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Augusta| La strana coppia in gonnella, un remake sorprendente

30 Gennaio 2019 | by Michela Italia
Augusta| La strana coppia in gonnella, un remake sorprendente
Spettacolo
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Di solito i remake non funzionano, i paragoni sono sempre inevitabili e portano a critiche feroci. Non è questo il caso, la compagnia Redicuore, mette in scena un lavoro convincente d’altissima qualità.

Comincio col dire che lo spettacolo è iniziato con una puntualità svizzera. Il teatro pieno e puntuale ha rotto quella brutta tradizione che vede gli spettacoli cominciare con abbondante ritardo. Un’ottima squadra sul palco che funziona con armonia, non si notano anelli deboli, ogni attore a proprio modo, dà prova di grandi capacità. Le scenografie molto essenziali e contemporanee riprendono coerentemente la veste grafica della brochure. Ottima la sinossi ma sentire le parole della regista, sulla sua personale lettura, sarebbe stato un valore aggiunto.

La messa in scena si spoglia da ogni clichè del teatro amatoriale, ogni aspetto è curato. Gli attori non tentennano, ricordano le battute a memoria senza esitazioni, senza appoggiarsi al sostegno di un suggeritore. Stefania Arena, nei panni dell’ipocondriaca Fiorenza, conferma le sue grandi capacità, la padronanza scenica e la grazia nei movimenti. Senza retorica credo che Stefania meritasse di fare l’attrice non solo per gioco.

Una rivelazione è stata Titti Puzzo, briosa, sicura di sé, vanitosa al punto giusto. Mi sembra di vederla girare, nei pressi dello Sbarcatore, con la sua bici e il copione nel cestino. Marilena Russo ha rappresentato con simpatia il virus del momento: l’ossessione per i social e per l’autocompiacimento. Spassosissimi i due finti spagnoli Manolo e Jesus (al secolo Salvo Mazziotta e Giuseppe Santanello) a loro è affidata l’unica parentesi dialettale.

Un dialetto funzionale che trova spazio davanti al sipario, come in un mondo parallelo dove vige l’autenticità e scompare la luce della finzione scenica. Un plauso doveroso a Daniela Morello e a Danilo Riciputo per il loro costante crescendo. Patrizia Gula, regista, è una splendida conferma. Nei suoi lavori viene fuori una passione alimentata dallo studio e dalla frequentazione dei maggiori teatri italiani da cui attinge e rielabora spunti interessanti. A lei dobbiamo dire grazie per il coraggio e per il suo lavoro che nulla ha da invidiare a blasonate produzioni. Attendiamo con ansia l’opera prima.

 

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