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Augusta | Castello Svevo: No ad un tentativo di omicidio culturale. Presentata petizione

Augusta | Castello Svevo: No ad un tentativo di omicidio culturale. Presentata petizione
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Petizione popolare contro l’abbattimento della struttura carceraria, realizzata alla fine del 1800 nel Castello Svevo, promossa dai consiglieri comunali Corrado Amato e Mariangela Birritteri. Sarà consegnata al sindaco Di Mare affinché solleciti l’assessorato regionale a mantenere tutta la storia dell’antico maniero. Per l’architetto Arturo Alberti cancellare parte di un bene pubblico è un “omicidio culturale”.

Le stratificazioni realizzate nel Castello Svevo alla fine del 1800 non possono essere demolite secondo i consiglieri comunali Corrado Amato e Mariangela Birritteri, che siedono tra i banchi della minoranza, e che ieri hanno presentato, in conferenza stampa, una petizione. Un’iniziativa contro l’abbattimento del penitenziario che, come riferiscono i promotori, è stata già condivisa da altri colleghi dell’Aula come i consiglieri Giancarlo Triberio, Ciccio La Ferla e Milena Contento che si sono già pubblicamente schierati a favore del mantenimento della struttura durante la seduta di Consiglio comunale allargata, che si è svolta il 16 marzo scorso. Le loro ragioni sono sostenute dall’architetto Arturo Alberti il quale ha sottolineato che: “cancellare la storia degli ultimi 130 anni del Castello svevo equivale a compiere un omicidio culturale.

La struttura carceraria non venga né demolita né manomessa; il progetto venga sospeso e modificato in base alle osservazioni fatte. Si rinnovi e riproponga l’istanza per la retrocessione ad Augusta dell’intero compendio; si istituisca un tavolo tecnico tra Comune, assessorato dei Beni culturali e presidenza della Regione al fine di pervenire all’affidamento definitivo del compendio al Comune, al recupero restauro e valorizzazione del monumento mediante la messa in opera di iniziative tese a creare ampie opportunità di lavoro e produzione culturale a partire dalla valorizzazione del patrimonio archeologico e monumentale del territorio, della storia locale e dell’arte contemporanea”. Sono queste le richieste contenute nella petizione che sarà inviata al sindaco Giuseppe Di Mare affinché si faccia portavoce delle stesse e solleciti l’assessorato regionale a mantenere tutta la storia dell’antico maniero.

“Bocciato”, dunque, dai promotori della petizione, e non solo, il progetto redatto dalla Sovrintendenza ai Beni culturali di Siracusa per realizzare interventi già appaltati 5 mesi fa e che dovrebbero essere consegnati lunedì dall’assessore ai Beni culturali e all’Identità siciliana, Alberto Samonà all’impresa vincitrice della gara d’appalto. L’iniziativa che appare tardiva, visto l’iter già compiuto dal progetto, si propone di essere efficace in seguito alla raccolta di migliaia di firme. Se i lavori dovessero iniziare a breve potrebbero quindi essere bloccati qualora la voce popolare si alzasse, ma soprattutto i consiglieri, per impedire l’abbattimento delle sopraelevazioni intendono far valere come motivazione l’incompletezza dell’iter relativo al progetto: “che manca di documento preliminare della progettazione” ha sottolineato l’architetto Alberti, il quale in premessa ha ripercorso la storia del carcere ricordando che raccoglie 130 anni di vicende dell’Italia che iniziano con la ribellione dei contadini e finisce con le brigate rosse.

“Il progetto di intervento di “restauro e fruizione” del Castello Svevo di Augusta si propone tra le altre finalità quello della demolizione delle strutture carcerarie e segnatamente il secondo livello realizzato alla fine dell’Ottocento.  La storia di uomini e di donne, detenuti o lavoratori, non può essere di colpo cancellata per un presunto oltre discutibile quanto impossibile ritorno ad una mitica purezza architettonica originaria” si legge nella petizione in cui si ricorda, inoltre, che: “il profilo oramai storicizzato dell’Isola di Augusta è costituito dall’insieme delle strutture carcerarie e dalle strutture più antiche e che qualora venisse demolito il carcere risulterebbe infine dimezzato e distrutto; inoltre la sopraelevazione originaria , distrutta per fare posto al carcere , non tornerà non appena demolito lo stesso e che il castello, dismessa oramai da decenni la funzione pubblica di carcere sarebbe dovuto tornare nella disponibilità e proprietà del Comune di Augusta”.

In premessa il consigliere Corrado Amato ha fatto sapere di aver coinvolto la deputata all’Ars Daniela Ternullo che ha presentato un’interrogazione all’assessore Samonà. E sulla necessità di demolire per salvaguardare la staticità del castello l’architetto Alberti ha rammentato che una decina di anni fa sono stati spesi 3 milioni di euro per consolidare l’antico maniero e allora la domanda sorge spontanea: “o gli interventi non sono stati realizzati adeguatamente, oppure non vi è la necessità, come quella palesata, di abbattere la struttura carceraria”. L’intento è anche quello di creare un comitato spontaneo contro l’abbattimento delle sopraelevazioni, di cui dovrebbe far parte anche Stefano Munafò, ex segretario territoriale della Uil presente alla conferenza stampa insieme a Paolo Amato, storico forzista di Augusta e Federico Scalzo, responsabile dei Giovani di Forza Italia di Augusta.

L’assessore Alberto Samonà in più di un’occasione ha già dichiarato di voler salvare il salvabile, vale a dire che saranno demolite solo le stratificazioni necessarie per la stabilità del monumento. Per il tramite del suo capo di Gabinetto, Riccardo Guazzelli intervenuto nella seduta monotematica di Consiglio comunale, lo scorso marzo, ricordiamo che ha annunciato che i lavori di ristrutturazione e restauro del Castello svevo saranno preceduti da una puntuale e scientifica attività diagnostica e solo successivamente si procederà con le demolizioni necessarie alla tenuta dell’antico maniero federiciano.  Nuove indagini per non compromettere la specificità del monumento.

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