breaking news

Augusta| Processo Carrubba: la difesa chiede piena assoluzione per l’ex sindaco.

Augusta| Processo Carrubba: la difesa chiede piena assoluzione per l’ex sindaco.
Attualità
0

Per l’ex sindaco di Augusta, Massimo Carrubba, accusato di voto di scambio e concorso esterno in associazione mafiosa, la difesa chiede piena assoluzione: “perché i fatti non sussistono”. Secondo gli avvocati Attilio Floresta e Francesco Favi: “c’è un totale scollamento tra ipotesi accusatoria e gli esiti delle fasi dibattimentali”. La prossima udienza è stata fissata per il 10 settembre per le repliche e la riunione dei giudici in camera di consiglio.

“Il rapporto elettorale tra Massimo Carrubba e gli ambienti mafiosi, che la Procura vuole ricondurre al’ex sindaco è negato dalle stesse intercettazioni”. Lo ha evidenziato l’avvocato Francesco Favi nella lunga arringa difensiva, stamattina, nel corso della penultima udienza del processo che vede imputato Massimo Carrubba, accusato di voto di scambio e concorso esterno in associazione mafiosa. Con dettagliata ricostruzione dei fatti prima l’avvocato Francesco Favi, poi l’avvocato Attilio Floresta hanno contestato tutti gli episodi che costituiscono i capi di imputazione a carico dell’ex primo cittadino di Augusta.

Già durante le scorse udienze, le testimonianze di ex dirigenti e dipendenti comunali hanno sollevato Carrubba dalla responsabilità di aver fatto pressione sugli uffici dell’Ente affinché venissero affidati lavori a persone contigue alla criminalità organizzata. “I locali presi in locazione da Puccio Tabbita (intestati alla moglie Rosa Greco) definito persona vicina a Fabrizio Blandino furono scelti perché gli unici adeguati a ospitare gli uffici comunali”. Gioacchino Aiello, stimato professionista che aveva già maturato attività amministrativa nella giunta dell’ex sindaco Giuseppe Gulino, non venne designato da Carrubba assessore sin dalla campagna elettorale del 2008 perché suocero di Marcello Ferro, ma per le sue riconosciute e apprezzate capacità.

L’acquisto nel 2008 di una porta antipanico da Renzo Vincenti e di 2 gabbiotti in vetro, per un costo complessivo di 6 mila euro, non può per la difesa “definirsi un riconoscimento al clan Nardo che se con Carrubba avesse scambiato voti non si sarebbe accontentato di una cifra così irrisoria”. E ancora il rilascio, nell’aprile del 2007, a Maurizio Carcione della licenza di gestione del chiosco di piazza Sacro Cuore non poteva essere negato, perché all’epoca dei fatti Carcione non risultava coinvolto in nessuna vicenda giudiziaria. Lo stesso vale per l’affidamento di un lavoro edile, sempre Maurizio Carcione, nel 2010 per il rifacimento di servizi igienici al plesso della “Principe di Napoli”. Anche l’assegnazione di un appalto all’impresa di Alcamo per la ristrutturazione della scuola di Brucoli che aveva richiesto un subappalto all’impresa di Graziano Pandolfo non può considerarsi per gli avvocati Floresta e Favi: “prova della colpevolezza di Carrubba”.

E poi ancora l’ex sindaco non si recò mai a casa di Fabrizio Blandino (oggi collaboratore di giustizia, giudicato e condannato per l’attività svolta per associazione di stampo mafioso per conto del clan Nardo. Nel 2003 candidato nella lista del Nuovo Psi, che faceva capo al geologo Giuseppe Amara, ottenne 600 preferenze). Blandino nel 2008 aveva tentato di presentare un lista che non avrebbe sostenuto Carrubba, ma il candidato Vincenzo Inzolia. Alla vigilia della presentazione delle liste, quest’ultimo, dopo avere ricevuto una telefonata, fece saltare l’accordo e la lista venne ritirata. Su 30 nomi della stessa solo 6 quelli candidati che trovarono collocazione in altre liste: 2 con Carrubba e 4 col centrodestra. Come si ricorderà già Blandino in video conferenza in due delle udienze di questo lungo processo ha negato rapporti di intesa con l’ex sindaco.

Nell’arringa sono stati sottolineati i “refusi” delle intercettazioni che hanno riportato grossolani errori e scambi di persona, come quello di Massimo Carrubba scambiato per Massimiliano Di Mare (colui che effettivamente si recò a casa di Blandino) nonché: “che è stato dato credito a una conversazione telefonica durante la quale il geologo Giuseppe Amara parlava della colpevolezza dell’ex sindaco”. Per l’avvocato Floresta “non c’è prova dei fatti contestati a Carrubba, perché i capi di imputazione non hanno avuto riscontro durante le numerose udienze”.

Secondo l’avvocato Giambattista Rizza, che cura la difesa Marcello Ferro, non si può addebitare a quest’ultimo la designazione del suocero Gioacchino Aiello, stimato professionista, di assessore della giunta Carrubba per scambio di voti. Il collegio, presieduto da Giuseppina Storaci e composto da Nicoletta Rusconi e Alfredo Spitaleri, ha fissato la prossima udienza per il 10 settembre, alle 10, per la repliche e la riunione dei giudici in camera di consiglio. Ha chiesto di replicare il pubblico ministero Andrea Ursino, sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia, il quale, nella requisitoria presentata lo scorso maggio, ha chiesto per l’ex primo cittadino di Augusta una condanna a 5 anni di reclusione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com