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Lentini | “Ànemos”, le opere di Lorenzon e Modica a Palazzo Beneventano

9 Ottobre 2018 | by Silvio Breci
Lentini | “Ànemos”, le opere di Lorenzon e Modica a Palazzo Beneventano
Cultura
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La bi-personale visitabile fino all’11 novembre. In mostra i volti materici, acquerellati, luminosi e oscuri dei due artisti, lei friulana, lui siciliano.

Volti materici, acquerellati, luminosi e oscuri. Sono quelli ritratti nelle opere di due artisti, la 29enne Marta Lorenzon e il 40enne Fabio Modica, friulana di Sacile la prima, siciliano di Catania il secondo, in mostra a Palazzo Beneventano. Allestita da Italia Nostra, la mostra dal titolo “Ànemos”, la prima che riunisce i due artisti e che oscilla tra il figurativo nell’astratto e l’astratto nel figurativo, sarà visitabile fino all’11 novembre.

Il curatore. «Parlare dei linguaggi artistici della Lorenzon e di Modica – spiega il curatore Giorgio Franco – è come avvicinarsi ai significati originari dell’anima, intesa come “essenza oltre il viso” ma anche respiro, soffio, aria, vento. Da una parte l’aspetto materiale e corporeo della pittura di Modica, caratterizzata da una trama densa, sovrapposta e discontinua. Dall’altra gli acquerelli e il gesto fluido della Lorenzon, forse più legato a un aspetto immateriale e trascendente. Guardare negli occhi i volti che si susseguono nelle sale del palazzo è come trovare l’antidoto a un mondo che costruisce barriere».

Marta Lorenzon. Laureata in Arti visive e dello spettacolo all’Università di Venezia e specializzata in Illustrazione grafica a Milano, l’artista di Pordenone solo da pochi anni si è avvicinata alla pittura. Che è per lei «un processo di ricostruzione della realtà attraverso il suo ricordo». «Sulle tele – racconta – provo a ricomporre impressioni visive di momenti vissuti, volti, luoghi. E la loro frammentarietà sta proprio a indicare questa ricomposizione. Ecco che le pennellate, come i ricordi stessi, appaiono a tratti ben definite, a tratti sfocate».

Fabio Modica. Allievo di noti artisti italiani come Alberto Abate, Antonio Santacroce e Francesco Scialfa, Fabio Modica esprime nelle sue prime prove uno stile classico rinascimentale, con riferimenti alla mitologia greca e latina. Ma l’incontro con Santacroce segna un cambiamento radicale nella sua produzione e gradualmente prende le distanze dallo stile figurativo classico per abbracciare una prospettiva semi-astratta.

«Non riesco a credere a quanto lavoro sia stato fatto». «Quando penso – racconta Modica, che collabora con importanti gallerie di Italia, Francia, Spagna, Inghilterra e Stati Uniti – alla prima volta in cui fui invitato, da restauratore, a entrare a Palazzo Beneventano, quasi non riesco a credere a quanto lavoro sia stato fatto. Frutto di fatica, genio, coraggio, dedizione, lotta costante contro le avversità di un gruppo di persone animate da quello che nell’antica Grecia era l’ideale assoluto di perfezione: l’unione di bellezza e bontà. Sono onorato di poter dare con questa mostra un contributo alla storia di questa meravigliosa realtà».

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