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BRUCOLI| INIZIATI I CONCERTI DELLA THE SWING BRUCOLI’S BROTHERS BAND

26 Giugno 2013 | by Michela Italia
BRUCOLI|  INIZIATI I CONCERTI DELLA THE SWING BRUCOLI’S BROTHERS BAND
Cultura
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Termineranno giorno 28 le quattro serate di musica a cura della Swing Brucoli’s Brother Band. 25 detenuti diretti dal maestro Maria Grazia Morello (già direttore della Anthea Odes e del coro Unitre Pippo Bellistrì) si confronteranno con un repertorio che va dalla musica leggera al genere partenopeo. Le esibizioni si terranno presso l’arena Gattabuia della Casa di Reclusione di Brucoli, uno spazio aperto allestito con palco, sedie e strumenti di amplificazione. L’iniziativa è stata fortemente voluta dal direttore, dott. Antonio Gelardi, sia per la natura benefica dei concerti (durante le quattro serate, infatti, verranno raccolti dei fondi che serviranno per l’acquisto di condizionatori da installare nell’area colloqui) che per l’alto valore riabilitativo della musica, indiscussa valvola di sfogo e strumento per veicolare messaggi importanti. Per la terza volta ho varcato i cancelli di questa struttura. Pensavo ormai di essere quasi immune a talune sensazioni, ho capito mio malgrado che nemmeno una frequentazione assidua potrà mai farti vivere con indifferenza quell’aria. Al mio arrivo, munita di telecamere e microfono mi avvio verso la direttrice. Maria Grazia, mia amica, mi accoglie col suo generoso sorriso e  penso: sono stati fortunati loro, li avrà diretti come sua consuetudine con la gioia nel cuore. Un po’ in disparte intravedo il coro ed avverto come la sensazione di trovarmi 5 minuti prima di una recita di fine anno. Tutti emozionati, dritti nei loro abiti lindi, tutti uguali con le loro camicie bianche. Eccetto uno, Renato, scoprirò in seguito che è l’unico napoletano. Sempre eccentrici loro! Mi avvicino a Cristian Buffardeci, il presentatore della serata che con un linguaggio preciso e puntuale racconta ai nostri microfoni la sua esperienza, questo è il terzo anno per lui e sarà anche l’ultimo dato che sta per uscire. Con un sorriso sornione ed un berretto quadrettato alla Jovanotti il fonico, si divide tra il ruolo di service e quello di corista. Con “Gente magnifica gente” (brano tratto dal film Scugnizzi di Nanni Loy) salutano il pubblico in sala. Una scaletta articolata composta da 20 brani, alcuni per solista altri per coro, magistralmente commentata da Cristian il quale ha saputo, con fare da presentatore navigato, sopperire con la sua verve la momentanea mancanza di energia elettrica. Non sono mancati i momenti di emozione, molto spesso le lori voci si sono spezzate davanti ad alcune parole come amore, libertà, vita… È innegabile, sono coinvolgenti. Riescono a farti commuovere e dopo qualche secondo a farti sorridere. A tal proposito, l’esibizione di un detenuto del Guatemala nel Guantanamera, sono certa che fosse vista dallo stesso Zucchero non esiterebbe a scritturarlo.  Ho pensato che è come se loro avessero l’urgenza, potremmo chiamarla quasi la premura, di veicolare tutto ciò che tengono dentro. Il risultato è un’esplosione. Chi cerca voci perfette e microfoni che non fischiano si troverà deluso. Questo spettacolo risalta proprio per la sua estrema semplicità. Mi ha colpito sul palco un lenzuolo bianco con su Scritto “The Swing Brucoli’s Brothers Band”, nome difficilissimo da pronunciare ma tanto evocativo. La fattura di quel logo, mi ha riportato alla mente (come le camicie bianche d’altronde) ad un saggio di fine anno. Denso di emozioni, come coloro che calcano le tavole di un palcoscenico per la prima volta. I cantanti non si sono risparmiati, hanno cantato a squarciagola, hanno pianto, si sono abbracciati. Hanno ringraziato tutti, ma un grazie fra tutti ha attratto la mia attenzione. Si sono rivolti alla polizia penitenziaria del reparto trattamentale con un tono d’affetto, ringraziandoli per il loro lavoro. I veri mediatori tra la giustizia e il senso di umanità. Con il loro impegno hanno dimostrato che si può svolgere un mestiere difficile senza mai dimenticare di essere in prima battuta Uomini. Per dirla con Vasco Rossi, la musica ti permette riflettere su come si possa essere liberi di sognare ma soprattutto liberi di non tornare.

 

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