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Augusta| Caso “Villa Milena”, altra condanna per il pm Maurizio Musco

Augusta| Caso “Villa Milena”, altra condanna per il pm Maurizio Musco
Cronaca
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3 anni e 8 mesi per tentata concussione. Interdizione perpetua dai pubblici uffici e radiazione dalla magistratura

Ad appena una settimana dalla sentenza definitiva emessa dalla Corte di Cassazione sul caso cd. “Veleni in Procura” che lo ha condannato a 18 mesi di reclusione in relazione ad un filone dell’inchiesta  “Oikothen” (leggi qui art. 24.2.2017), un’altra “mazzata” colpisce il magistrato priolese Maurizio Musco.

bloggif_56cc71f8ac292Ieri sera infatti, dopo una breve camera di consiglio, il Tribunale di Messina I° sezione penale (presidente Silvana Grasso, a latere Monia De Francesco e Letteria Silipigni) ha riconosciuto colpevole il PM in servizio presso la Procura di Siracusa del reato di tentata concussione, infliggendogli la pena di anni 3 e mesi 8 di reclusione e  condannandolo anche alle spese processuali.

Il collegio ha altresì dichiarato per l’imputato  Musco Maurizio l’interdizione perpetua dai pubblici e disposto l’estinzione del rapporto di lavoro, che in pratica, al di là dell’eufemismo giuridico, significa radiazione dai ruoli della magistratura. Pugno dunque durissimo del Tribunale peloritano che entro 90 giorni dovrà rendere note le motivazioni che stanno alla base della severa sentenza emessa e della pesante condanna inflitta al sostituto procuratore, che ricorrerà sicuramente in Appello.

La vicenda  risale all’Agosto del 2007 e ruota su alcuni controlli effettuati a quell’epoca dagli agenti di polizia appartenenti al commissariato di P S. di Augusta presso il noto ritrovo notturno “Villa Milena”, frequentato dal Magistrato. Secondo la Procura di Messina, durante uno di tali controlli al locale, la notte tra il 30 e 31  agosto 2007, il Musco “…. presente unitamente all’avv. Piero Amara (cui era legato da rapporti di amicizia)..”  interveniva sugli agenti di polizia “…qualificandosi  come PM della Procura della Repubblica di Siracusa, esibendo il tesserino di riconoscimento, chiedendo di sapere se il controllo era stato operato di iniziativa o meno e quale fosse la ragione….sindacava la possibilità da parte degli agenti operanti di misurare il volume della musica…..ed avvisava gli agenti che l’indomani avrebbero dovuto trasmettere al suo ufficio l’incartamento relativo a tale controllo…” sollecitando “… nei giorni a seguire l’invio della relazione”.

bloggif_lungobisSempre secondo l’Accusa poi, “… nel corso di un incontro svoltosi il 3.9.2007 presso il suo ufficio con i citati appartenenti  alla P.S. e con il loro dirigente Pasquale Alongi, in occasione del quale gli veniva mostrata la relazione di servizio relativa a detto controllo…” il Musco “ lamentava la irregolarità delle attività compiute e relazionate, assumendo che il controllo era avvenuto in orario diverso da quello inserito sugli atti, circostanza a seguito della quale scaturiva un confronto, dai toni verbali molto accesi, tra il Musco e l’Alongi.”  Il Musco inoltre “da ultimo disponeva l’iscrizione nel registro degli indagati …” di un poliziotto “…ed ordinava l’esibizione nei confronti del commissariato di Augusta di tutti gli atti relativi ai controlli compiuti presso villa “Corallo” da appartenenti al citato Commissariato…..in tal modo compiva atti idonei, diretti in modo univoco, a costringere o ad indurre gli appartenenti al commissariato P.S. di Augusta a desistere da ulteriori controlli ed attività di servizio in ordine a intrattenimenti musicali e danzanti   tenuti presso la villa dell’imprenditore Corallo che avrebbero potuto pregiudicare l’attività economica organizzata da costui (celata sotto le spoglie di una associazione culturale) e la relativa possibilità di guadagno.”

Ora l’attesa è tutta per le motivazioni della sentenza. La loro lettura forse potrà fare chiarezza sui reali motivi che di fatto originarono uno “scontro” istituzionale tra alcuni “pezzi” della magistratura in servizio a Siracusa, tra cui Musco, ed alcuni esponenti del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Augusta, all’epoca dei fatti retto dal Vice Questore Pasquale Alongi, e, a quanto pare,  il primo “round” di questa inquietante storia fa capire chiaramente verso chi propende la bilancia della Giustizia.

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