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Augusta| STUDENTI E DETENUTI INSIEME PER UNO SPETTACOLO TEATRALE

3 Giugno 2013 | by Michela Italia
Augusta|  STUDENTI E DETENUTI INSIEME PER UNO SPETTACOLO TEATRALE
Attualità
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Il carcere va a scuola, questo il titolo del progetto realizzato dai detenuti della compagnia “Voci dal palcoscenico” della Casa di Reclusione di Augusta e gli studenti del 2 istituto di Istruzione Superiore “A. Ruiz”. Un anno di prove per la messa in scena di Quel bandito sono io, farsa in tre atti di Peppino De Filippo. La regia è stata curata dall’attore Davide Sbrogiò, coadiuvato dalla professoressa Giusi Lisi. Le docenti referenti del progetto sono state Joselinda Dispensa e Cettina Baffo. Alla prima sono intervenuti, oltre ai detenuti e la stampa, una rappresentanza di autorità civili e militari: il prefetto di Siracusa dott. Armando Gradone (che in un commento finale ha sottolineato come in questi momenti si possa apprezzare la vera essenza dell’umanità), il questore Mario Caggegi, il direttore di Marisicilia contrammiraglio Roberto Camerini, il direttore della Casa di Reclusione di Augusta dott. Antonio Gelardi (il quale ha dichiarato di essere sempre disponibile verso iniziative come quelle legate al teatro, strumento sia ludico che didattico), il dirigente dell’Ist. Istr. Sup. A. Ruiz. prof. Carmelo Gulino (che ha sottolineato come la scuola, nonostante la crisi, si sforzi a portare avanti questo progetto ambizioso anche con mezzi esigui) e l’attrice Isa Danieli (impegnata a Siracusa nell’Antigone con il ruolo di Tiresia, che ha omaggiato i presenti recitando una poesia in dialetto napoletano.) Non è stato il solito teatro. Per chi non ha mai varcato la soglia del carcere di Augusta, tutto comincia con il primo giro di chiave e la prima porta che si chiude alle tue spalle. Come in ogni luogo di sofferenza inizi a rispettare un silenzio che accompagna il tuo sguardo tra sbarre e serrature. Arrivi alla sala teatro e ti accorgi che tra il pubblico ci sono anche loro. Si prova un primo momento di soggezione, è innegabile. Loro, arginati e controllati dal vigile sguardo delle guardie, occupano le file laterali. Gli ospiti siedono al centro. Dopo i saluti iniziali comincia la commedia. A quel punto la magia del teatro ti fa dimenticare tutto. Ammirevole l’impegno dei ragazzi, magistrale l’interpretazione dei detenuti, perfetti nei loro ruoli. Divertiti e divertenti. Inconsapevoli di possedere i tempi comici, di suscitare il riso con la semplice mimica. Sicuramente molti di loro, napoletani di nascita, hanno ritrovato in quelle pagine un sapore di casa. De Filippo, confeziona una commedia degli equivoci che pone le sue radici nella commedia plautina dei simillimi (o dei sosia). Da questa grande confusione si generano situazioni comiche irresistibili. Tra i temi trattati nella farsa, non a caso, quello della giustizia. In scena i detenuti hanno anche vestito i panni dei poliziotti. Uomini come loro, che spesso cadono in errore, a dimostrazione che nessuno è perfetto. Ma la fiducia nella giustizia porta ‘a livella della vita (per dirla con Totò) nella sua giusta posizione. I detenuti in sala? Un pubblico generoso che non ha lesinato applausi e risa. Un pubblico che commosso ha ringraziato la compagnia alzandosi in piedi. 

 

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