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Catania| Donatella Palermo: i fili misteriosi che hanno legato i miei incontri fortunati

3 maggio 2018 | by Daniela Fleres
Catania| Donatella Palermo: i fili misteriosi che hanno legato i miei incontri fortunati
Cultura
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“La mia vita è stata ed è piena di incontri bellissimi e fortunati. Vorrei parlarvi di me attraverso questi incontri”: è così che Donatella Palermo, produttrice cinematografica catanese, si è presentata durante l’incontro organizzato dall’Associazione culturale l’Anima in Movimento di Catania, all’interno del percorso di esplorazione dei talenti, attraverso cui l’individuo esprime la propria e più profonda identità.

 

Partita da Catania poco più che maggiorenne, Donatella ha sempre portato le sue origini nel cuore: “il primo incontro fondamentale è la mia terra, la Sicilia. Essere nata sotto il vulcano ti regala un estro introvabile in qualsiasi altra parte del mondo. In questa terra convivono tanti contrasti che offrono molti spunti anche se, spesso, i talenti siciliani non trovano sbocchi, perché sono bloccati dall’inerzia. È tipica la frase “mi siddio”, dal non fare invece di buttarsi e rischiare, usata frequentemente dalle nostre parti”.

Tutt’altro, invece, è stato il percorso intrapreso da Donatella Palermo, che ha costruito la sua carriera professionale ponendo le basi sulla sua grande passione per il cinema: ” Provengo da una famiglia non convenzionale, mia madre era convinta che uno dei doveri dei genitori dovesse essere rendere i figli sicuri di se stessi ed io sono cresciuta con questo insegnamento e questa convinzione.”

“L’amore per il cinema ha origini nella mia infanzia, quando mio zio, nella nostra casa su via Villini a mare, d’estate, organizzava delle proiezioni familiari”. L’incontro che l’ha messa in contatto vero e proprio con il mondo cinematografico, però, è stato quello con un cane:”trovai questo cane malconcio e lo salvai; poi scoprii che la proprietaria era una produttrice americana che mi propose di seguirla a Roma e lavorare con lei”.

Grazie a questa offerta e alla scelta di partire per quella che era la città del cinema per eccellenza, Donatella ha iniziato a conoscere artisti e a scoprire talenti che ammette essere una sua peculiarità.  Attratta particolarmente dalle opere prime dei registi “perché ci vuole molto coraggio a proporre un film partendo da zero”, Donatella Palermo afferma di essere stata affascinata dalla creatività  di Roberta Torre, grazie a un documentario che vide per caso a un festival, le Angelesse e, una volta conosciuta la regista palermitana, fece di tutto per produrre Tano da morire.

“Quando Roberta mi propose il soggetto mi piacque moltissimo e  fu mia l’idea di farne un film musicale. Non avevamo i fondi così abbiamo proposto al festival del cinema di Venezia un documentario sui casting di Tano da morire, che ebbe molto successo  e in questo modo riuscimmo a produrlo”. Tante sono le pellicole alle quali Donatella ha partecipato come produttrice e per le quali ha vinto molti premi, come l’Orso d’Oro a Berlino per Cesare deve Morire di Paolo Taviani e il più recente Fuocoammare di Gianfranco Rosi , per il quale ha ricevuto anche la nomination all’Oscar come miglior documentario.

Si definisce un’avventuriera Donatella che, quando si innamora di una storia, trova tutti i modi per riuscire a realizzarla e per questo, ironizza,  un altro incontro fortunato è quello con i direttori di banca che le hanno dato l’opportunità di fare i film. “Ogni progetto cinematografico ha un’anima economica e bisogna progettare quanti soldi ci vogliono e per cosa devono essere spesi”, precisa e ” ogni regista ha un suo modo di lavorare. I Taviani, per esempio, volevano che stessi sul set per Cesare deve morire, girato interamente a Rebibbia. Ricordo che lasciavamo tutto fuori ( telefoni, collegamenti a internet)dal portone del carcere e passavamo intere giornate a girare lungo i corridoi, tra i cancelli che ci aprivano e chiudevano alle spalle e le celle, un’esperienza estremamente autentica”.

Attraverso il suo excursus professionale la produttrice ha capito quanto importanti siano i legami che si instaurano tra tutti i partecipanti di un set e quanto siano fondamentali tali rapporti per alimentare un cambiamento profondo nelle persone: ” ricordo la frase ideata e pronunciata dal protagonista di Cesare deve morire alla fine del film: adesso che ho conosciuto l’arte, la vita è cambiata”.

Ha conosciuto tanti artisti, Donatella e tante persone che, ognuno a suo modo, hanno arricchito e cambiato la sua vita, il suo modo di vedere il mondo sempre senza pregiudizi ne filtri. “Il regista con il quale ho avuto una particolare alchimia è Gianfranco Rosi che, grazie alla sua onestà intellettuale riesce ad annullarsi di fronte a ciò che sta  raccontando attraverso l’immagine filmica , sapendo tenere la giusta distanza. Gianfranco, a differenza di Paolo Taviani, sul set non vuole nessuno ma con lui.

Attraverso Fuocoammare abbiamo costruito qualcosa di importante, dopo il film e che continua tutt’ora”. Donatella si riferisce alla fondazione Fuocoammare che ha raccolto e continua a raccogliere fondi per aiutare gli immigrati e l’isola di Lampedusa: “grazie alla fondazione abbiamo installato dei fari nel porto di approdo dove arrivano i migranti e aiutato anche l’ospedale dell’isola, a questo proposito, uno dei miei prossimi progetti sarà quello di fare un film sulla figura del medico di Lampedusa, Pietro Bartolo”.

Alla fine dell’incontro Donatella ha raccontato della sua notte degli Oscar: abbracciata per 10 minuti a una simpaticissima e accogliente Meryl Streep. “Fu dolcissima,” dice, “e le piacque così tanto Fuocoammare che organizzò una festa in nostro onore”  e dei suoi prossimi lavori legati sia al cinema che alla TV, attraverso un reality totalmente diverso da quelli proposti finora.

“Vivo a Roma ma sono profondamente legata alla Sicilia, dove vivono la mia famiglia e i miei amici più cari e sento che la vita è piena di fili misteriosi che legano persone e situazioni in maniera magica, io sono stata fortunata,  anche stasera, a incontrare voi che siete stati così pazienti da ascoltare la mia storia”.

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