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Augusta| Luigi Spinali “Flash” fa tris alla “TrecastagniStar”

3 Maggio 2018 | by Rosa Tomarchio
Augusta| Luigi Spinali “Flash” fa tris alla “TrecastagniStar”
Sport
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Strepitoso successo per Luigi Spinali alla corsa nazionale su strada “TrecastagniStar” svoltasi a Trecastagni sulla distanza dei 10 km. Quasi due i minuti di vantaggio sul secondo classificato.

Sei atleti augustani alla gara di corsa su strada “TrecastagniStar”: Maurizio Stupia (31°), Salvatore Di Grande (26°) e Francesco Messina (77°) per gli uomini. In campo femminile grande risultato per Anna De Vita, prima di categoria, e per Teresa Bianco, terza di categoria. Ma su tutti ha surclassato il “solito” Luigi Spinali inanellando una terza vittoria alla 33a edizione della Trecastagni Star.  L’atleta si è piazzato al primo posto con un tempo di 33’ e 39”. Spinali fa cosi il tris dopo le edizioni del 2015, 2017 e 2018. Un “record” che in precedenza era riuscito solo a Totò Antibo. Al secondo posto Carmelo Caputo (Monti Rossi Nicolosi), sul terzo gradino del podio Enrico Pafumi (Monti Rossi Nicolosi). Quindi ancora una domenica sugli allori per i neroverdi dell’ASD Atletica Augusta.

Un magico tris, per Spinali. “Con questa gara ho sempre avuto un rapporto speciale sin  da quando avevo l’eta di sedici anni (Spinali ha compiuto 26 anni ieri). Calcare quel percorso e confrontarmi con atleti del calibro di Meucci, Lalli è stato un onore. La prima volta nel 2007: vedevo sfrecciare grandi campioni. E pensai: chissà se un giorno riuscirò io a vincere questa prestigiosa gara! Mi classificherò al primo posto proprio nell’edizione del trentennale della TrecastagniStar. E quest’anno arriva il terzo titolo. E’ sempre un piacere partecipare, si vive uno scenario molto particolare, lungo il percoeso due ali di folla e tutte le persone che sono li ad incitarti vistosamente.  Come potrei farne a meno?”.

C’è chi paragona, infatti, la TrecastagniStar ad una corrida madrilena o ad una specie di Palio di Siena. Una manifestazione internazionale che cresce sempre più di livello grazie all’organizzazione certosina di Pippo e Martina Leone, ed oggi col sindaco Giovanni Barbagallo. Ma come ha fatto Spinali ad approdare a questi traguardi ambiti? “Mi alleno prevalentamente nella mia città, Augusta, nonostante la carenza di impianti sportivi, due tre, volte al giorno. Il mio percorso è il Lungomare Rossini. Per le ripetute mi sposto invece a Nicolosi o al Rifugio Sapienza. Dove ad agosto mi stabilisco per tutto il  mese”.

Una vita di rinunce, quella del giovane Spinali. Ma i successi lo ripagano tantissimo: come a Malta, nel 2017. Fu il primo italiano a tagliaere il traguardo. O all’internazionale di Torino: primo nella mezza maratona (“21 Km e 7 metri che non passano mai”).  Adesso Spinali si prepara alla “StraMegara” lungo via Principe Umberto, evento sportivo regionale organizzato dall’Atletica Augusta che ha visto partecipare noti campioni come Liuzzo, Giacomo Leone che ha vinto la maratona di New York. Il 27 maggio Spinali sarà invece a Lugano, in Svizzera, dove spera di ben figurare e portare ancora una volta la città di Augusta in alto.

Ma cosa porta Luigi Spinali ad una vita fatta di rinunce? “Lo faccio per far felici le persone che mi fermano per strada. Sono loro che mi danno tutta l’energia. Dicono che sono l’orgoglio della città. E forte di questa fiducia e affetto aumento la dose dei miei allenamenti. E poi, devo molto al mio primo maestro, Jose Motta, scomparso recentemente. E’ lui che mi ha trasferito il grande spirito di volontà. Mi diceva “si puo avere il talento ma senza allenamento non si va da nessuna parte. La mente conta ancor più delle gambe. Altrimenti, come si dice dalle nostre parti, non si passano manco i ponti!”.

Sacrificio, volontà, passione. La mattina sveglia alle 6.30 per il primo allenamento. Si replica alle 11 e poi alle 17.30. Tutto in solitudine. Senza un istruttore al seguito. “Due volte a settimana vado sull’Etna col mio allenatore catanese Enrico Pafumi – ci confessa Spinali – Distrazioni da 26enne? Nessuna. Non puoi distrarti se vuoi ottenere queste grandi soddisfazioni. Nella vita in generale, non solo nello sport”. La mezza maratona di Torino lo scorso anno lo consacra ancora una volta nei palmares internazionali, con un primo posto al traguardo di Piazza San Carlo: primo italiano (1 ora  e 11 minuti 13 secondi) davanti a lui una sfilza di atleti kenioti e sudafricani.

Una vita “non vita”. “Non mi posso permettere influenze e raffreddori, sarebbero un freno per l’allenamento e l’ottenimento di potenziali vittorie. Rinunce? Tantissime. Per mia natura, non sono un tipo che il sabato sera va in giro per i locali notturni. Dopo gli allenamenti giornalieri vado a letto presto, stanchissimo. Le buone regole per un campione: uno stile di vita consono, buone ore di sonno per sentirsi il giorno dopo più carichi e riposati”.

Ogni giorno Luigi Spinali percorre 25 Km al giorno. Un campione nello sport e nella vita. “Essere sempre se stessi e non mollare mai. So quanto valgo e so con chi relazionarmi. Più si è sereni più si possono ottenere risultati prestigiosi. Il rapporto col danaro? Come tutti sano, l’atletica è considerato uno sport minore. Soldi non te ne fai. Ed è difficile ottenere anche sponsor.  Andrò a Lugano col contributo di due persone che credono in me per sostenre i costi della trasferta”.

Quanta fatica, e quanti pericoli, allenarsi sul Lungomare Rossini. Le macchine sfrecciano a 100 Km orari, i miasmi della zona industriale non gli sono affatto favorevoli. Eppure, Luigi riesce a tenere testa a qualsiasi impedimento. “Ho conosciuto tanti ragazzi che alla prima difficoltà hanno mollato. Non avevano il senso del sacrificio.  Io ho avuto la fortuna di avere un grande esempio  in casa: mio padre si alza alle cinque per andare a lavoro. Siamo una famiglia modesta ma unita. Il benessere non porta a nulla, solo alla pigrizia e all’annientamento della persona”.

La passione per la corsa? “Facevo basket con la Virtus ai Cappuccini con il maestro Jose Motta. Mi chiamava “Freccia” perchè mi impossessavo lesto della palla ed andavo subito a canestro. Poi, a seguito di un improvviso accresciemento della cartilagine al tendine rotuleo, ebbi i primi impedimenti. Ma non riuscivo a stare fermo un minuto, ed ai giochi studenteschi della scuola media incontro per la prima volta la prof. Catania. Da quel giorno, per tutti i cinque anni delle superiori mi piazzai al primo posto nella corsa campestre e nella mille metri su pista. Giunsi anche primo alla finale nazionale”.

Ne sono passati anni da quei scatti su 60 metri veloci nell’orto dei Cappuccini. Una specie di “Forrest Gump, Spinali non riesce proprio a star fermo. Stare seduti per lui è un grande sacrificio. La miglior prestazione italiana arriva nel 2006 a Lignano Sabbie d’Oro dove Luigi conosce per la prima volta un vero campo d’atletica. La vice preside di allora, la Caramagno, della “Principe di Napoli” appese la sua foto in tutte le classi come simbolo di ragazzo volenteroso sia nello sport che nella vita.

26 anni compiuti ieri, ad oggi disoccupato, solo lavori saltuari in zona industriale. Di quelli per i quali, a momenti, devi pure dire grazie! In compenso tantissime grandi soddisfazioni nello sport. Luigi non si abbatte, si dice fiducioso, sente che qualcosa arriverà. Lui è tra quei giovani che ha deciso di restare: “Non parto per l’estero, come tanti amici. Malta, Amsterdam, Stati Uniti. Non me la sento. Resto qui, credo nello sport, in me stesso e voglio seguitare a dare il massimo sempre con umiltà e coi piedi per terra.

Lo chiamano “Flash”: Spinali raggiunge i 30 Km orari in allenamenti molti spinti. Dietro il suo amico lo segue in bicicletta, sul Lungomare Rossini. “Bisogna essere un po’ visionari, arrivare laddove gli altri non arrivano. Purtroppo, qui non abbiamo grandi percorsi. Mi alleno sulla strada, da Augusta a Brucoli, Cirumi, e ritorno. 20 Km in tutto. Cosa provo mentre corro? Trovo la serenità con me stesso. provare quella sensazione di andare oltre il mio limite per migliorarmi. Sono arrivato ai tre minuti e 15 a chilometro in una mezza maratona, ma come dice il grande Mennea: “la fatica dura tanto ma la soddisfazione resta per sempre dentro noi”.

Insomma, a Luigi basta essere “Flash”, cosi lo chiamano i ragazzini di Augusta mentre lo incontrano per strada. “Le persone si rispecchiano in me. E questo mi inorgoglisce. Durante gli allenamenti si accosta gente qualsiasi, amici che mi fanno sorridere e mi dicono: “mbare, vuoi un passaggio in macchina? Che si mangia oggi? Pasta al forno? Io sorrido, ringrazio e vado avanti a testa bassa. Aumentando i battiti del cuore. 190 battiti. Gittata massima”.

I trucchi del mestiere in gara? “Non partire mai veloce, all’inizio essere più lineare possibile. E la tranquillità, che è alla base di tutto. La capacita di controllare i battiti del cuore, sin dall’inizio della gara. Controllare l’ansia e l’adrenalina. Stare più rilassato possibile. Il mio mito? Ayrton Senna. Come me, si relazionava molto con l’ambiente circostante, seguiva il vento. I grandi piloti dell’automobilismo conducono una macchina a 330 km orari: dominano i nervi e portano l’auto al  massimo dei giri all’arrivo. Cosa penso allo start? Che sto facendo un test di una gara che ho costruito. Se ho lavorato bene avrò sicuramente un risultato positivo”.

E dopo l’agonismo? “Sto avviando il mio percorso professionale di consulente e preparatore atletico. Purtroppo, l’atletica è considerata sport minore, ad Augusta c’è l’arte dell’arrangiarsi. In tutta Italia, in realtà. Invece all’estero la corsa è molto presa in considerazione. Ci sono i club, le federazioni che mettono a disposizione degli atleti i loro budget. Lo stesso colosso della Nike porta avanti progetti di grande levatura, come l’Oregon Project. Qui esiste solo un concorso all’anno per entrare nelle forze armate. Ma anche lì….”.

Quanto conta la serenità per un campione sportivo? “Mio nonno è ricoverato in ospedale da tre mesi. Il mio cruccio. Eppure, non mollo. Col talento che mi è stato donato posso raggiugnere ancora risultati eccellenti, come è stato l’altro ieri a Trecastagni. So che accadrà qualcosa di bello. E mio nonno so che è contento cosi”.

Pasta integrale, legumi e tanta verdura. Per Luigi Spinali non esistono distrazioni legittime per la sua giovane età. Niente “arrusti e mangia”. Niente discoteca. Ma non per questo non sono mancate le sconfitte. “E quando perdevo mi chiedevo cosa fare per poter vincere? Allenarmi di più di chi ha vinto. Un osso duro. E crescendo hoi imparato che l’allenamento è quello che ti fa andare oltre la tua stessa volontà.

Cosa occorre per essere veri campioni mondiali? Stage di allenamenti in Marocco, in altura, Sestriere Livigno dove la pressione dell’ossigeno è minore e si corre più spinti. Dopo un mese e mezzo si scende in pianura e si va molto più forte. Io faccio questo una volta l’anno. tutto il mese di agosto lo trascorro sull Etna a 2000 metri di quota, attorno a me solo cenere e pinete. Ma non sento il peso. Per me è abitudine, routine”.

Luigi Spinali ha rinunciato a un amore, a una famiglia? “Diciamo che ancora non ho incontrato la persona giusta. Pronta a fare sacrifici come me. E le colleghe? Probabilmente, hanno avversari più scarsi di me (ride). The show must go on. Bisogna avere quel pizzico di euforia. Quella cosa che fa la differenza. Umiltà, amore e benevolenza”.

Quasi ogni domenica una gara. Ma come si vive ad Augusta? “Secondo me questa città ha un grande potenziale. Enorme. Bisogna saperlo sfruttare, nello sport ed in altri ambiti. Quello che ci penalizza è la “non voglia” di fare, non prendersi cura dei talenti che finiscono per gettare la spugna, che non hanno nemmeno il tempo di iniziare perchè si ritrovano ostacoli ovunque. Mancano gli impianti. Io sono l’unico che pratico questo sport. Nessuno metterebbe a repentaglio la propria vita, in mezzo a macchine che sfrecciano. E’ un pericolo costante.  E qui capisco  i genitori quando decidono di mandare i propri figli a calcetto”.

Luigi Spinali, detto Flash. Un campione nello sport, un maestro di vita, nonostante la giovane età. Un modello da seguire. Iniziamo dalle scuole di Augusta. Sarebbe opportuno ascoltarlo. Io l’ho fatto, per un’ora intera. Ed è stato troppo poco. (rosa tomarchio)

 

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