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AUGUSTA CITTÀ MAFIOSA: CROLLA UN PILONE DELL’ACCUSA

4 Gennaio 2015 | by Alessandro Mascia
AUGUSTA CITTÀ MAFIOSA: CROLLA UN PILONE DELL’ACCUSA
Cronaca
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Nel 2006 un consorzio edile di grandi dimensioni, chiamato Aedars, si occupò di ristrutturare il convento di San Domenico. Nel 2012 si insediò al Comune una commissione prefettizia “di accesso agli atti”, presieduta dal Viceprefetto Giuseppina Scaduto, che stilò una relazione che avrebbe inchiodato la città al palo della ignominia. Uno dei piloni su cui si basava tale relazione, riguardava proprio il consorzio Aedars. Si legge infatti che il legale rappresentante del consorzio “risulta coinvolto, insieme ad altri soggetti facenti parte di altre società costituenti il consorzio stesso, in procedimenti penali per i reati di turbata libertà degli incanti, associazione per delinquere, bancarotta fraudolenta, ecc.; così come, tra i fornitori di una delle società del consorzio figurano personaggi che hanno intrattenuto rapporti con malavitosi o che le risultanze investigative individuano come imprenditori ‘fiancheggiatori’”. L’effetto sull’opinione pubblica locale, che lesse quelle parole, fu un legittimo montare di indignazione verso i presunti colpevoli. Nonostante ciò, all’epoca in cui la commissione prefettizia “di accesso agli atti” scriveva delle infiltrazioni mafiose, il consorzio non aveva alcuna interdittiva antimafia. Infatti continuava a lavorare regolarmente. L’interdittiva da parte della Prefettura di Roma arrivò solo successivamente allo scioglimento del Comune di Augusta, adducendo tra i motivi anche la tragica misura di rigore per la città. Ricevuta tale interdittiva, il consorzio Aedars ricorse tempestivamente al T.A.R. che, nel mese di marzo 2014, gli diede ragione.

E così sarebbe potuta finire la storia.

Invece no. La Prefettura di Roma insieme al Ministero degli Interni (oggi il viceprefetto Giuseppina Scaduto fa parte del Gabinetto del Ministro degli Interni) si sono appellati al Consiglio di Stato, ultima spiaggia per dirimere questioni di tal specie. Risultato? Non solo il Consiglio di Stato ha ribadito ciò che aveva già stabilito il T.A.R. a favore del consorzio, ma tra le righe della sentenza aleggia anche un certo disappunto su come è stato trattato il caso Augusta. Nella sentenza n. 06326/2014 della III sezione del Consiglio di Stato, depositata il 22.12.2014, si legge infatti “…l’atto di scioglimento emanato nel 2013 nella prospettazione delle appellanti (Ministero Interni e Prefettura di Roma) sembra quasi incentrato sull’appalto del Consorzio Aedars per i lavori de quibus (ristrutturazione del Convento di San Domenico)”.

Il giudice, cioè, nota il rilievo immeritato dato a una vicenda che ha contribuito e sta contribuendo a sorreggere le tesi secondo cui il comune di Augusta andava sciolto per infiltrazioni mafiose. (Alessandro Mascia)

 

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