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Augusta| Antonio Gelardi lascia la direzione del carcere, dopo quasi 30 anni.

16 Febbraio 2019 | by Redazione Webmarte
Augusta| Antonio Gelardi lascia la direzione del carcere, dopo quasi 30 anni.
Attualità
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Antonio Gelardi lascia la direzione della casa di reclusione di Augusta dopo lunghi anni (quasi trenta in totale nel carcere di contrada Piano Ipolito) di intesa attività svolta con impegno e dedizione, fermo  restando l’eventualità di futuri provvedimenti diversi del giudice amministrativo a ciò adito.

Ieri Antonio Gelardi ha lasciato, dopo un lunghissimo periodo, la direzione della casa reclusione di Augusta a causa della permanenza protratta per più di dieci anni, considerata elenco ostativo da parte dell’amministrazione penitenziaria, fermo restando l’eventualità di futuri provvedimenti diversi del giudice amministrativo a ciò adito. Come lo stesso ha fatto  sapere tramite un comunicato stampa, ieri Gelardi ha salutato e ringraziato in primo luogo il personale tutto, del cui operato si è detto orgoglioso, le autorità del territorio e in primo luogo il sindaco Cettina Di Pietro, la giunta e il consiglio comunale, e attraverso di essi la cittadinanza, con la quale si è creato nel corso degli anni uno speciale rapporto. Tantissime sono state le iniziative che grazie alla capacità ed all’impegno del personale tutto sono state realizzate e che hanno visto l’ingresso di migliaia di cittadini, studenti, volontari oltre che di autorità nell’intento di rendere il carcere una casa di vetro e coinvolgere il territorio nell’azione di risocializzazione ispirata all’articolo 27 della Costituzione. “Colgo l’occasione- dichiara l’ex direttore – per ringraziare i dirigenti scolastici , con i quali vi è stata una intensa e proficua collaborazione, i club services , le associazioni di volontariato e del terzo settore , le istituzioni culturali, e,  last but not least i cari amici giornalisti che hanno seguito sempre e dato spazio agli eventi realizzati presso la casa di reclusione . Un particolare ricordo va in questo momento all’amatissimo amico giornalista Gianni D’Anna che ci ha lasciato recentemente, ed alla sua famiglia”.

La casa di reclusione di Augusta da diversi anni grazie alle iniziative avviate dalla direzione viene considerata una modello per le attività di riabilitazione promosse. In questo carcere ci sono state diverse fasi risocializzanti. Dal 1990 fino al 1997 poiché è stato chiuso il vecchio carcere di Siracusa il penitenziario di contrada Piano Ippolito ha ospitato sia il penale sia il giudiziario. Il carcere nuovo di Siracusa venne aperto nel 1997. In 7 anni il carcere di Augusta ha registrato  una notevole presenza di criminalità mafiosa e, quindi, in quel periodo c’erano ostacoli maggiori per tale attività. Dal 2009 al 2010 causa  sovraffollamento le attività sono state rallentate.

La popolazione detenuta è cresciuta secondo  un  dato nazionale dovuto a diversi fattori attinenti la normativa penale processuale penale e penitenziaria. Le attività ci sono sempre state, ma è stato dato un fortissimo impulso negli ultimi anni”. Circa 7 anni fa abbiamo cominciato aprendo le sezioni. Da noi c’è in quasi tutto l’istituto un regime aperto. I detenuti circolano liberamente, è stato fatto gradualmente, responsabilizzando i detenuti facendo  comprendere loro che si trattasse di un beneficio da meritare giorno dopo giorno. la direzione ha avuto a fianco il personale e i sindacati che  hanno agevolato e promosso questo tipo di regime.

Gelardi ha iniziato a operare nella casa di reclusione di Augusta dal 1989 in qualità di funzionario che dirigeva l’istituto. Come dirigente ha iniziato la propria attività nel 2006.

 

2 Comments

  1. Silvio says:

    Un grande Direttore. Ho avuto il piacere di lavorare con lui per ben 13 anni.
    Assistente Capo Coordinatore Scollo Silvio.

  2. Franco Oddo says:

    E’ stato un direttore esemplare, che ha guidato la casa di reclusione cercando di alleviare il più possibile le sofferenze dei detenuti. Le tante iniziative di laboratori teatrali, artigianali, pittoriche,ludiche hanno consentito spesso l’inclusione della società esterna (studenti, familiari e prole dei reclusi, cittadini) nel recinto delle mura del penitenziario, facendo perdurare in essi legami affettivi e sociali. Un diuturno lavoro dettato da un sistema di valori solido e da grande umanità. Bravo!

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