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Augusta| Hotspot ad Augusta. In cosa consiste “l’assoluto successo” del sindaco Di Pietro?

Augusta| Hotspot ad Augusta. In cosa consiste “l’assoluto successo” del sindaco Di Pietro?
Politica
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I coordinatori cittadini di Fratelli d’Italia di Augusta, Marco Failla e Enzo Inzolia, intervengono a seguito di quanto deciso nella riunione tenutasi a Roma mercoledì 26 luglio al Dipartimento per le libertà civili – alla quale ha anche partecipato il sindaco di Augusta, Cettina Di Pietro –, e cioè di istituire un hotspot per l’immigrazione nel porto di Augusta, seppure con il nuovo acronimo di Cpsa (Centro di primo soccorso e accoglienza).

Il sindaco di Augusta, Cettina Di Pietro, parla di “assoluto successo”. Ma di cosa sta parlando esattamente? Vuole prendere in giro i cittadini? Esulta per il fatto che Augusta resterà il porto degli sbarchi assistiti di migranti ancora a lungo? Esulta perché si è deciso che gli sbarchi proseguiranno per un periodo di due anni, rinnovabili per altri due? O, forse, perché si è raggiunto il “grande obiettivo” di sostituire e delocalizzare la tendopoli con una struttura attrezzata e permanente, sempre in una zona dell’area portuale, probabilmente nei pressi del sito archeologico di Megara Hyblaea? Oppure, probabilmente, esulta per il fatto che il porto di Augusta rimarrebbe primo porto di approdo d’Europa per i migranti, in quanto permane il problema dell’individuazione di altra banchina diversa da quella di Punta Cugno per l’attracco delle navi impiegate per i soccorsi?

Il sindaco Di Pietro, dall’insediamento del 2015, aveva dato l’idea di volersi opporre agli sbarchi; adesso, invece, sembra aver mutato posizione, dimostrandosi possibilista. A nostro avviso, il sindaco dovrebbe invece spiegare ai suoi concittadini che il porto di Augusta è porto “core” – in quanto riconosciuto dall’Unione europea strategico per i commerci europei – e l’istituzione del Cpsa, altro non è che un mero gioco linguistico, continuerà a paralizzare il nostro porto commerciale.

Fratelli d’Italia porta ormai avanti da almeno tre anni una battaglia per chiedere solidarietà all’Unione europea per una missione europea che produca un blocco navale al largo delle coste libiche, per un accordo con il governo (o con i governi) libici per riprendere il controllo delle coste libiche e per aprire in Libia, in territorio africano, i centri per definire chi abbia diritto ad essere rifugiato, distribuendo così equamente chi ha diritto ad essere rifugiato nei 27 paesi dell’Unione europea”.

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