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Lentini | Discarica Armicci, atteso per fine mese il verdetto del Cga sull’appello della Pastorino

11 Febbraio 2019 | by Silvio Breci
Lentini | Discarica Armicci, atteso per fine mese il verdetto del Cga sull’appello della Pastorino
Attualità
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Prosegue lo scontro giudiziario sulla discarica per rifiuti speciali non pericolosi che dovrebbe sorgere in contrada Armicci. La Pastorino e la Armicci Ambiente si sono rivolte al Cga contro la recente sentenza del Tar che aveva accolto il ricorso del Comune. Atteso per fine mese il verdetto d’appello dei giudici amministrativi.

Scontro giudiziario ancora aperto. Non si ferma lo scontro giudiziario sulla discarica per rifiuti speciali non pericolosi che dovrebbe sorgere in una cava dismessa di contrada Armicci (47 mila metri quadrati e una capienza di 830 mila metri cubi di rifiuti), a pochi chilometri dal centro abitato e a poche centinaia di metri dal Biviere, ovvero nel bel mezzo di un’area di estremo interesse naturalistico e archeologico, “sito di importanza comunitaria” e “zona di protezione speciale”. La Pastorino Srl e la Armicci Ambiente Srl, le due società siracusane interessate alla realizzazione dell’impianto, hanno infatti proposto appello innanzi al Consiglio di giustizia amministrativa di Palermo contro il Comune di Lentini e nei confronti degli assessorati regionali dell’Energia e dei Servizi di pubblica utilità e del Territorio e Ambiente per ottenere la riforma della sentenza con la quale nelle scorse settimane il Tar di Catania aveva accolto il ricorso proposto dall’amministrazione lentinese. Le due società hanno tra l’altro richiesto la sospensione della sentenza di primo grado. La giunta municipale, che nelle scorse settimane ha deciso di presentare un secondo ricorso al Tar per chiedere anche l’annullamento del decreto 1905 del 5 novembre 2015, ha deliberato di resistere in giudizio dinanzi ai magistrati amministrativi di secondo grado e ha conferito l’incarico all’avvocato Gianluca Rossitto. Celebrata nei giorni scorsi l’udienza, è atteso per fine mese il verdetto del Cga.

Lo scorso 4 dicembre il verdetto del Tar. Come si ricorderà, con la sentenza 2289 del 4 dicembre scorso, la prima sezione del Tar etneo (presidente Pancrazio Maria Savasta, primo referendario Giuseppina Alessandra Sidoti, referendario estensore Raffaella Sara Russo) accoglieva il ricorso presentato dall’amministrazione comunale (rappresentata e difesa dall’avvocato Gianluca Rossitto) e annullava il decreto 2070 del 13 dicembre 2016 dell’assessorato regionale dell’Energia e dei Servizi di pubblica utilità (dipartimento Acqua e Rifiuti). Decreto che, modificando in parte (l’ultimo capoverso dell’articolo 8) l’autorizzazione integrata ambientale già rilasciata alla Pastorino con decreto 1905 del 5 novembre 2015, aveva di fatto dato il via libera alla realizzazione della discarica, nonostante il rifiuto del Comune a rilasciare le previste concessioni edilizie. Lavori poi ostacolati dagli attivisti del Coordinamento per il territorio e da numerosi cittadini che per settimane manifestarono pacificamente davanti al sito della costruenda discarica.

La sentenza. In pratica il collegio della prima sezione del Tar di Catania riteneva «fondata e assorbente la doglianza espressa nell’ambito del primo motivo di ricorso», quello cioè tendente all’annullamento del decreto 2070. Decreto al quale, chiariva la sentenza, «non può, invero, disconoscersi la natura di atto di secondo grado, per la cui adozione si sarebbe dovuto seguire il medesimo procedimento in conferenza di servizi in esito al quale era stato adottato il provvedimento poi modificato». In altre parole, il decreto 2070 impugnato dall’amministrazione comunale doveva essere preceduto da una nuova conferenza dei servizi. «Non assumono rilievo – recitava la sentenza – le difese dell’Avvocatura erariale e delle due società, secondo le quali il provvedimento in esame (il decreto 2070, nda) avrebbe avuto solo la funzione di sostituire una previsione contra legem con il disposto normativo, con l’effetto di ridurre a legalità il precedente decreto». «La domanda di annullamento del decreto 2070 del 2016 – scriveva il Tar – è dunque fondata».

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