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Melilli| I residenti di Città Giardino hanno incontrato il Prefetto

27 Settembre 2016 | by Redazione Webmarte
Melilli| I residenti di Città Giardino hanno incontrato il Prefetto
Politica
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Gradone: “Sarà il Comune di Melilli a decidere sul centro di accoglienza”

“Se il Comune di Melilli deciderà di non dare l’autorizzazione e motiverà comunque in maniera circostanziata e dettagliata il suo no, non mi assumerò la responsabilità di consentire l’apertura di un altro centro di accoglienza”. Le parole pronunciate dal prefetto di Siracusa hanno rasserenato gli animi degli abitanti di Città Giardino, stemperando una tensione culminata nell’occupazione, lunedì  mattina, degli uffici della delegazione amministrativa. Armando Gradone ha ricevuto una folta delegazione di cittadini e una rappresentanza della Giunta (presenti il vicesindaco Enzo Coco e l’assessore allo sport, turismo e spettacolo, Daniela Ternullo) e del consiglio comunale (Nuccio Scollo, Salvo La Rosa, Salvo Midolo e Tommaso Cannella) negli uffici di piazza Archimede. Ha ribadito ai presenti che a breve sarà pubblicato un avviso pubblico per la gestione di un centro di accoglienza, chiedendo la disponibilità ai Comuni del siracusano. Tra questi anche Melilli. Dopo il diniego informale del primo cittadino, adesso l’amministrazione comunale dovrà preparare un documento in cui spiegherà per quali ragioni si oppone all’apertura del centro per minori.

bloggif_lungobis“La nostra posizione non è cambiata – ha detto il vicesindaco Enzo Coco – Città Giardino non è nelle condizioni di accogliere altri extracomunitari perché il Comune non potrebbe farsi carico delle necessarie politiche di assistenza per altre 60 persone. Non solo. Manca un presidio di forza pubblica ed il territorio non è sufficientemente controllato. Aprire un altro centro significherebbe provare la pazienza dei residenti che, a più riprese, hanno lamentato furti in abitazioni e schiamazzi notturni”. Loro, i residenti, hanno consegnato al rappresentante di governo un documento, firmato da 332 persone, in cui si chiede, non solo di non permettere l’apertura di nuove strutture, ma anche la revoca del contratto con “Le Zagare”, uno dei due centri di prima accoglienza presenti a Città Giardino. “Qualora non fosse possibile – si legge nel documento – chiediamo di riformulare per il 2017 l’eventuale bando per la ricerca di queste strutture in altro modo, tenuto conto del numero di abitanti presenti in ogni Comune”.

 In altre parole, poiché Città Giardino conta circa 2200 residenti, il numero di quasi 300 migranti viene considerato “esagerato” dagli abitanti che, al prefetto, hanno esposto anche problemi legati alla sicurezza di tutti i giorni.

“La legge – ha detto Gradone – obbliga i prefetti a individuare dei centri per la sistemazione dei migranti che, sulle coste siciliane, arrivano senza soluzione di continuità. La patata bollente spetta a noi e, non avendo la bacchetta magica per venire a capo di situazioni intricate, chiediamo comunque ai Comuni di avere buon senso, collaborando come possono per la prima accoglienza. Città Giardino avrà i suoi buoni motivi per opporsi all’apertura di un nuovo centro. Al Comune di Melilli sarà chiesto quali sono i motivi e, se validi, non potrò non tener conto della volontà degli amministratori pubblici locali”.

A decidere formalmente sarà dunque la Giunta e non il Consiglio comunale che non si riunisce da quasi due mesi. Alla seduta aperta e informale del 3 agosto non ne sono seguite altre malgrado le sollecitazioni dei consiglieri che sostengono la Giunta Cannata. Il consigliere comunale Salvo La Rosa ha ribadito come sia importante tenere in considerazione la volontà popolare. “Motivi di ordine pubblico – ha detto – suggerirebbero di non andare oltre perché la gente è stanca e potrebbe reagire in maniera scomposta. A quel punto, almeno personalmente, non mi sentirei di condannare eventuali episodi di intolleranza, perché a tutto c’è un limite. Città Giardino ha già dato, accoglie sul suo territorio un numero cospicuo di migranti ed è impensabile continuare a tirare una corda che a questo punto, rischia di spezzarsi”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Giuseppe Corradino, delegato amministrativo. “La frazione – ha detto – non ha gli “strumenti” adatti per accogliere, degnamente, i richiedenti asilo. Mancano i requisiti minimi di sicurezza, a cominciare da un capillare servizio di controllo del territorio. Le due strutture esistenti sono più che sufficienti per una comunità di 2500 abitanti. Capisco le difficoltà e i malumori dei miei concittadini, che hanno lamentato problemi di varia natura, compresa la presenza massiccia per strada di gruppi di extracomunitari a tutte le ore della notte. E purtroppo molti residenti  non riescono più a dormire”

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