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Augusta | Confini Adsp: “è abitudine spararle grosse”

17 Gennaio 2023 | by Redazione Webmarte
Augusta | Confini Adsp: “è abitudine spararle grosse”
Politica
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Continua a far discutere la vicenda relativa all’allargamento dei confini dell’Autorità di sistema portuale di Sicilia orientale. Per il gruppo politico “Augusta Protagonista”  vi è l’abitudine “a spararle grosse”.

“E’ di qualche giorno fa l’idea, a nostro parere stravagante, di inglobare l’allargamento dei confini portuali da Punta Magnisi fino a Capo Santa Croce così da poter ripristinare, grazie alle casse dell’Adsp la costa augustana di Levante”.

Lo dichiara Ramona Vicchitto, che all’interno del gruppo politico “Augusta Protagonista” si occupa di materia portuale secondo la quale: “la vecchia politica e le vecchie logiche devono smettere di pensare che i porti siano il giocattolo di casa.

Il porto di Augusta – sottolinea Vicchitto – sia al servizio del territorio, delle imprese, dei lavoratori e dello sviluppo a cui dobbiamo ambire dopo anni di retroguardia, si pensi a fare ciò. Per le pendici di levante esistono già progetti che furono commissionati dal dipartimento della protezione civile anni addietro per i quali risultano contatti con i vertici del dipartimento al fine di discutere sulla loro fattibilità progettuale e sul reperimento dei fondi per la realizzazione.

L’Amministrazione dovrebbe chiarire se e quali passi in avanti sono stati fatti in tal senso visto che da questi interventi dipende lo sviluppo dell’economia locale, la diportistica e i riflessi di natura commerciale.

Ramona Vicchitto ricorda che nel 2017 è stato presentato da Assoporto di Augusta un ricorso al Tar di Catania nei confronti del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, per l’annullamento del decreto Delrio, che prevedeva lo spostamento della sede dell’Adsp da Augusta a Catania, nonostante il porto augustano sia classificato come unico di tipo “core” per la Sicilia orientale.

Oggi, nel 2023, ancora una volta, la questione è sotto i riflettori e sono stati vani i tentativi di ricompattare i confini di tutta la costa e dell’intera funzionalità portuale.

Gli eventi odierni non sono poi così tanto distanti da quelli passati rispetto ai quali sembra doveroso rispolverare la memoria. La fase più critica della storia politica del porto di Augusta risale infatti alla fine degli anni 50 allorquando a seguito dell’emanazione di quattro decreti ministeriali ne fu spezzata l’unità funzionale.

Per farla breve, – rammenta – inizialmente fu creata la rada di Priolo – Melilli per il traffico commerciale, l’anno dopo le Cementerie e la Sincat vennero rese autonome per effettuare lo scarico e l’imbarco di merci, alle dipendenze di Siracusa, escludendo, di fatto, il porto di Augusta.

La domanda è: “La storia è importante”? Sicuramente sì e lo è per tanti motivi, ma in assoluto ha l’importanza di offrire gli strumenti giusti per la conoscenza degli eventi con la conseguenza di suscitare una nuova consapevolezza di quello che sarà. Il porto è stato propulsore per la nascita e la crescita dello sviluppo sia in termini commerciali che industriali dagli anni 50 in poi, ma ad una lettura più attenta dei fatti, possiamo notare come non sia stato adeguatamente valorizzato e proprio per tale ragione ha vissuto in bilico tra sviluppo, questioni politiche, burocratiche e istituzionali che ne hanno rallentato il processo al progresso.

Pensiamo alla pianificazione del porto nel suo complesso, guarendo da questa inveterata abitudine di spararle grosse; pensiamo alle infrastrutture stradali e ferroviarie funzionali alle attività produttive dell’Ente. Stiamo attenti a che non si ripetano pasticci come quelli della questione delle gru acquistate con fondi Pon 2007/2013 su cui ancora indaga la magistratura.

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