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Siracusa| La consapevolezza di essere Unesco

21 ottobre 2018 | by Redazione Webmarte
Siracusa| La consapevolezza di essere Unesco
Cultura
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Fine settimana all’insegna della memoria e della consapevolezza di essere Unesco a Villa Reimann ieri e oggi il coinvolgimento di scrittori, ricercatori e gli studenti della Facoltà di Architettura di Siracusa. Si rilancia il progetto del cammino di San Corrado e dei percorsi virtuali dell’esperienza emozionale.

Quarto appuntamento culturale a Villa Reimann. Dopo le visite guidate di ieri nella dimora di una donna straordinaria, Christiane, che scelse Siracusa al posto della lontana Danimarca (grazie ai racconti di Lucia Acerra e Marcello Lo Iacono, autori del libro “il mistero di una danese” già in ristampa), stamattina la conversazione con Lucia Trigilia, autrice insieme a Vittorio Fiore (entrambi sono docenti della SDS Architettura di Siracusa) de “La dimora e la città tra ‘800 e ‘900: Villa Reimann, storia e recupero” . Un libro edito da Lettera Ventidue che analizza gli aspetti storici, architettonici, archivistici e archeologici del sito, dal Feudo Fegotto all’odierna Villa Reimann di via Necropoli Grotticelle, tra latomie e necropoli nel quartiere della Neapolis.

lucia trigilia

Con Lucia Trigilio è stata l’occasione anche per parlare di Unesco, del percorso fatto da Siracusa per approdare alla World Heritage List nel 2005. L’inserimento avvenne gradulamente, dopo l’attento studio di ogni parametro a cui dovevano corrispondere scrupolosamente criteri e caratteristiche della Città che ambiva al titolo prestigioso di “patrimonio dell’Umanità”. Fu la parola stessa, infatti, a suggerirne le linee direttive: Unesco è (in sintesi) il risultato del genio creativo dell’uomo. Un patrimonio di un valore immenso. Fu questo l’elemento precipuo, come racconta Lucia Trigilia – perchè Siracusa potesse essere inserita nella Lista Mondiale. Ma ad una condizione: che potesse dimostrare che il territorio si trovava in un regime di tutela ed in buone condizioni di conservazione. Come. Sfruttando le apposite leggi e relativi finanziamenti per il recupero.

La domanda nacque spontanea. Quali finanziamenti, quali leggi visto che in Sicilia, all’epoca, pare non esistessero ancora interventi che assolvessero a questo tipo di criteri? Fu l’intuizione dell’assessore regionale ai Beni Culturali dell’epoca, Fabio Granata, a dare il via a una serie di azioni politiche e legislative al parlamento siciliano per giungere ai ciò che è oggi Val di Noto e Siracusa Unesco: vennero intercettati 480 milioni di euro da impiegare per tutta la Sicilia, (il 96 per cento erano fondi comunitari). Partirono cosi le prime operazioni di recupero e conservazione dei siti culturali (un fatto senza precedenti), di conseguenza si avrà un’accelerazione dell’assegnazione della Sicilia alla Heritage List. Entrano cosi di diritto Valdi di Noto e Siracusa. Ma, purtroppo, poco dopo, si avrà una brusca frenata a causa della nota vicenda sul piano paesaggistico ancora in itinere.

Buccheri, Ferla, Buscemi, sono solo alcuni gioielli di questo patrimonio che deve essere amato, tutelato. Postilla imprenscindibile: il patrimonio che ambisce a diventare UNESCO deve essere autentico, integro e gestito da fondi. Nel 2002 arriva il riconoscimento Unesco per ben otto città della Sicilia Orientale. “Non era possibile però accoglierle tutte, bisognava selezionare – racconta Trigilia – Ci fu una grande battagia: “l’escamotage” finale fu quello di inserire città per intero, come Catania, Ragusa, Caltagirone. E Scicli, ma solo come “antica via del Corso”, e poi singoli monumenti come nel caso di Palazzolo Acreide o Militello Val di Catania. “E in questa scealta fu determinante il ruolo svolto dai nostri predecessori: la capacità dei feudatari, delle maestranze artigiane e dei principi che governavano al tempo della grande ricostruzione”.

Noto, Ragusa, Siracusa e Caltagirone, infatti, sono città che raccontano chiaramente, ancora oggi, quella che fu la “portentosa” Ricostruzione. Ognuna di esse racconta, magari, una storia unica, singolare, ricca di svariati elementi di diversità che poi si raccorderanno tutti sotto l’egida della candidatura UNESCO.

Oggi, con la stessa passione e determinazione, e soprattutto “collegialità”, si vuole riprendere l’antica e virtuosa pratica della “ricostruzione” con la creazione, per esempio, di percorsi in cui si valorizzino oltre ai nodi principali come Siracusa, Catania e Ragusa, la zona interna delle province siciliane, un passaggio dall’antico al moderno attraverso itinerari tematici raccolti in un progetto di ricerca il cui punto focale parte proprio dalla Scuola Speciale di Architettura di Siracusa, grazie all’utilizzo del portentoso programma Neptis.

“Si tratta di itinerari virtuali che devono emozionare i viaggiatori verso luoghi attrattivi come Pantalica e Sortino, Palazzolo e Akrai, Siracusa e Piazza Duomo. O dagli ipogei sino al sottosuolo di Siracusa per un turismo emozionale che deve coinvolgere lo spettatore e favorire l’intervento. “E Villa Reimann rientrerebbe a pieno titolo in questi itinerari – annuncia Lucia Trigilia – cosi come Noto Antica e l’Akrai, le piazze barocche del Val di Noto che nulla hanno a che invidiare a Vienna, Roma o Parigi con le sontuose facciate barocche”. Nell’itinerario virtuale prendono posto anche le folcloristiche feste dei santi patroni, come il Corpus Domini o Santa Lucia, tradizione popolari che hanno impulso proprio nel cosiddetto “anno dell’effimero” con la costruzione di scenografie teatrali di cartapesta realizzate dalle varie Confraternite.

Altri itinerari suggestivi saranno quelli dedicati ai grandi artisti, come il Gagliardi, siracusano, grande maestro della ricostruzione del Settecento. Il Centro Studi – racconta Trigilia – ha avuto il merito di rilanciare nel ’95 il grande architetto del ‘700 europeo sino ad allora conosciuto solo da una cerchia ristretta di specialisti.

Insomma, i percorsi del progetto Neptis saranno un mix di architettura, storia e natura: tre elementi di ricchezza, dal Paleolitico sino all’era moderna. E come si diceva, Villa Reimann ha tutte le carte in regola per essere annoverata tra le tappe. Grazie a uno studio condotto anni f dagli studenti della Facoltà di Architettura di Siracusa, sono stati eseguiri rilievi e mappatura di tutti gli ipogei nel 2006; la SDS  per alcuni anni si è impegnata nella ricerca e valorizzazione degli ipogei sconosciuti persino agli archeologi. Tra questi, anche quelli della Reimann: fu la nobildonna danese a salvare questo patrimonio immenso sotto Villa Fegotto. L’ha salvato con i suoi operai, ha scavato e portato alla luce i reperti archeologici della necropoli (ora in esposizione dentro la Villa) a due passi dalla Tomba di Archimede, in realtà tomba romana con un timpano stupendo assai ricercata dai viaggiatori del Settecento.

Villa Reimann è un punto d’incontro di diversi luoghi “chiave” di Siracusa antica e moderna, tra cui l’area del teatro greco dell’acquedotto Galermi che da Sortino passa per la Villa e distribuisce acqua alla città sin dai tempi dei greci. “Cominciai a studiare, incoraggiata dagli archeologi, – racconta Trigilia – finchè viene fuori la latomia del Carratore rimasta nell’oblio da oltre 40 anni, persino agli studiosi. Un piccolo orecchio di Dionisio, la latomia che a gran titolo rientrerà nell’itinerario virtuale di Neptis nel tentativo di valorizzare itinerari sconosciuti o misconosciuti”.

Altro aspetto importante del progetto: il rapporto tra siti originali e città ricostruite: Avola antica e Avola moderna, Noto antica e Noto oggi, e cosi Grammichele. Seguendo questo percorso di ricerca e valorizzazione del patrimonio storico culturale, la SDS Architettura si cimenta in un altro progetto di recupero di memoria: il cammino di San Corrado che trova il suo fulcro in contrada “Fuori le Mura” a Noto. Si narra che l’eremita Corrado Confalonieri dalla sua grotta ripercorresse a piedi tutta la valle (secondo uno studio avviato con gli studenti di Architettura insieme al prof Carlo Truppi) ogni venerdi quando si recava a pregare in Noto Antica. Facile pensare a una similitudine  con Santiago di Campostela, un percorso al pari emozionale che porta il viaggiatore ad amare la natura e l’architettura con il placet del Consiglio di Europa.

Allo stesso modo, il cammino di San Corrado significherebbe valorizzare un percorso spirituale contrassegnato da edicole votive e ricostruzione dell’immagine di come era una volta la città di Noto: il castello, le mura rimaste in piedi nonostante il terremoto del 1693. Non crollarono mai nemmeno fede, speranza e volontà di ricominciare: la gente sì, avrebbe voluto restare nella propria città eppure, nell’arco di soli dieci anni, fu in grado di ricostruire altrove. (rt)

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