breaking news

Augusta| Argenteria sacra, un patrimonio che deve essere reso fruibile

Augusta| Argenteria sacra, un patrimonio che deve essere reso fruibile
Attualità
'
0

La recente riproposizione di talune argenterie delle chiese confraternali ha permesso di porre al centro all’attenzione quel vasto patrimonio di eccezionale interesse costituito dall’argenteria sacra custodita nelle chiese di Augusta.

Un tema poco indagato e che meriterebbe la giusta attenzione anche alla luce dei numerosi e variegati manufatti che esprimono l’attenzione del popolo di Augusta per il “bello” e soprattutto per quegli oggetti destinati all’esaltazione del divino. Si tratta di un ricco campionario di opere d’arte  che ricopre il periodo che va dal XVII al XX secolo e che a causa di molteplici motivazioni non sono mai stati oggetto di specifici approfondimenti ed esami della critica d’arte specializzata.

Ostensori, calici, pissidi, navette, turiboli, croci astili, reliquiari, aspersori, fermagli per piviali, ex voto, baculi, oltre ad accessori e ornamenti per simulacri quali corone, aureole, rosari filigranati, gigli e modellini, arricchiscono le nostre chiese a testimonianza che nonostante Augusta sia stata prevalentemente abitata da contadini, pescatori e salinari, ha sempre avuto quella giusta attenzione per le “cose sacre” destinate alla liturgia.

Certo, dovrebbe far riflettere come sia stato possibile commissionare “pezzi” di un certo interesse artistico in una città dove le chiese sono state costruite da confraternite e corporazioni di arti e mestieri e dove la borghesia e nobiltà era sia pur limitata. Eccetto alcune famiglie di antica e blasonata origine che hanno donato splendide argenterie alle chiese conventuali e in particolare a quella di S.Caterina delle monache benedettine, il resto dei pezzi esistenti nelle chiese di Augusta sono il frutto dei risparmi di categorie che certamente non disponevano di laute risorse finanziarie. Eppure, non v’è chiesa in Augusta che non disponga di opere pregevoli e in particolare di ostensori per l’esposizione solenne dell’Eucaristia. Tra questi “pezzi” quello che si distingue per le spiccate qualità artistiche è custodito nella chiesa dei Naviganti dedicata a Maria SS. Annunziata. Un’opera di cesello di squisita fattura, risalente al 1725, dove il pomo è costituito da una raffigurazione a tutto tondo dell’Annunciazione dell’Angelo a Maria. Alla base sono inoltre raffigurate le tre virtù teologali: fede, speranza e carità. Di particolare interesse il baculo a corredo del simulacro di S.Giuseppe, nella chiesa eponima, con la raffigurazione del blasone Gargallo. Tra i reliquiari si distingue quello antropomorfo a forma di braccio che impugna la spada contenente il dente molare di S.Domenico, patrono di Augusta, condotto in processione la vigilia della festività del 24 maggio. Nella stessa chiesa di S.Domenico a corredo del simulacro del S.Patrono si conserva un modellino in argento datato 1684 raffigurante l’antica chiesa del Patrono distrutta dal sisma del 9 e 11 gennaio 1693.

Numerose sono le argenterie custodite in chiesa Madre. Oltre quelle pertinenti al massimo tempio cittadino sono confluite quelle delle chiese soppresse e tra questi alcuni reliquiari e i pezzi della chiesa di Gesù e Maria distrutta durante il bombardamento anglo-americano del 13 maggio 1943.

Purtroppo, buona parte di questo patrimonio non è fruibile sia perché necessita di interventi di restauro sia perché viene a mancare quella giusta considerazione per la bellezza dell’arte sacra in tempi dove la liturgia è ridotta all’essenziale e dove soprattutto, per una errata convinzione, l’esaltazione del divino debba avvenire con parati e vasi sacri sempre più dozzinali.

Che dire poi degli ex voto: collane, anelli, pendenti, bracciali donati dal popolo di Augusta ai simulacri venerati nelle singole chiese e nei migliori dei casi custoditi in cassaforte. Particolarmente numerosi quelli donati alla Madonna del Rosario, l’Assunta, del Carmine, Immacolata, S.Sebastiano, S.Domenico, S.Rita, S.Giuseppe. Si tratta di antichi orologi in oro e argento, orecchini, collane ma anche anelli con pietre preziose come quelli appartenuti alla famiglia Parisi Zuppelli Santangelo.

L’auspicio è che tutto questo patrimonio possa un giorno reso fruibile con una permanente esposizione museale magari riscoprendo la grande e spaziosa cripta della chiesa Madre o i locali del convento di S.Domenico rispolverando quel progetto che è rimasto nel cassetto della prefettura di Siracusa.

Si tratta di idee non necessariamente fantasiose, atteso che non c’è Comune della Sicilia che abbia scommesso sulle proprie radici mettendo in mostra i segni della propria identità civica ed ecclesiale, riuscendo ad attirare professionisti della cultura e semplici curiosi affascinati dalle bellezze del patrimonio materiale e immateriale.

Please follow and like us:
error0
fb-share-icon20
Tweet 20
fb-share-icon20

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com