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Augusta| Caso “Villa Milena”, depositate le motivazioni della condanna a 3 anni ed 8 mesi inflitta al magistrato priolese Maurizio Musco

Augusta| Caso “Villa Milena”, depositate le motivazioni della condanna a 3 anni ed 8 mesi inflitta al  magistrato priolese Maurizio Musco
Cronaca
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Confermata l’attendibilità del vice questore Pasquale Alongi.

Per il Tribunale di Messina “…emerge a piene mani l’intento del Musco, già al momento della presentazione della denuncia del Corallo (ndr: consegnatagli il 29 agosto 2007 dall’Avv. Piero Amara) e del suo trattenimento, di “gestire” l’intera vicenda attinente i controlli effettuati dalla Polizia su Villa Corallo, facendo valere sugli appartenenti al commissariato il proprio ruolo”.

È questo uno dei passaggi più significanti (e pesanti) delle motivazioni,  depositate quasi allo scadere dei 90 giorni previsti, della sentenza con la quale il Tribunale di Messina – Presidente Silvana Grasso – ha condannato nello scorso marzo (Leggi qui)  a 3 anni ed 8 mesi di reclusione il PM Maurizio Musco per tentata concussione nei confronti degli uomini della Polizia di Stato del Commissariato di Augusta, disponendo per l’imputato anche l’interdizione perpetua dai pubblici e l’estinzione del rapporto di lavoro.

La vicenda  – come si ricorderà –  risale all’agosto 2007 e prende spunto dall’accentuato fenomeno – verificatosi in quegli anni nel territorio di Augusta – di trasformazione di numerosi esercizi commerciali o di edifici privati in locali da ballo. Nell’ambito di una ampia azione di prevenzione e controllo avviata dal locale commissariato di P.S. di Augusta, guidato all’epoca dal vice questore Pasquale Alongi, per verificare il possesso da parte dei proprietari/gestori dei requisiti previsti dalla legge, agenti di polizia effettuarono alcuni  interventi presso il noto ritrovo notturno “Villa Milena”,  gestito dall’associazione culturale “Antropos” di cui il magistrato Musco era socio.

Detti interventi peraltro si erano resi necessari a seguito delle numerose segnalazioni dei residenti vicini che lamentavano il disturbo del riposo notturno a causa dell’alto volume della musica.  Secondo la Procura di Messina, durante uno di tali controlli al locale, la notte tra il 30 e 31  agosto 2007, il Musco “…. presente unitamente all’avv. Piero Amara (cui era legato da rapporti di amicizia)..”  intervenne sugli agenti di polizia “…qualificandosi  come PM della Procura della Repubblica di Siracusa, esibendo il tesserino di riconoscimento, chiedendo di sapere se il controllo era stato operato di iniziativa o meno e quale fosse la ragione….sindacava la possibilità da parte degli agenti operanti di misurare il volume della musica…..ed avvisava gli agenti che l’indomani avrebbero dovuto trasmettere al suo ufficio l’incartamento relativo a tale controllo…” sollecitando “… nei giorni a seguire l’invio della relazione.”.

Le 25 pagine della sentenza accolgono l’impianto accusatorio sostenuto dalla Procura della Repubblica di Messina, rappresentata dal PM. Antonio Carchietti, ricostruendo con meticolosità tutti i “passaggi” della delicata vicenda che ha visto protagonista Maurizio Musco, di recente trasferito dal CSM a Sassari.

Per il Tribunale di Messina “ …è indiscutibile che il  Musco nel momento in cui riceveva e tratteneva presso di sé la denuncia del Corallo consegnatagli il 29 Agosto dall’Avv. Piero Amara non era il magistrato di turno” come è anche documentale che “ … le regole di organizzazione interna all’ufficio non prevedevano l’assegnazione al Musco di procedimenti aventi ad oggetto reati contro la Pubblica Amministrazione….(ndr: ipotesi di abuso d’ufficio a carico di in agente di Polizia)”.

Sempre secondo il Tribunale di Messina poi  “Musco non era nel turno e quindi non poteva ricevere le denuncia e, a fortiori, non poteva auto assegnarsela…” perché questo potere spettava al Procuratore capo o in sua assenza all’Aggiunto.

Piena attendibilità viene invece riconosciuta dai giudici peloritani alla ricostruzione dei fatti fornita dal Vice Questore Pasquale Alongi, che con il Musco ebbe un incontro dai toni verbali molto accesi il 3 settembre 2007 (“ Emerge la veridicità del litigio …”). In sentenza si evince la correttezza dell’operato del dirigente, fedele servitore dello Stato, e dei suoi uomini, il cui intento non era assolutamente “ preordinato ad ostacolare l’attività del gestore del locale ….per danneggiare costui….”.

Le motivazioni non mancano poi di evidenziare “…la preesistenza di rapporti del Musco con l’avv. Piero Amara… richiamando la sentenza della Corte di Appello di Messina relativa alla vicenda “Veleni in Procura” con la quale il magistrato priolese è stato  già condannato a 18 mesi di reclusione per il caso “Oikothen”, condanna di recente confermata in Cassazione.

Forse per mero scrupolo, il Collegio ritiene addirittura di riportare testualmente un significativo passo degli atti dell’inchiesta predisposta dal Ministero, laddove gli ispettori ministeriali nella loro relazione “…concludevano nel senso del raggiungimento della prova di una amicizia “corroborata da notoria frequentazione tra il Dott. Musco ed il citato avv. Piero Amara… altrettanto dimostrato è il progressivo allargamento di tale rapporto amicale alla condivisione di interessi economici…..” precisando che “In definitiva può dirsi che tra l’avv. Amara e il dott. Musco esisteva ed esiste un legame capace di ingenerare il sospetto che la determinazioni assunte dal suddetto magistrato potessero o possano essere ispirate a fini diversi da quelli istituzionali e dirette, per ragioni private e personali, a favorire o danneggiare gli eventuali soggetti coinvolti a vario titolo nei procedimenti in cui l’avv. Amara aveva interessi personali o professionali.”

Secondo quanto è emerso dal dibattimento, in sentenza si legge anche come  “… il Musco, abusando della sua qualità di magistrato in servizio presso la Procura della Repubblica di Siracusa, abbia posto in essere una serie di atti diretti in modo non equivoco a coartare la libera determinazione degli agenti della polizia del commissariato di Augusta nell’espletamento di una doverosa attività d’ufficio già da essi intrapresa…”.

Nel caso in specie” – ad avviso del Tribunale  – “ tutte le condotte tenute dal Musco risultano idonee a determinare uno stato di soggezione negli appartenenti al commissariato di Augusta al fine di costringerli a non proseguire nell’attività di controllo presso Villa Corallo, risultato non perseguito per la resistenza da essi opposta al comportamento illecito del Magistrato.”.

Ai fini poi del computo della pena da infliggere, stigmatizzando “… l’elevato disvalore della condotta tenuta da parte dell’imputato approfittando del proprio ruolo in seno alla Procura della Repubblica di Siracusa”, i giudici  messinesi hanno ritenuto  che “ non sussistano  le condizioni per la concessione delle circostanze attenuanti generiche, atteso…. che non sono emerse in atti circostanze valutabili in senso favorevole nei suoi confronti.”.

Questo quanto stabilito dal giudizio di I° grado. È chiaro che per porre fine anche a questa inquietante vicenda, bisognerà attendere l’esito dell’Appello ed eventualmente della Cassazione.

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