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BELVEDERE| MURATORI IN “ARSURA D’AMURI” ESPLORA L’UNIVERSO DIALETTALE SICILIANO

22 Febbraio 2013 | by Redazione Webmarte
BELVEDERE|  MURATORI IN “ARSURA D’AMURI” ESPLORA L’UNIVERSO DIALETTALE SICILIANO
Cultura
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Quarara, cazza, cavagna, panaru, conzu, tuppittu: una schiera di oggetti disposti sotto il palco del Cine Teatro Aurora Belvedere di Siracusa, dal suono astruso di cui spesso ignoriamo il significato, a cui talvolta non riusciamo a ricollegare l’originaria funzione. Eppure fino a non molto tempo fa riempivano le conversazioni ordinarie, piccoli tasselli che componevano la quotidianità del popolo siciliano, e che continuano a custodirne la storia, le abitudini. Introducendo lo spettacolo musicale «Arsura d’Amuri» (il cui titolo vuole essere un chiaro omaggio al grande Ignazio Buttitta) a presentarli e raccontarli ci pensa Fabio Morreale, presidente di Natura Sicula, associazione onlus che in collaborazione con Cromosoma Hyblon, mercoledì 20 febbraio, ha trovato nella giornata internazionale Unesco sulla lingua madre un’occasione per chiamare il pubblico a riflettere sul valore della lingua siciliana, sull’importanza di conservarne e conoscerne le parole, piccoli frammenti che compongono il Dna di una cultura, e ne racchiudono lo spirito. Unità linguistiche che offrono scorci di un universo perduto, che le due associazioni hanno scelto di rispolverare e far rivivere attraverso la voce e la chitarra di uno dei più capaci interpreti del bagaglio e dello spirito della nostra cultura, Carlo Muratori, accompagnato in questo viaggio dalla fisarmonica di Maria Teresa Arturia, dal violino di Cristian Bianca, la viola di Matteo Blundo, il contrabbasso di Marco Carnemolla, e ancora dalla chitarra e dal mandolino di Massimo Genovese e dalla batteria e dalle percussioni di Francesco Bozzano. Canti d’amore e di lavoro, vecchi detti e miniminagghi, storie di uomini scomodi e paesaggi cancellati, rispolverate attraverso la musica, ma anche grazie alla capacità di raccontare in maniera immediata, di divertire, di catturare e tenere desta l’attenzione del pubblico. Mille modi per esplorare, per addentrarsi fra i canali del patrimonio di un’isola che, pur essendo parte di uno stato, conserva ancora l’identità orgogliosa di una patria, di una terra baciata dalla cultura e offesa dalla storia, denigrata e violata, raramente valorizzata, il più delle volte deturpata. Un’offesa secolare, ben esemplificata dal brano « Marina di Melilli » , scritto per ricordare la storia di uno sfratto collettivo che si accompagna alla nascita di uno dei più grandi poli industriali del Sud, per riesumare la memoria di un piccolo paese di pescatori e quella del suo ultimo, ostinato abitante: Salvatore Guerrieri, trovato morto nel bagagliaio della sua macchina nel maggio del 1992. Percorsi a volte polemici, a volte semplicemente nostalgici, divertenti, o poetici. Scenari passati che aspettano di essere rivisitati, riletti, compresi, meditati, ammirati, valorizzati, sulla scia di una diversità linguistica che rappresenta l’unicità di un popolo, di una civiltà, e dunque una risorsa futura, piuttosto che una riduttiva marca del passato. Lo spiega bene Carlo Muratori, quando dice che « Le parole non sono semplici astrazioni, sono entità viventi, sono cristiani, persone. La perdita di una parola conduce alla scomparsa dei legami che ogni parola ha con altre parole. Una parola non ha solo un significato per una realtà, ma stabilisce altre reti, altre relazioni. Quando sparisce una parola sparisce un mondo, è una cultura che si impoverisce. Bisogna arricchire il nostro vocabolario con queste parole antiche, perché è questo che aumenta la nostra percezione » .

(Silvia Trigilio)

 

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