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Augusta| ACCORATO APPELLO DI DON PRISUTTO ALLA RICONCILIAZIONE DELLA COMUNITÀ AUGUSTANA

Augusta| ACCORATO APPELLO DI DON PRISUTTO ALLA RICONCILIAZIONE DELLA COMUNITÀ AUGUSTANA
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In una lettera alla comunità, l’arciprete di Augusta invita al superamento delle divisioni e delle incomprensioni.

 

Per la chiesa di Augusta,  quella di ieri è stata senza dubbio una domenica di particolare intensità emotiva.

In una città già lacerata dai tanti conflitti irrisolti e da tensioni di ogni tipo, da alcune settimane si parla di un forte contrasto tra l’arciprete don Prisutto e i dirigenti di alcune delle più importanti confraternite laiche cittadine.

Il conflitto, nato da divergenze sulla gestione di alcuni riti della tradizione cattolica in città, sarebbe esploso negli ultimi tempi fino alla richiesta di dimissioni di don Prisutto dalla carica di capo della chiesa cittadina.

Ieri, a conclusione della messa domenicale, la cui liturgia prevedeva proprio la lettura di una delle pagine più belle e conosciute del Vangelo, la parabola del figliol prodigo, don Palmiro ha voluto lanciare a tutta la comunità un accorato appello all’unità e alla riconciliazione, leggendo una lettera indirizzata ai fedeli, ai Gruppi, alle Confraternite e alle Associazioni presenti in parrocchia, che pubblichiamo nel testo integrale in questo sito.

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Con la voce interrotta più volte dall’emozione, ha ricordato il suo insediamento, voluto appena tre anni fa dell’Arcivescovo Mons. Salvatore Pappalardo, come Parroco della Chiesa madre e Arciprete di Augusta.

“Mi son trovato così,  improvvisamente,  a dover ricoprire un ruolo particolarmente delicato ed impegnativo da tanti punti  di vista. Un ruolo a cui, onestamente, non avevo mai pensato.”, scrive ricordando il messaggio che è affisso nella bacheca degli avvisi parrocchiali dal giorno del suo insediamento: “Invochiamo lo Spirito Santo perché il parroco e i parrocchiani formino una sola famiglia, riunita nella fede, nella speranza e nella carità.”

“In questa frase”, racconta, “tratta dal rito liturgico, sono espresse innanzitutto la mia preoccupazione umana: sarò all’altezza di questo compito? e il mio timore derivante dalla fede: Sarò un buon pastore? come quelli che il Signore vorrebbe per il suo popolo? Riuscirò a far essere una sola famiglia una realtà ecclesiale così diversificata nei doni e nei carismi del Signore?”

Don Palmiro ha poi espresso, con grande umiltà, la propria, peraltro visibile, “sofferenza interiore” di fronte alle divisioni e “ai momenti di difficoltà che hanno caratterizzato il rapporto con alcune realtà ecclesiali della Città: Confraternite, Gruppi, Terzordini, Laicati.”

Ha quindi richiamato le parole pronunciate da Papa Francesco nel corso di un incontro con una delegazione di “Fratelli separati”, nella divisione tra le Chiese “vi sono stati, da entrambe le parti, gravi peccati e mancanze umane. In uno spirito di reciproco perdono e di umile pentimento, abbiamo bisogno adesso di rafforzare il nostro desiderio di riconciliazione e di pace”.

Da qui l’appello alla comunità: “Consideriamo quanto accaduto, un peccato di cui chiedere umilmente perdono, ognuno per la sua parte di responsabilità. Consideriamo quanto accaduto come una “prova” che ci faccia crescere nell’amore del Signore. Tutti noi, Parroco, Sacerdoti e fedeli, stiamo portando, ormai da tempo,  nel nostro cuore una grande sofferenza per queste vicende.

Avrei tanto a cuore, per il ruolo che svolgo, in questa Città come Parroco della Chiesa Madre e Rettore delle vostre chiese, come ha scritto in una sua lettera il nostro Arcivescovo citando l’Apostolo Paolo, “non padrone della vostra fede ma collaboratore della vostra gioia”.

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Quindi l’esortazione a lasciarsi alle spalle “questi tristi momenti di divisione” e l’invito a tutti “a coltivare l’unità e l’armonia delle Comunità, nel rispetto delle capacità e dei carismi  personali e comunitari  per la crescita in santità della Chiesa”.

Quindi il passaggio forse più significativo: “Da parte mia, come sincero segno di amore e di riconciliazione verso di voi, così come ho detto al Padre Vescovo il prossimo Giovedi Santo, vorrei lavarvi i piedi per mettere in atto l’insegnamento di Gesù Maestro e Signore affidato a tutta la Chiesa”

Don Palmiro ha concluso con queste parole: “credo che sia giunto finalmente il momento, in quest’anno in cui celebriamo il Giubileo della Misericordia, porre fine  ad alcune laceranti  incomprensioni e tensioni che hanno tolto serenità a tutti noi; è  mio vivo e sincero desiderio celebrare con animo riconciliato i prossimi appuntamenti pubblici della Comunità cristiana di Augusta: il precetto delle confraternite, la settimana santa, la Pasqua.”

Un gesto di grande responsabilità e umiltà, che è stato salutato dall’applauso affettuoso di tutti i presenti.

Un gesto che ci si augura venga raccolto da tutte le parti permettendo di chiudere una pagina sofferta per tutta la città, dando così un rinnovato significato alle prossime festività pasquali, che possano essere vissute con ritrovata concordia e serenità.

TESTO INTEGRALE 

Carissimi fedeli, Gruppi, Confraternite ed Associazioni presenti in parrocchia, 

circa tre anni fa su richiesta dell’Arcivescovo Mons. Salvatore Pappalardo ho iniziato in mezzo a voi e con voi un cammino nella fede.

Mi son trovato così,  improvvisamente,  a dover ricoprire un ruolo particolarmente delicato ed impegnativo da tanti punti  di vista. Un ruolo a cui, onestamente, non avevo mai pensato.

 Come tutti sapete sono Augustano.

In questa Parrocchia, in cui oggi sono Parroco, sono stato battezzato e ho frequentato il catechismo. Qui ho sentito la chiamata del Signore, anche se l’esperienza di crescita nella fede e nel servizio della chiesa si è rafforzata nella vicina parrocchia di S. Francesco da Paola.

A parte i quattro anni trascorsi come vice parroco a Floridia, ho trascorso dieci anni nella parrocchia di Santa Lucia, vivendo anche  il momento bellissimo della sua costruzione. Dopo questa esperienza ho prestato servizio per 21 anni nella parrocchia S. Nicola a Brucoli.

Dal 5 giugno 2013 S. E. Mons. Pappalardo mi ha affidato questa Comunità, prima come Amministratore Parrocchiale e dal 28 novembre dello stesso anno come Parroco. Unitamente alla Chiesa Madre il Padre Vescovo, mi ha affidato le altre sei chiese rettoriali, dove sono presenti in vario modo altri gruppi ed associazioni ecclesiali.

Essendo augustano, conosco anch’io la mia città e la realtà ecclesiale augustana.

Come avrete notato sin dal giorno del mio ingresso in questa parrocchia ho affisso in chiesa nella bacheca degli avvisi una piccola locandina, che non ho mai rimosso e che potrete trovare ancora anche nell’ufficio parrocchiale. In essa si legge così:

INVOCHIAMO LO SPIRITO SANTO PERCHE’ IL PARROCO E I PARROCCHIANI

FORMINO UNA SOLA FAMIGLIA, RIUNITA NELLA FEDE, NELLA SPERANZA E NELLA CARITÀ.

In questa frase, tratta dal rito liturgico, sono espresse innanzitutto la mia preoccupazione umana:

sarò all’altezza di questo compito? e il mio timore derivante dalla fede: “Sarò un buon pastore”? come quelli che il Signore vorrebbe per il suo popolo?

Riuscirò a far essere una sola famiglia una realtà ecclesiale così diversificata nei doni e nei carismi del Signore?

In questa parrocchia ho conosciuto Mons. Carmelo Carmelo  Cannavà, Mons. Alfredo Garsia, Padre Matteo Pino, Don Gaetano Incardona.

Sotto la guida di questi pastori la comunità facente parte di questa parrocchia, non è stata mai la stessa per numero, per le attività svolte, per  la testimonianza di fede e di carità.

Quando il Padre Vescovo  mi  propose come parroco di questa comunità sapevo, anche se dall’esterno delle tristi divisioni che la tormentavano. Sarebbe stato più facile e più comodo dire NO. Tuttavia, ritenendo doverosa l’obbedienza, risposi SI.

Ho trovato una particolare realtà ecclesiale messa su dal mio predecessore, ben e molto diversa da quella del precedente. Non ritengo necessario  elencare le cose negative che ho trovato e che ancora, purtroppo, esistono e resistono e che neanch’io, per i miei limiti, sono riuscito a sanare. Ma ora basta. Iniziamo un cammino nuovo spronati dalle parole di Gesù : “Una casa divisa in sé stessa non può reggersi”.

Gesù prima di immolarsi sulla croce per la sua Chiesa, nell’ultima cena,  ha pregato per i suoi dicendo: “Ti prego, Padre, siano anch’essi una cosa sola, come noi, perché il mondo creda”.

Una Chiesa divisa, una parrocchia in cui non esiste lo spirito del vero e reale servizio a Dio e ai fratelli non crescerà, si frantumerà, sarà di scandalo.

Chiunque  (sacerdoti e laici) e a qualunque titolo dovesse operare per dividere farebbe male non solo alla Chiesa, ma anche a se stesso.

Devo esprimere la mia sofferenza interiore nel vedere che qualcosa del genere ha colpito anche la mia persona e la comunità affidatami: mi riferisco ai momenti di difficoltà che hanno caratterizzato il rapporto con alcune realtà ecclesiali della Città: Confraternite, Gruppi, Terzordini, Laicati.

Come un Padre che ama, talvolta a qualche richiesta, è stato doveroso rispondere, con sofferenza con un  no.

Sul momento il rifiuto non è mai comprensibile e può generare malumori e rancori.

Ognuno di noi, in base alle proprie convinzioni, può ritenersi di stare dalla parte della Verità; e nel caso che le conseguenze di certe scelte dovessero provocare divisioni che,  purtroppo, anche nella Chiesa esistono, come insegna la storia.

Recentemente, ha affermato il Santo Padre in un incontro con una delegazione di “Fratelli separati”, nella divisione tra le Chiese “vi sono stati, da entrambe le parti, gravi peccati e mancanze umane” . Ripeto da entrambe le parti.

 “In uno spirito di reciproco perdono e di umile pentimento, abbiamo bisogno adesso di rafforzare il nostro desiderio di riconciliazione e di pace”.

Consideriamo quanto accaduto, un peccato di cui chiedere umilmente perdono, ognuno per la sua parte di responsabilità. Consideriamo quanto accaduto come una “prova” che ci faccia crescere nell’amore del Signore.

Nell’anno del Giubileo della Misericordia, alla luce della Parola di Dio che mediante l’Apostolo Paolo (testimone  diretto della misericordia  di Dio) ci esortava con queste parole:

“Sopportatevi gli uni gli altri e perdonatevi a vicenda, se uno ha di che dolersi di un altro.

Come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi”.  

Tutti noi, Parroco, Sacerdoti e fedeli, stiamo portando, ormai da tempo,  nel nostro cuore una grande sofferenza per queste vicende.

Avrei tanto a cuore, per il ruolo che svolgo, in questa Città come Parroco della Chiesa Madre e Rettore delle vostre chiese, come ha scritto in una sua lettera il nostro Arcivescovo citando l’Apostolo Paolo, “non padrone della vostra fede ma collaboratore della vostra gioia”.

Pertanto lasciandoci alle spalle questi tristi momenti di divisione, vi invito tutti  a coltivare l’unità e l’armonia delle nostre Comunità, nel rispetto delle capacità e dei carismi  personali e comunitari  per la crescita in santità della Chiesa. 

Da parte mia, come sincero segno di amore e di riconciliazione verso di voi, così come ho detto al Padre Vescovo il prossimo Giovedi Santo, vorrei lavarvi i piedi per mettere in atto l’insegnamento di Gesù Maestro e Signore affidato a tutta la Chiesa:

“Mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri. Tutta la legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso”.

Carissimi fratelli,

credo che sia giunto finalmente il momento, in quest’anno in cui celebriamo il Giubileo della Misericordia, porre fine  ad alcune laceranti  incomprensioni e tensioni che hanno tolto serenità a tutti noi; è  mio vivo e sincero desiderio celebrare con animo riconciliato i prossimi appuntamenti pubblici della Comunità cristiana di Augusta: il precetto delle confraternite, la settimana santa, la Pasqua.

Augusta, 06 marzo 2016

Sac. Prisutto Palmiro

 

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