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Augusta| Contenzioso: 4 milioni da pagare? Di Pietro accusa, Carrubba replica.

18 Febbraio 2019 | by Redazione Webmarte
Augusta| Contenzioso: 4 milioni da pagare? Di Pietro accusa, Carrubba replica.
Politica
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Un atto di citazione che pesa al Comune 3.896.925 euro, per il mancato pagamento di fatture per interventi di “recupero e conservazione del palazzo municipale”. Lavori commissionati da chi amministrava Augusta il 21 dicembre 2004 (data del contratto). Né ha dato notizia, nei giorni scorsi, il sindaco, Cettina Di Pietro definendo tale atto: “l’ennesimo regalo della vecchia politica”. L’atto di citazione dinanzi al Tribunale di Siracusa è promosso da “Consorzio cooperative costruzioni – società cooperativa”. L’ex sindaco Carrubba, che all’epoca amministrava Augusta replica: “In un contenzioso civile appena incardinato, il sindaco Di Pietro con stupefacente disinvoltura ha assunto le vesti del giudice, dell’attore e del convenuto”.

I lavori oggetto del contenzioso sono quelli appaltati nel 2004 dall’amministrazione Carrubba e finanziati con i fondi della legge 433/91  – legge ricostruzione post terremoto –  per un importo pari a. 1.500.000 euro circa, per il restauro della sede centrale del Comune.  “Si tratta – spiega il sindaco Cettina Di Pietro – di somme relative a lavori commissionati da chi ci accusa di “incapacità di gestire l’Ente” sperando di far leva sulla memoria corta degli augustani: ma “i nodi tornano sempre al pettine” e con essi riemergono anche i “veri incapaci” cioè coloro che hanno “ indebitato la nostra città” non essendo capaci di onorare gli impegni presi.

Per l’ennesima volta ci troviamo – aggiunge l’attuale primo cittadino –  a gestire atti che sono il regalo di un “passato che avrebbe la presunzione di tornare” gettando fango sulla nostra amministrazione, attribuendole responsabilità e critiche che, solo “guardandosi allo specchio” avrebbe il dovere morale di evitare. Augusta non dimentica il passato, perché gli effetti li stiamo pagando tutti i giorni e quanto vi riporto oggi è l’ennesima dimostrazione di “qualcosa che ritorna”, di un “modus operandi non corretto” – conclude il sindaco Di Pietro –  che noi disconosciamo, che noi combattiamo: noi facciamo solo ciò che possiamo onorare, noi non indebiteremo il Comune di Augusta per apparire più bravi, noi lasceremo, a chi verrà dopo, un Ente più solido e una città migliore”.

La giunta comunale, riunitasi nei giorni scorsi, per discutere della vicenda, ha deliberato di rappresentare e difendere l’’Ente nel predetto giudizio dinanzi al tribunale di Siracusa, conferendo mandato all’avvocato Amedeo Pisanti con studio a Napoli; di dare mandato al responsabile del II settore Affari legali di emettere provvedimento per il relativo impegno di spesa; di disporre che il professionista dovrà trasmettere, con sollecitudine, copia di tutti gli atti processuali al settore Affari legali. La deliberazione è stata dichiarata immediatamente esecutiva. I lavori di ristrutturazione del municipio sono stati avviati nel febbraio del 2015 e si sono conclusi nel 2010.

L’ex sindaco, Massimo Carrubba, a distanza di alcuni giorni dalla comunicazione data dell’attuale sindaco Di Pietro replica: “in un comunicato di una superficialità disarmante, il sindaco ha riferito che il Comune ha un debito con la CCC; lo ha quantificato in 4 milioni di euro circa; ha individuato nel “mancato pagamento di fatture” le prove del sorgere di tale debito; ne ha poi addebitato l’origine al “modus operandi non corretto”  e, infine, in un crescendo rossiniano, identifica i responsabili di tutto ciò nei  “veri incapaci” del passato  invitandoli a “guardarsi allo specchio”!  Le cose non stanno proprio come si raccontano e pertanto urge una pronta ed esauriente replica.

Dunque: prima di dare una simile notizia, immagino che il sindaco Di Pietro abbia preso personalmente visione del corposo faldone sulla vicenda e comunque si sia consultata. I responsabili dell’ufficio legale e del settore Lavori Pubblici (gli stessi, peraltro, che hanno seguito la vicenda ai tempi miei) le avranno sicuramente riferito il motivo per cui, a fronte di lavori eseguiti e contabilizzati per euro 1.800.000 circa, furono regolarmente liquidate somme per euro 1.400.000 circa; sarà stata informata anche del perché non fu liquidata l’ultima fattura. “Studiando le carte”, avrà infatti certamente appreso che all’epoca la ditta appaltatrice era debitrice nei confronti di alcune ditte locali subappaltatrici e che queste ultime avevano diligentemente comunicato al Comune la mancanza dei pagamenti. Il sindaco Di Pietro sarà pure stato informato che poi tale ditta è stata dichiarata fallita e che le ditte creditrici stanno, ancora oggi, inseguendo i loro soldi. Avrà anche avuto modo di apprendere che la ditta esecutrice siglò la chiusura lavori e il certificato finale di contabilità, apponendo 2 riserve, da noi ritenute – già all’epoca – pretestuose, infondate ed esagerate. Successivamente alle mie dimissioni (agosto 2012), la CCC presumo abbia attivato il lodo arbitrale regolarmente previsto, evidentemente senza ottenere alcun riconoscimento. Da qui la decisione della CCC stessa di “fare causa” oggi al Comune per l’importo di circa 4 milioni di euro.

Ora, al di là della propaganda, vado per logica: se il sindaco Cettina Di Pietro ha deliberato di resistere in giudizio, a me pare che questo significhi inequivocabilmente che lei e la sua autorevole Giunta abbiano sposato la linea della “precedente amministrazione”, condividendone nel merito l’operato e ritenendo dunque anche loro infondate, pretestuose ed esagerate le riserve apposte dalla CCC. Come la “precedente amministrazione”, anche l’attuale, quindi, non ha riconosciuto il debito e non intende pagarlo, salvo non lo stabilisca un giudice terzo.  Non si spiegherebbe altrimenti allora l’incarico conferito a un legale di Napoli per difendere l’ente in giudizio, il cui costo pesa sul bilancio comunale per circa 30.000 euro. Se non dovesse credere alla mia ricostruzione, consiglio al sindaco di leggere il piano di rientro formulato dalla commissione straordinaria stilato nel 2013 (se vuole sarà mia premura indicarle file e numero pagina).

Potrà constatare che la pretesa della CCC è definita “esagerata” e che, proprio in relazione alla sua natura, non trattandosi di debito certo, liquido ed esigibile, essa è inserita proprio nell’elenco delle “potenziali passività’” dell’ente. Per esperienza so bene che quando la scadenza del mandato è prossima, si comincia a essere nervosi perché il giudizio dei cittadini si avvicina. Ho l’impressione però che Cettina Di Pietro abbia iniziato a esserlo troppo presto. Le suggerisco, comunque, di trovare altri argomenti perché quelli relativi alle “amministrazioni del passato”, se le hanno consentito di vincere facile nel 2015, non le saranno sufficienti per le elezioni della primavera 2020.   Ovviamente – conclude Massimo Carrubba – sono sempre disponibile a un confronto pubblico con lei su questa vicenda, nel corso del quale potremmo approfittarne anche per parlare, ad esempio, dell’appalto per il canile o della raccolta dei rifiuti urbani, o dei bilanci, o di ambiente, o di urbanistica o, ancora, dell’organizzazione della festa di capodanno alla villa comunale e di tanto tanto altro. Quando vuole”.

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