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Siracusa| Inda. Oggi si chiude la tre giorni di studi sul divino nel teatro antico

2 Febbraio 2019 | by Redazione Webmarte
Siracusa| Inda. Oggi si chiude la tre giorni di studi sul divino nel teatro antico
Cultura
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Il divino nel teatro antico, elevatezza del tema al vertice dello spiritualismo. Se ne sta parlando in questi giorni (sino a oggi, sabato 2) all’Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa nella sede di Palazzo Greco di Corso Matteotti con nomi di peso del panorama culturale. Oggi, tra gli ospiti, Marta Cartabia, vice presidente Corte Costituzionale.

Volge al termine oggi il convegno internazionale di studi promosso dalla rivista Dioniso diretta da Guido Paduano che affronta la rappresentazione del divino nel teatro greco scandagliando personaggi, vicende umane e sovrumane, azioni terrene e interventi dall’alto. Gli autori di tragedie e commedie come hanno affrontato ai tempi il problema sociale? Sofocle, per esempio, in tutte e sette opere riesce a far immedesimare lo spettatore con il protagonista, prima ancora dell’avvento di quella certa diffidenza per il mito dell’eroe.

Nelle opere in cui il dio è favorevole al protagonista si interpone il carattere tardivo dell’intervento del divino. Nel Filottete, per esempio, arriva non troppo tardi, ma tardi  – come spiega Paduano – Nell’Edipo a Colono è lo stesso protagonista a raccontarci che il dio è arrivato decisamente tardi. O nel gruppo di tragedie col dio negativo: come Trachinie o Aiace, quest’ultimo dirà che ad accecarlo è stato Apollo quando invece è Atena a far impazzire il protagonista. O nell’Edipo Re la credibilità dell’oracolo Tiresia rispetto ad Apollo. Anche nel mito classico c’è una sorta di imperscrutabilità tipica della religione cristiana: o ci si affida alla Provvidenzialità o all’inconoscibilità del peculiare interesse teologico.

Ad aprire i lavori, venerdi, l’assessore alla Cultura Fabio Granata, che ha parlato della storia centenaria dell’Inda, della tradizione di Siracusa mettendo in evidenza l’importanza del teatro greco, il suo utilizzo in epoca contemporanea, grazie al Drammo Antico di inizio 900, antecedendo addirittura i greci di Epidauro. “Credo che questo nuovo assetto all’Inda (Calbi-Sgarlata) porterà l’Ente verso nuovi traguardi di successo e questo grazie all’impegno portato avanti dal neo sovrintendente nei teatri più importanti italiani e grazie all’azione pragmatica che contraddistingue Mariarita Sgarlata da quando era assessore regionale”.

In questi giorni, come più volte enunciato, si è messo in evidenza il carattere internazionale della Fondazione. Il neo consigliere delegato Inda, Mariarita Sgarlata, ha uno sguardo lungo sui progetti da portare avanti ma, al tempo stesso, si trova nel dover assicurare la stagione 2019 e il budget relativo che naturalmente ha ereditato perchè approvato nel novembre del 2018. Però si dice assai contenta che nei tre titoli del festival 2019 (“Le Troiane” ed “Elena”), concepiti prima che arrivasse al Cda Inda, ci sia proprio l’Elena di Euripide.

Per due ragioni, sicuramente perchè sono affettivamente legata a questa figura, – dice Sgarlata – l’Elena ha vari livelli di lettura, ha un forte richiamo alla Sicilia perchè Euripide rielabora il cunto attingendo a un grande siciliano, Stesicoro di Himera: e la storia che Elena si trovava in Egitto ed a Troia sarebbe andata solo l’immagine, fa parte della seconda palinodia di Stesicoro. Il messaggio di base è che la guerra è inutile, è solo apparenza, illusione degli  uomini. Altro motivo e che nell’Elena Seneca fa emergere la plasmabilità della figura femminile (il tema di quest’anno è “donne e guerra”) e rimanda l’immagine della donna che viene modellata dagli uomini senza mai riprodurre quello che lei è effettivamente”.

Il sovrintendente Antonio Calbi ha fatto poi riferimento all’impegno che sta mettendo per portare avanti le tre produzioni in tempi più stretti delle volte precedenti e prendendo spunto da un articolo apparso su Il Corriere ha tracciato a grandi linee quella che è l’attuale situazione del teatro italiano oggi.

battezzato, rubino, paduano

I lavori sono continuati con Luigi Battezzato (Università Piemonte Orientale) su Antigone e gli dei. “L’elemento femminile è l’unico in grado di     sovvertire lo Stato, senza di lei la polis non potrebbe esistere. Antigone compie una scelta ben precisa: essere sorella, cosi come gli altri personaggi consapevole e universali: Tiresia è una voce sacra, indiscutibile. Antigone figlio di un incesto La posizione di Antigone è univoca, dice alla sorella: “tu hai scelto di vivere, io di morire”. Il suo desiderio è altamente canalizzato: essere incriminata per il fratello morto. Quasi a far intendere un legame incestuoso sino a sovvertire il sacro rapporto di parentela. Antigone sfidava lo Stato in assenza di leggi scritte. E’ il simbolo della libertà di decidere e della ribellione al sistema. Nelson Mandela, nel periodo della sua prigionia, recitò proprio il dramma di Antigone con soli attori uomini. Mandela interpretò Creonte. Antigone diventò il loro simbolo di lotta.

Stamattina, ultimo giorno di convegno al Palazzo Greco di corso Matteotti, si inizia alle 9 col presidente Guido Paduano che introdurrà gli interventi di Marta Cartabia (vice presidente Corte Costituzionale che tratterà sul tema della Giustizia divina nelle Eumenidi. Alexander Garvie dell’Università di Glasgow “sulla rappresentazione del divino nella tragedi greca che riflette la esperienza di vita reale del pubblico”. Terzo intervento quello di Maria Pia Pattoni dell’Università Cattolica del Sacro Cuore su Oracolo di Apollo nelle tragedie attiche sul mito di Oreste. Infine, Giancarlo Mazzoli dell’Università di Pavia parlerà delle declinazioni ironiche del divino nel teatro senecano. Discussant Alessandro Grilli dell’Università di Pisa. (.r.t) (foto di franca centaro)

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