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Augusta| Commemorati i morti del naufragio del 18 aprile 2015

Augusta| Commemorati i morti del naufragio del 18 aprile 2015
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Una preghiera, la recita del Padre nostro, dei canti, fiori e candele davanti al timone di una barca, ad un salvagente e a due giubbotti, simbolo del viaggio.

timoneSi è conclusa così la cerimonia di commemorazione dei circa 700 migranti del barcone che il 18 aprile affondò al largo della Libia e che, alla fine di giugno, è stato trasferito al pontile militare della Nato, dove si stanno ultimando gli esami autoptici e di prelievo del Dna.

A promuoverla proprio il 3 ottobre, “Giornata della Memoria e dell’accoglienza”, istituita da una legge italiana approvata il 16 marzo di quest’anno, è  stato il “Comitato 18 aprile” di Augusta, nato solo qualche mese fa su iniziativa dei parroci della chiesa di Augusta, della Cgil, di Legambiente e di persone che credono nel valore della solidarietà e che  ha già chiesto formalmente al Governo di poter aver il barcone o una sua parte da collocare  all’interno della chiesa all’aperto di Monte Tauro, ad Augusta  dove realizzare un “Giardino della memoria” per le vittime del mare.

“Questa preghiera oggi è per i 700 morti del naufragio. È come se facessimo un funerale a queste vittime del mare, ma anche a tutti i morti e a quanti ancora purtroppo arriveranno” – ha detto a conclusione della cerimonia, a tratti toccante, padre Giuseppe Mazzotta, della parrocchia di San Giuseppe Innografo, preceduto dal canto di Abdullah, senegalese.

Diversi gli interventi che si sono susseguiti dall’altare, tra cui il sindaco Cettina Di Pietro, ìl capo servizio operativo  della Capitaneria di porto Alberto Boellis, don Luigi Corciulo, direttore dell’ufficio Migrantes dell’Arcidiocesi di Siracusa, Luigi Salomone responsabile del Gruppo comunale di Protezione civile di Augusta, padre Angelo Saraceno, direttore dell’ Ufficio diocesano per la pastorale del lavoro  e padre Carlo D’Antoni, della parrocchia di Bosco Minniti, a Siracusa che ha portato anche l’esperienza di alcuni  suoi  ragazzi. Tra questi Yorondao, 03giovane gambiano che ha ricordato che questa  una giornata molto importante perchè si parla della memoria. Io sono arrivato ad Augusta il 16 febbraio 2015 e ora sto a Siracusa, oggi posso dire che non sono il numero 142 ma il mio nome è Yorondao. Sono qui da due anni, si parla ma non si risolve mai. Cerchiamo di lasciare tracce e non cicatrici”.

Hanno assisto alla cerimonia tanti fedeli con i parroci di Augusta e l’arciprete don Palmiro Prisutto,  docenti del primo istituto  comprensivo “Principe Di Napoli”, del secondo  “Orso Mario Corbino” insieme alla dirigente, del quarto Costa, Libera, Stella maris, il  Comitato del welfare,  esponenti locali e  provinciali della Cgil, il presidente dell’associazione  “Unitevi a noi”, ma anche  diverse famiglie augustane, che da tempo hanno scelto di avere in affido ragazzi minorenni arrivati ad Augusta con i barconi, i volontari che hanno vissuto l’esperienza dell’accoglienza dei ragazzini minorenni, nel 2014, all’interno delle scuole verdi di via Dessiè, il Comandante della Stazione dei carabinieri, il Commissario di polizia, il capo del Gruppo interforze di contrasto all’immigrazione clandestina della procura di Siracusa e 4 ragazze nigeriane accompagnate da  suor Giovanna, del cenacolo diocesano di Solarino.

Tra di loro Adnes ha intonato un canto pieno di intensità.

L’occasione della commemorazione dei morti non vuole essere fine a se stessa ma un inizio da cui partire, uno stimolo per parlare anche dei vivi, di chi ce la fa a superare le traversate e ha bisogno di essere aiutato. Per questo il comitato intende sostenere, alimentare e promuovere la cultura dell’accoglienza e della solidarietà ad Augusta, che, secondo i dati del ministero dell’Interno, è il primo porto in Italia dove arrivano i migranti con 18456 persone approdate al 30 settembre 2016.

SOTTO IL VIDEO DELL’INTERA MANIFESTAZIONE

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La testimonianza di Padre Carlo D’Antoni della parrocchia Bosco Minniti di Siracusa

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La testimonianza di Yorondao: “Io sono arrivato ad Augusta il 16 febbraio 2015 e ora sto a Siracusa, oggi posso dire che non sono il numero 142 ma il mio nome è Yorondao. Sono qui da due anni, si parla ma non si risolve mai. Cerchiamo di lasciare tracce e non cicatrici”

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Alcune foto significative 

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