplodere un altro caso, quello che convenzionalmente chiamiamo Sistema Siracusa nel quale sono coinvolti ancora una volta magistrati in servizio alla Procura di Siracusa, avvocati, consulenti tecnici e, purtroppo, anche il collega Pino Guastella.

Quello che abbiamo potuto registrare in poco più di 2 anni di attività dell’Osservatorio è l’aumento dell’aggressività nei confronti dei giornalisti. Siracusa entra circolo delle querele temerarie contro i giornalisti. Negli ultimi tempi, il rischio di denuncia per calunnia o diffamazione si è fatta reale, passando dalla minaccia alla carta bollata con citazioni o, addirittura, ingiunzione di risarcimento con somme milionarie. Anche a Siracusa, da qualche anno, quello del giornalista è un lavoro che infastidisce, che disturba, e quindi spesso da attaccare con gli strumenti della querela, quando non s’interviene con la pressione sull’editore. Sono decine al tribunale di Siracusa i procedimenti penali che pendono a carico di giornalisti, accusati di diffamazione a mezzo stampa mentre nel quadriennio 2010-13 i procedimenti sono aumentati dell’8% all’anno. Diventa indispensabile, direi emergenziale, illuminare le periferie, aumentare la tutela legale, anche chiamando a raccolta gli avvocati impegnati sul fronte della tutela della libertà di stampa che vogliano costruire uno “scudo” a protezione dei giornalisti. Questo è necessario: perché le minacce e le querele sono in aumento, perché vengono utilizzati sempre nuovi metodi e nuovi media per minacciare. Abbiamo bisogno di guardarci dentro, perché abbiamo perso l’anima della professione. La perdita della nostra autorevolezza ha costruito i muri d’ignoranza (notizie ignorate, dimenticate, distorte, false, manipolate) e solo con l’autorevolezza possiamo abbattere quegli stessi muri. Oggi uno strumento giuridico di tutela come la querela per diffamazione è diventato un abuso, un deterrente contro il giornalismo”.

D’Anna e Ciccarello

Uno dei casi non citati nell’osservatorio è quello di Gianni D’Anna, direttore di Augustaonline condannato in primo grado e in appello per reato di diffamazione a mezzo stampa nei confronti di un magistrato coinvolto nella vicenda “Veleni in Procura”.  D’Anna è ricorso in Cassazione. Massimo Ciccarello, invece, nella sua testimonianza ha parlato ha raccontato la sua esperienza negativa con l’amministrazione comunale del M5S, in carica e ha fatto sapere di essere stato querelato da un consigliere comunale.

Secondo Galiberti ancor più grave è quando sono i poteri forti a minacciare la libertà di stampa.  Ha  precisato che, il giornalismo non deve essere perseguibile, ma i giornalisti quando non tengono fede ai principi fondamentali che regolano la professione e la usano a loro piacimento vanno sì perseguiti, affinché non venga penalizzata l’intera categoria. “La libertà di informazione – dichiara il presidente nazionale dell’Unci – cardine di una democrazia compiuta, resta un miraggio se le gambe su cui viaggia, quella dei cronisti sono minacciate ogni giorno da ogni sorta di prepotenza. Oggi poi la proliferazione di fonti di comunicazione, a cominciare dai social network, fornisce un nuovo arsenale di intimidazione per chi sulla forza bruta e sull’oscurantismo costruisce una forma di controllo delle istituzioni e della realtà sociale”. Sostenere le battaglie civili dei cronisti è il primo passo per liberare l’informazione e per garantire un futuro di giustizia e di pace”.

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