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Augusta| C’era una volta c’era o non c’era. Successo per i giovani “attori” di Shloq

Augusta| C’era una volta c’era o non c’era. Successo per i giovani “attori” di Shloq
Spettacolo
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Il palco dell’auditorium di Palazzo San Biagio ha fatto da cornice allo spettacolo “C’era una volta c’era o non c’era” rappresentato da 20 giovanissimi allievi del laboratorio teatrale tenuto nei locali del Centro di formazione Shloq, diretto dal maestro Salvo tempio, dalle attrici Anna Passanisi e Amelia Martelli.

I piccoli attori hanno messo in scena un  racconto sulla nascita delle maschere “come metafora della venuta al mondo del bambino che, attraverso un viaggio fatto di domande, paure e meraviglia dentro di sé e intorno a sé, infine, scopre di essere diventato grande” spiegano Passanisi e Martelli che hanno ideato e diretto magistralmente lo spettacolo teatrale con i testi di Gianni Rodari. Sul palco le maschere Colombina, Arlecchino, Pulcinella, Pantalone, Brighella, Scaramuccia, Pierrot, Balanzone, rispettivamente interpretate da Fernanda Patania, Stefano Sgarlata, Alessandro Santanello, Maria Vittoria Cifariello, Mila Vittoria Ranno, Tommaso Di Carlo, Francesco Pitari e Aron Aloisi insieme con gli innamorati, le fantesche e i due vecchini abitanti dell’isola delle favole impersonati da Roberta Abagnale, Lorenzo Ballotta, Martina Damiata, Marika Fazio, Andrea Ferraguto, Francesco Iaci, Giorgia e Giulia Lombardo, Bianca Maiolino, Ottavio Ranno, Martina Tessariol, Marta Zerbo.

“La stesura del copione – dicono  Anna Passanisi e Amelia Martelli –  ha intrecciato le parole dei testi per dare vita al racconto. La voce dell’ uomo che non c’era, altro non era che la loro stessa voce, quella che da dentro ti sprona, ti spinge a voler crescere, pur non dimenticando che in fondo una parte di noi, rimarrà bambino per sempre.  Si è trattato di in un lavoro corale molto impegnativo ma anche, come gli stessi hanno dichiarato, divertente”. Dopo un prologo affidato ai piccoli (la scena di sdegno e di pace degli innamorati) e alla voce poetica di Pierrot, innamorato della luna, le maschere rotolano come dentro un uovo da cui prenderanno vita. La vestizione suggellerà la loro nascita. Poi l’impegno a far nascere Arlecchino, ultimo della ‘covata’ e qui c’è il senso della comunità, che si nutre dei singoli ma va oltre, alla ricerca di una dimensione comune.

Sulla scena, mantelli colorati a definire un fondale che suggerisce i colori del cielo puntellato di mascherine colorate. Stelline magiche che invitano al sonno e alla pace. Un grande mantello fiorito sulle spalle dei vecchini e una bacchetta magica per le corde di un violino. Una luna brilla tra le mani di Pierrot, dall’inizio alla fine, indicando la strada ai viaggiatori per ricondurli lí da dove erano sgusciati, dentro di lei che, prodigio del teatro, è anche un uovo. Poi il viaggio che li porta, oltre, su nel cielo, a camminare sopra l’arcobaleno ( tutto è possibile … basta crederci) e infine, l’arrivo all’isola, la realizzazione del sogno, preludio di consapevolezza, il luogo dell’espressione, della parola che diventa favola, ognuno la propri.

“E’ stata un’esperienza molto forte – dichiara Anna Passanisi – sul piano della crescita, della conoscenza di sé stessi e del confronto tra bambini dai quali è di volta in volta emersa la dimensione fisica, intellettiva ed emozionale. Il teatro li ha aiutati a trasformare a portare sul piano della fantasia la loro vita, perché il teatro altro non è che uno specchio”.  Fragorosi applausi da un pubblico entusiasta ed emozionato.

Al termine della rappresentazione, Salvo Tempio ha auspicato che l’anno prossimo per lo spettacolo conclusivo del laboratorio teatrale sarà disponibile il teatro comunale, sito all’interno della Cittadella degli studi di via Strazzulla, che da oltre quattro anni è chiuso alla pubblica fruizione.

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