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Augusta| Aggressione al carcere: Di Carlo chiede il trasferimento del detenuto.

19 Febbraio 2019 | by Redazione Webmarte
Augusta| Aggressione al carcere: Di Carlo chiede il trasferimento del detenuto.
Sindacale
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In seguito all’aggressione al personale della Polizia penitenziaria,  verificatasi lo scorso 15 febbraio, da parte di un detenuto albanese nella casa di reclusione di Augusta, Massimiliano Di Carlo, dirigente del Coordinamento nazionale Polizia penitenziaria Cnpp chiede immediate soluzioni: prima tra tutte il trasferimento del detenuto. Di Carlo ha denunciato al ministro della Giustizia, al sottosegretario alla Giustizia e ai massimi vertici nazionali e regionali dell’amministrazione penitenziaria, il grave episodio di aggressione da parte di un detenuto nei confronti di un assistente capo della Polizia penitenziaria avvenuto all’interno del carcere di Augusta.

“Intendiamo – dichiara il sindacalista – elevare l’ennesimo grido di allarme a favore della Polizia penitenziaria in servizio  nel carcere di Augusta dove il 15 febbraio si è registrata una aggressione ai danni di un assistente Capo mentre espletava il regolare servizio all’interno dell’istituto. Si auspica il trasferimento immediato del detenuto, non nuovo ad episodi di aggressione pregiudizievoli per l’ordine e la sicurezza nei confronti del personale quindi meritevole di essere sottoposto al regime speciale della sorveglianza particolare previsto dagli articoli 14 bis, ter e quater della legge 354/75 – resosi responsabile di tale gravissimo gesto verso il collega, nei confronti del quale esprimo sentimenti di solidarietà e vicinanza, oltre ad augurargli una pronta guarigione”.

Il dirigente nazionale del Cnpp chiede di attuare misure rigorose a tutela del personale di Augusta che, alla pari dei colleghi di tutti gli istituti penitenziari italiani, svolgono con dedizione il servizio, spesso sotto organico e con turni di lavoro massacranti che mettono a repentaglio anche la salute: assunzioni di nuovo personale di Polizia penitenziaria in numero almeno sufficiente a coprire le carenze di organico;Investimenti per strumenti tecnologici di sorveglianza; sistemi organizzativi moderni e opportune modifiche all’ordinamento penitenziario;  Modifica del codice penale, prevedendo una specifica fattispecie penale che punisca tali fatti, così da evitare, in concreto, queste aggressioni che, spesso sottovalutate, potrebbero trasformarsi in situazioni peggiori sempre a danno di uomini e donne servitori dello Stato; dotare la Polizia penitenziaria di appositi dispositivi antiaggressione e consentire l’utilizzo, come armi di reparto, di quelle comuni ad impulsi elettrici, (taser) in analogia a quanto già disposto per l’amministrazione della pubblica sicurezza e, di recente, ai Corpi di Polizia municipale.

Come si ricorderà il detenuto albanese ha aggredito il poliziotto che tentava di spiegare che in quella giornata era impossibile assicurargli la concessione dell’attività trattamentale denominata “Campo Sportivo”, questi non ha voluto sentire ragione e ha scagliato un pugno in faccia al poliziotto penitenziario intervenuto per spiegare il motivo del diniego.

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