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Augusta | Brucoli Fest – Un megarese alla scoperta della parola

Augusta | Brucoli Fest – Un megarese alla scoperta della parola
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Con il patrocinio del Comune di Augusta, in occasione di Augusta d’Estate 2021, nel corso della kermesse “Brucoli Fest -Artigiani al Castello”, Salvatore Seguenzia ha avuto modo di presentare l’opera “Megar…imando Hyblaea” edito dalla casa editrice Aletti Editore nonché intrattenere il pubblico presente, facendosi apprezzare nella lettura di una serie di poesie dedicate anche al famoso borgo marinaro.

Presentato ieri sera il libro di Salvatore Seguenzia “Megar…imando Hyblaea” edito dalla casa editrice Aletti Editore nel corso dell’evento estivo “Brucoli Fest – artigiani al Castello” promosso e organizzato dal Comune di Augusta. La casa editrice Aletti Editore ha ritenuto che l’opera “Megar…imando Hyblaea” è espressiva e significativa. L’autore, megarese verace, Ispettore della Guardia di Finanza in servizio presso la locale Compagnia, da qualche anno si diletta a riscoprire una delle sue qualità che, fino a qualche tempo fa, era celata dentro di sé ed oggi la esterna attraverso la scrittura. Nel suo tempo libero, cerca di conoscere, o meglio, scoprire la sua città.

L’autore, sposato e padre di due figli con due lauree conseguite, è agli albori di un percorso di crescita come poeta e come scrittore nascente. Semplicemente, più legge la storia su Augusta, più accresce il suo “sfogare” un interno desiderio di rappresentare, in modo diverso, i fatti, talvolta non meglio conosciuti, di una realtà piena di vicissitudini e contraddizioni. La rima è la forma che gli permette di rappresentare la “sua” Augusta; strofe che cercano di fotografare la storia megarese attraverso fatti, personaggi, ricordi, leggende e tradizioni che sono risultati, in fondo, alla base della nascita e crescita della vita quotidiana: vicende che, tra realtà e diceria, sono state vissute nell’isola. Sovente, ribadisce che se si prova ad immaginare cosa era Augusta senza gli attuali ponti che la collegano alla terraferma, è facile sostenere che qualunque condottiero che arrivava dalle nostre parti rimaneva basito della straordinaria realtà che la natura ha donato. Il Castello e i suoi bastioni l’hanno resa ancora più imponente; se si accomunano il punto strategico sul mediterraneo, è logico sostenere che l’isola nell’Isola era invidiata da qualunque popolo che voleva essere sovrano.

Da alcuni anni è diventato appassionato del dialetto ma soprattutto della storia e tradizioni della sua città. Unendo queste direttrici ha creato questa raccolta poetica per mandare un messaggio ai giovani megaresi per poter conoscere le radici della propria «isola» anche attraverso i suggerimenti dei nonni. Una simbiosi per portare avanti i ricordi di una zona del mediterraneo piena di fascino. Infatti, Augusta ha conosciuto tanti popoli ed ognuno di loro ha lasciato, nel bene e nel male, un suo segno tangibile che ha permesso di essere quella città che oggi però non riesce a forgiare la sua storia se non tramite coloro che sono amanti di far riemergere la natività. Descrivere brevemente una rima per ogni elemento, che è stato costituente per la città, significa aver dato la possibilità di assimilare, quantomeno, il valore della realtà. Si augura, soprattutto per i giovani, di riuscire a trasmettere quella curiosità di sapere chi eravamo; è facile essere richiamati dall’onda d’urto dei luoghi “storici” che attraggono maggiormente la nostra curiosità e conoscenza culturale ma ha ritenuto necessario, se non importante, che alla base di ogni crescita individuale è anche fondamentale sapere prima chi siamo noi. È un passo importante per potersi, domani, confrontare con le altre realtà sociali.

Durante la serata l’autore ha voluto ringraziare l’assessore alla cultura Giuseppe Carrabino che è stato sempre disponibile a fornire mirati suggerimenti su talune vicende o tradizioni locali nonché a fornire parte del materiale fotografico storico (tra cui le famose cartoline delle edizioni Motta) raffiguranti luoghi della città e del territorio. Preziose fotografie che ampliano il contenuto culturale dell’opera in quanto annoverano pagine di memoria indelebili della storia megarese.

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