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“DENUNCIA DI UNA NONNA, COME SI PARTORISCE ALL’UMBERTO I DI SIRACUSA”

17 Ottobre 2013 | by Michela Italia
“DENUNCIA DI UNA NONNA, COME SI PARTORISCE ALL’UMBERTO I DI SIRACUSA”
Sanità
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Riceviamo e pubblichiamo la nota pervenuta in redazione: “Vorrei segnalare la situazione indescrivibile ma solo comprensibile attraverso l’esperienza diretta come la mia, vissuta da martedì 8 a sabato 12 ottobre 2013 presso il reparto di Ostetricia dell’ Ospedale Umberto I di Siracusa. Mia figlia, Tiziana Amara, al termine della sua serena e felice gravidanza, si è ricoverata per rottura delle acque e inizio del travaglio all’alba di martedì 8 ottobre. Non sto qui a commentare le procedure e i protocolli, che rientrano nelle competenze e nella professionalità dei medici e non nella mia, ma posso e ‘devo’ segnalare una cattiva organizzazione e relazione col pubblico del personale, l’igiene pessima in tutti gli spazi della struttura, ma soprattutto dove ce ne vorrebbe di più( servizi igienici, stanze di degenza dove vivono anche i neonati), il sovraffollamento delle stanze …ma solo di alcune, perchè i trattamenti sono palesemente differenziati tra degenti di serie A e di serie C o Z.

Critico fortemente il proibire il supporto e il conforto di una persona cara o del marito durante il travaglio: questo viene consentito ovunque! Lo potrei comprendere meglio se almeno tale assistenza venisse garantita dal personale: mia figlia è rimasta sola durante la notte tra l’8 e il 9 ottobre, nonostante i suoi richiami per andare in bagno, per bere qualcosa o anche soltanto sapere come andasse ( questo è stato confermato successivamente anche dalle altre degenti: qualcuna è arrivata quasi a partorire e ha dovuto alzarsi con le doglie e andare a cercare qualcuno che le desse aiuto aprendo tutte le porte e chiedendo aiuto…);

Durante le mie attese notturne nei corridoi e sale d’aspetto (definiamole così…) oltre a contemplare la sporcizia presente ovunque, ho potuto osservare un costante andirivieni di UOMINI di ogni nazionalità dal reparto, totalmente indisturbati: e la discrezione? e la sicurezza? e chi vigila durante la notte? io ho visto spazi deserti, porte spalancate e senza controlli, chiunque può entrare e uscire indisturbato dalla struttura.

Durante la degenza di mia figlia, nella stanza di 4 letti, è stata inserita una barella con una partoriente, poi una ragazza in travaglio che durante la notte si contorceva tra letti e cullette, su una sedia…senza privacy, senza tranquillità e intimità…

Ho visto una degente rientrare terrorizzata dal bagno perchè è stata intimorita da un uomo ‘esibizionista’ che stava orinando nel bagno del reparto!!! e se fosse stato più aggressivo o altro?

eh si, perchè, sapete, nei bagni del reparto Ostetricia può andare chiunque!!!uomini compresi! evviva la mancanza di discrezione e delicatezza, evviva l’igiene pessima che dovrebbe essere la garanzia basilare in una struttura ospedaliera!

Durante il difficile travaglio di mia figlia abbiamo avuto informazioni carenti, difficile anche il reperirle, tra porte chiuse in faccia, troppi ‘non so’ indifferenti, sebbene pazientemente attese per ore, con discrezione e rispettando le ‘regole’ del reparto, per quanto non condivisibili e opinabili.

A proposito di regole… ottimo! io sono per le regole! ma le regole, proprio perchè tali, sono per tutti…non solo per alcuni, proprio per i più educati e rispettosi di un tipo di ‘organizzazione’, se vogliamo definirla tale… ho visto mariti restare ‘nel reparto’ accanto alla moglie durante il travaglio, passeggiare nel corridoio dove si aprono le porte su donne in situazioni e condizioni molto delicate… perchè mia figlia non ha potuto, nemmeno per pochi minuti avere la mano del marito nella sua? perchè altre donne hanno avuto addirittura il marito e i parenti nella stanza di reparto per tutto il travaglio?… la risposta mi sovviene, ma sono certa che la sapete anche voi…

Non ultima considerazione è quella sulla situazione di accudimento che definiamo ‘rooming in’ ma che di questo tipo di organizzazione ha ben poco: io la definerei ‘arrangiatevi’. 5 cullette in una stanza con 5 letti, con le visite dei parenti gestite come delle grandi scampagnate di pasquetta, con i mariti regolarmente nascosti sui balconi, non vedo cosa abbia a che fare col ‘rooming in’…quando le assistenti vengono mandate fuori di buon mattino per estenuanti attese della visita medica che poi avviene quasi all’ora di pranzo, le degenti, doloranti specie dopo un parto cesareo, lasciate sole con i neonati, possono solo arrangiarsi…da sole.

Capisco i tagli al personale…certo…ma questi riguardano tutte le strutture ospedaliere: io personalmente ho vissuto situazioni ottime in altra struttura del distretto, con gli stessi tagli e difficoltà… il personale può anche essere numericamente insufficiente, ma questo non deve rendere insufficiente anche il modo di relazionare, la disponibilità all’ascolto, la qualità del rapporto col paziente che ho verificato qui solo in alcune poche figure…

Potrei scrivere tanto di più, per quello che ho visto, vissuto, ascoltato su di me ma anche su altre degenti presenti in quei giorni, che hanno confermato le stesse impressioni…ma resto a vostra disposizione, qualora sia di vostro interesse raccogliere altre informazioni e confronti sulla questione.

Concludo con ciò che mi è stato detto in un attimo di commozione e che mi ha anche ferito in un fugace momento in cui mi è stato ‘concesso’ di vedere e salutare mia figlia, prima del parto cesareo, dopo due giorni di travaglio…

” Ecco vedete che fate? trasformate un momento bello in una tragedia”!

La mia educazione, nonchè il momento emotivamente difficile, mi hanno fatto tacere, ma rigirerei volentieri quella stessa considerazione a chi l’ha pronunciata, nonchè a chi pensa di gestire l’organizzazione di un reparto così delicato in questo modo: è vero, un momento che dovrebbe essere sereno e gioioso anche se difficile e doloroso è stato un’esperienza allucinante e sgradevole per il contesto in cui è stata vissuta, e non certo per la presenza dei parenti…

saluti,

Graziella Filippone

 

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